Il tempo stringe e Theresa May tenta la carta della disperazione


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Jack Taylor / POOL / AFP
 


Theresa May




Mancano meno di 10 giorni alla Brexit, ma Theresa May vuole un nuovo rinvio entro il 22 maggio, richiesta che vede l’Ue possibilista ma ormai talmente stanca da far esclamare a Emmanuel Macron: “Non siamo ostaggi” di Londra.

L’Unione europea è tornata a lanciare l’allarme sullo scenario “sempre più probabile” di un’uscita disordinata del Regno Unito, ma ha ammonito il capo negoziatore, Michel Barnier, “si deve sperare di evitarlo”.

È per questo che Donald Tusk ha fatto un nuovo appello alla “pazienza” dopo aver ascoltato la richiesta ulteriore di proroga arrivata in serata dalla premier britannica al termine di una riunione di più di sette ore del Consiglio dei ministri, tenuta nel tentativo di rompere lo stallo sul suo piano di divorzio, bocciato già tre volte dal Parlamento.

“Lasciare con un accordo è la soluzione migliore. In questa direzione, abbiamo bisogno di una ulteriore estensione dell’articolo 50, che sia breve e abbia termine quando approveremo l’intesa”, ha detto May tendendo una mano a Jeremy Corbyn, e chiamandolo a concordare un piano per il futuro rapporto con l’Ue ma precisando che di questo piano deve far parte l’intesa già negoziata con Bruxelles. Quest’ultima risponderà a Londra domani al Parlamento europeo con le parole del presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, ma già appena dopo la dichiarazione di May il tweet di Tusk ha dischiuso una porta, sebbene, ha scritto il presidente dell’Ue, “dopo oggi, non sappiamo quale sarà il risultato finale”.

Ieri i deputati britannici, per la seconda volta, avevano affossato le proposte alternative all’accordo negoziato da May.

Tre gli scenari più probabili individuati da Barnier: approvazione dell’accordo May, richiesta di una proroga della data di divorzio o No deal.

I numerosi avvertimenti sui rischi di una Brexit non negoziata sembrano aver aumentato la pressione sui parlamentari: un gruppo bipartisan, guidato dalla laburista Yvette Cooper e del Tory moderato Oliver Letwin, ha presentato un disegno di legge per forzare May a chiedere un ulteriore rinvio della data di uscita ed evitare quello che potrebbe essere un No deal automatico.

Macron come De Gaulle

Non è, però, scontato che l’estensione venga concessa: Bruxelles ha collegato il rinvio a una svolta politica in seno al Parlamento, dove da mesi si fatica a trovare consenso intorno al piano di uscita. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha ribadito con forza che “l’Unione europea non può essere a lungo ostaggio della soluzione della crisi politica nel Regno Unito”.

Accogliendo all’Eliseo il premier irlandese, Leo Varadkar, Macron si è detto “aperto” a un’estensione della scadenza a certe condizioni, ma il rinvio “non è né certo, né automatico”.

Da qui, la necessità che la Gran Bretagna presenti un “piano alternativo credibile entro il 10 aprile”, data della riunione straordinaria del Consiglio europeo.

Per Macron “spetta a Londra ora” dire se il suo nuovo piano prevede elezioni anticipate, un referendum o il negoziato su un’unione doganale con la Ue.

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 Brexit

Nei prossimi giorni, i Comuni potrebbero essere impegnati in un terzo round di ‘voti indicativi’ su possibili alternative, mentre May appare determinata a ripresentare a Westminster il suo accordo. Sempre se riuscirà ad aggirare il divieto di sottoporre al voto dei Comuni lo stesso testo per la quarta volta.

Intanto il governo ha avvertito: prezzi dei prodotti alimentari aumentati del 10%, polizia e forze di sicurezza in difficoltà, tilt di alcune aziende che commerciano con l’Ue, governo pressato per salvare le imprese dal baratro, recessione e deprezzamento della sterlina peggio che nella crisi del 2008, sistema giudiziario messo sotto pressione: lo scenario da incubo in caso di No deal.

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