Il voto sul decreto sicurezza potrebbe essere la prima fiducia del governo Conte


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 (Agf)


 Giuseppe Conte e Matteo Salvini




Un iter parlamentare complicato e spesso in salita; tensioni all’interno del governo; fibrillazioni e malumori tra i 5 stelle destinati ad infrangersi contro il muro innalzato da Matteo Salvini, che non ha concesso alcun passo indietro agli alleati.

È la cornice che accompagna il via libera definitivo al decreto Sicurezza, provvedimento bandiera della Lega giunto all’ultimo giro di boa in zona Cesarini: diventerà legge a 6 giorni dal rischio scadenza. Non solo. Il decreto Sicurezza segna anche un primato per il governo Conte: è infatti il primo provvedimento che affronta le aule parlamentari blindatissimo e che verrà approvato con una doppia fiducia, prima al Senato e poi alla Camera.

Non è ancora ufficiale, ma visto l’esame rapidissimo da parte della commissione Affari costituzionali (tutto in un’unica giornata nonostante i 600 emendamenti presentati), e il fatto che ha determinato l’abbandono dei lavori per protesta da parte del Pd, è ormai scontato che l’esecutivo porrà la questione di fiducia subito dopo la discussione generale, che si svolgerà a Montecitorio lunedì.

Il voto finale, quindi, è atteso al massimo per martedì. E così Salvini incasserà quello che è il provvedimento centrale per la Lega, promesso in campagna elettorale e sbandierato dal titolare del Viminale sin dai primi giorni dell’esecutivo Conte. 

Cosa prevede il testo

Approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri lo scorso 24 settembre, il decreto modifica la normativa in materia di accoglienza dei profughi, abolendo il permesso umanitario. Introduce nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Da’ una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi. Toglie la cittadinanza italiana in caso di condanna definitiva per terrorismo. E concede maggiori poteri ai Comuni. Per quanto riguarda il sistema Sprar, è stato notevolmente ridimensionato.

Il primo via libera da parte del Senato, lo scorso 7 novembre, non è stato affatto scontato fino all’ultimo, tanto da costringere l’esecutivo a porre la fiducia su un maxiemendamento interamente sostitutivo del testo originario, introducendo anche alcune novità, ad esempio sulla videosorveglianza, gli sgomberi degli immobili occupati abusivamente, il Fondo per la sicurezza urbana, l’utilizzo dei droni. Il procuratore antimafia userà la polizia penitenziaria per raccogliere informazioni nelle carceri.

La vigilia del voto a palazzo Madama è stata accompagnata dai malumori interni ai 5 stelle e le conseguenti tensioni tra Luigi Di Maio e Salvini. Una partita che si è spesso intrecciata con il provvedimento bandiera dei pentastellati, il cosiddetto ‘spazzacorrotti’, al cui interno i 5 stelle hanno voluto con forza inserire la riforma della prescrizione. Mossa non gradita alla Lega, ma infine accettata dopo un vertice a palazzo Chigi e dietro garanzia dell’ok blindato al decreto Sicurezza.

Proprio la presa di posizione di cinque ‘dissidenti’ M5s – che poi non hanno votato la fiducia – e i numeri della maggioranza sul filo, hanno costretto il governo a serrare le fila. Stesso copione che si ripeterà alla Camera: qui sono circa una quindicina i pentastellati contrari ad alcune norme del decreto, e firmatari di una lettera al leader Di Maio per provare ad ottenere alcune correzioni. Ma anche in questo caso la ‘doppia partita’ tra ddl Anticorruzione e decreto Sicurezza, e le garanzie reciproche pretese a vicenda dai due alleati di governo, hanno imposto una nuova blindatura del testo, che sarà approvato senza alcuna modifica.

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Autore dell'articolo: admin