Il voto in Sardegna fa dubitare il M5s sulla tenuta del governo 


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Maria Laura Antonelli / AGF 


 Luigi Di Maio




Dopo l’Abruzzo, la Sardegna. Il Movimento 5 stelle temeva una nuova battuta d’arresto e, stando ai primi exit poll, si ritroverà nelle prossime settimane a confrontarsi comunque con un calo dei consensi nelle urne. Resta primo partito sull’isola ma si attesterebbe sotto il 20%, tra il 14 e il 18.

Martedì Luigi Di Maio dovrebbe accelerare nella costruzione del nuovo progetto politico. Per trasformare il Movimento in una forza che può contare anche su uno stretto legame con il territorio, con la nomina di coordinatori regionali. Ma nell’incontro con i parlamentari previsto per l’inizio della settimana andrà di nuovo in scena il dibattito interno tra chi ritiene che occorra cambiare la linea politica e non dotarsi semplicemente di una ‘struttura’ sul modello dei partiti esistenti e chi, invece, pensa – Di Maio in primis – che il voto in Sardegna sia una elezione locale e che bisogna andare avanti con l’esperienza di governo.

I timori all’interno del Movimento

La preoccupazione, riferisce un ‘big’ M5s, aumenta di giorno in giorno. Sia per la tenuta del Movimento, sia per quella del governo, anche se trapela soddisfazione dai vertici pentastellati che rimarcano come M5s rimanga la prima forza sul campo. “La Lega – spiega una fonte parlamentare pentastellata – vorrà andare avanti così ma alzerà l’asticella”. “Con l’erosione di voti – è il ‘refrain’ anche tra i dirigenti del partito di via Bellerio – il Movimento 5 stelle non si può permettere elezioni anticipate, Salvini vuole andare così ma chiederà un cambio di passo”. 

Il risultato della Lega – sempre secondo i primi exit poll – si attesta tra il 12 e il 16%. Sarebbe il primo partito della coalizione. “Sarebbe un grande successo”, dice un deputato del Carroccio. “Si va avanti per 5 anni”, ha ripetuto oggi il vicepremier leghista. “Buon risultato ma non destabilizzerà il governo”, dice il viceministro alle Infrastrutture, Rixi.

Lo sguardo preoccupato della Lega

Ma nella Lega si guarda proprio in caso dell’alleato. “Se aumentano i contrasti interni al Movimento sarà ancora più difficile andare avanti”, la riflessione di molti deputati e senatori.

I vertici M5s hanno fatto trapelare soddisfazione dopo i primi exit poll sul voto in Sardegna, ma i dissidenti grillini sono pronti a chiedere – spiega un senatore – il conto delle ultime performances del Movimento alle amministrative e un confronto, oltre che tra l’ala ‘governista’ e quella ortodossa che da sempre guarda al presidente della Camera Fico come un punto di riferimento, ci sarà anche tra la ‘vecchia guardia’ e chi è alla prima legislatura e vorrebbe – questo lo sfogo di un deputato – “contare di più”.

I nodi da sciogliere tra Lega e M5s 

Tanti i dossier sul tavolo del governo che andranno sciolti nei prossimi giorni: dalla Tav all’autonomia, dall’acqua pubblica alla legittima difesa. E sullo sfondo c’è l’ombra di una manovra correttiva, anche se oggi sia il premier Conte che i due vicepremier hanno smentito una simile prospettiva. Dai dati dei primi exit poll emerge un largo consenso per la coalizione del centrodestra, al di là del successo della Lega e dell’esito della corsa tra i due candidati alla regione, Christian Solinas e Massimo Zedda che si contendono la vittoria al fotofinish, con il primo in vantaggio.

Dati che spingeranno Silvio Berlusconi (la forchetta per FI va tra il 12 e il 16%) e Giorgia Meloni (tra il 2 e il 5%) a chiedere a Salvini di ‘mollare’ il Movimento 5 stelle per far nascere un nuovo governo. Una parte della Lega, soprattutto quella legata alle amministrazioni delle regioni del Nord, non esclude questa ipotesi ma il segretario del Carroccio ribadirà – riferiscono fonti parlamentari – che il voto della Sardegna non presuppone alcuna rivoluzione a livello nazionale. 

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Autore dell'articolo: admin