Imane Fadil non è stata avvelenata: “Morta per cause naturali”


La morte di Imane Fadil non rientra tra quelle “sospette”. Questa è la sintesi del parere degli esperti che stanno analizzando il cadavere della modella marocchina di 34 anni, deceduta lo scorso 1 marzo presso l’Ospedale Humanitas di Milano, dove era ricoverata dal 29 gennaio. Dopo la sua morte la Procura di Milano aveva aperto un fascicolo contro ignoti con l’ipotesi di omicidio.

I medici che l’hanno avuta in cura, infatti, non erano riusciti a comprendere quale fosse esattamente la sua patologia, motivo per il quale iniziarono a sospettare che si trattasse di un caso di avvelenamento; la stessa ipotesi fatta da Imane, come hanno riferito successivamente i suoi amici e parenti.

La Fadil era considerata una testimone chiave nel processo ‘Ruby ter‘, l’inchiesta sulla presunta corruzione di testimoni a carico di Silvio Berlusconi – e di altre persone a lui legate – nell’ambito del ‘Caso Ruby’. La Fadil aveva chiesto di potersi costituire parte civile nell’ambito del processo e sulla vicenda stava scrivendo un libro.

Secondo gli esperti che hanno eseguito l’autopsia “non ci sono elementi a supporto di ipotesi di morte non naturale“. Il lavoro è iniziato lo scorso 16 marzo, condotto da un team guidato dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che fin da subito ha escluso l’ipotesi di una morte legata a sostanze radioattive. Gli esami su ossa, tessuti e sangue hanno invece evidenziato la presenza di metalli pesanti (ferro, molibdeno, antimonio e cromo) in concentrazione superiore alla norma, ma comunque non mortale.

Gli esperti hanno preso in considerazione anche l’ipotesi che la giovane donna sia morta a causa di una malattia rara e/o autoimmune, ma non hanno trovato elementi tali da potersi sbilanciare.

Per il momento, dunque, le cause della morte di Imane Fadil restano un mistero.


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Autore dell'articolo: admin