Il procuratore di Genova ha spiegato perché alla Lega non è stato fatto alcun favore sui 49 milioni


Il procuratore di Genova ha spiegato perché alla Lega non è stato fatto alcun favore sui 49 milioni



L’accordo sulla rateizzazione tra la procura di Genova e i difensori della Lega in materia di recupero dei rimborsi elettorali – 49 milioni – andati al partito da parte dello Stato “non sarà certo un danno per l’ordinamento democratico anche perché lo Stato trarrà un vantaggio decisamente superiore a quello che avrebbe conseguito nel caso in cui avesse preteso di sequestrare il nulla”.

Le ragioni del procuratore capo Cozzi

Lo afferma il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, in risposta a quanto pubblicato nei giorni scorsi su alcuni quotidiani online, da cui erano venute critiche e dubbi. Cozzi replica che:

“In primo luogo il credito dello Stato di cui si parla deriva dall’avere la procura di Genova portato a giudizio e richiesto e ottenuto la condanna per ora in primo grado di soggetti responsabili di truffa aggravata ai danni del Parlamento con profitto per un ammontare pari a detto credito.

In secondo luogo dall’avere chiesto e ottenuto la stessa procura un sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle somme ricevute dallo Stato pari al profitto del reato nei confronti del partito politico che aveva incassato dette somme.

In terzo luogo dall’avere proposto con determinazione ricorso in Cassazione contro le decisioni del tribunale ordinario penale e del riesame che avevano escluso il diritto del Pm di sequestrare non solo le somme entrate nella disponibilità della lega prima e fino alla data della esecuzione del sequestro ma anche le somme acquisite dopo e quindi anche future. E dal vedersi riconosciuta la stessa procura tale tesi dalla Corte di Cassazione”.

Cozzi aggiunge che “la procura poteva fare acquiescenza a quelle decisioni che limitavano il sequestro pure bene argomentate dai giudici di merito ma data la rilevanza e la novità della questione anche sotto il profilo giuridico si è rivolta alla suprema corte perché statuisse un importante principio giuridico. Con ciò venendo attaccata per avere fatto proprio dovere e mestiere proprio da chi oggi altri commentatori vedono invece trattati con benevolenza”.

“Nessuno darebbe un euro alla Lega se fosse immediatamente confiscato”

Il procuratore sottolinea quindi nella sua replica-chiarimento che “per effetto della procedura seguita dalla procura di Genova e solo per ciò l’esecuzione può finalmente riguardare non solo i circa tre milioni di euro rinvenuti sui conti correnti riferibili alla Lega e già versati sul Fug (fondo unico per la giusitzia, ndr) e non solo le somme che potrebbero comunque risultare essere entrate nella disponibilità della Lega anche da ulteriori indagini ma anche le somme acquisite ad esempio da donazioni o contributi privati volontari. Questo ha sancito anche la nuova ordinanza del tribunale per il riesame uniformandosi alla Cassazione che aveva annullato con rinvio la precedente decisione limitativa del riesame di Genova”.

E siccome è di “intuitiva evidenza che nessuno darebbe un euro alla Lega sapendo che verrebbe immediatamente confiscato fino al soddisfacimento integrale del credito portato dal sequestro preventivo di circa 49 milioni, la stessa procura ha ritenuto di perseguire l’interesse dello Stato con una direttiva sulle modalità di esecuzione del sequestro che non comporta alcuna rinuncia al credito nè alle ricerche sulla esistenza di somme derivanti dal profitto del reato e già incassate ma consente di apprendere una parte delle risorse future con un meccanismo che pero non le disincentiva nè le compromette senza dovere impiegare la guardia di finanza in continue ricerche non tanto sul passato ma per il futuro”.

“Dai media troppa semplificazione”

Cozzi contesta quindi la “semplificazione” di parte dei media secondo cui “la Lega potrebbe comodamente pagare con rate da 600 mila euro annui e quindi con privilegio” perché questa semplificazione “non chiarisce che oltre a queste somme verrà sequestrata l’eccedenza ossia il cosiddetto avanzo oltre il 1.200.000 euro, ossia la differenza tra i ricavi dati dalle somme future incassate e le spese, risultanti dal bilancio certificato o comunque accertato; sul presupposto che quell’ammontare sia sufficiente alla continuazione delle attività sociali e politiche; continueranno poi a essere sequestrate tutte le somme che verranno comunque rinvenute e risultanti acquisite prima del sequestro”.

E se questo meccanismo consentirà alla Lega di continuare ad operare al pari delle aziende nei confronti delle quali la procura ha seguito lo stesso criterio, per l’appunto “non sarà certo un danno per l’ordinamento democratico anche perché lo Stato trarrà un vantaggio decisamente superiore a quello che avrebbe conseguito nel caso in cui avesse preteso di sequestrare il nulla”. E – a parere di Cozzi – “questo sembrano ignorare o preferire i sostenitori di turno della esecuzione a oltranza di un sequestro su somme, che però ignorano o fingono ignorare, che quelle somme non sarebbero mai entrate nella disponibilità della Lega e quindi neppure dello Stato”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it




Link Ufficiale: https://www.agi.it/cronaca/rss

Autore dell'articolo: admin