Il portavoce di ferro temuto da ministri e cronisti. Chi è Rocco Casalino


Il portavoce di ferro temuto da ministri e cronisti. Chi è Rocco Casalino



Non è uno simpatico. Chi lavora o ha lavorato con Rocco Casalino ne cita innanzitutto l’indole fumantina e chi lo circonda ne teme soprattutto i furibondi messaggi su Whatsapp. Gli stessi che – con una certa imprudenza per uno cresciuto nel  brodo di coltura della Casaleggio Associati – manda ai giornalisti nella famigerata chat di gruppo in cui finì già un altro messaggio al fulmicotone. Era il giorno dei funerali delle vittime di Genova, quello degli applausi agli esponenti del governo, ma anche del computo dolore e nel mezzo della contrizione generale, ai cronisti politici arrivò il suo messaggio: “Voglio vedere i giornali domani“.

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Non è uno simpatico, ma va detto che tra i portavoce dei grandi di Palazzo non è mai stata una dote richiesta né vantata, ma a rendere la storia di Casalino diversa dalle altre è il suo curriculum, dove compaiono tanto una laurea in Ingegneria quanto una partecipazione alla prima edizione del Grande Fratello – la stessa di Pietro Taricone, per intenderci – dove resistette quasi fino alla fine: 92 giorni su 99. 

È diventato uno degli uomini chiave del Movimento 5 stelle e pare che senza il suo consenso nulla si muova sotto il cielo della politica grillina. “Senti Rocco”, “Parla con Rocco”, “Hai già sentito Rocco?”, sono i messaggi preimpostati sui telefoni degli eletti che rispondono alle richieste dei giornali. Temuto all’esterno, da cronisti politici e inviati di Palazzo, quanto all’interno del Movimento. Lo stesso premier Giuseppe Conte esegue alla lettera le indicazioni del tostissimo portavoce (si dice sia suo il copyright coniato per Conte ‘l’avvocato degli Italiani’, sua la regia dei videomessaggi del premier su Facebook).

In questa scalata, scrive Repubblica, Casalino è stato aiutato dal modello stesso del M5s. La “Casaleggio Associati” da Milano gestiva tutte le comunicazioni imponendo regole ferree ai portavoce, all’inizio vietando le partecipazioni in tv, contingentando le interviste sui giornali. Il famigerato staff decideva tutto – dall’alto della propria presunta esperienza nel settore, a differenza degli inesperti neoeletti, diversi finiti in Parlamento quasi per caso – e i portavoce eseguivano. Trovarsi quindi a stretto contatto con lo staff, e Casalino si era fatto le ossa proprio nel movimento in Lombardia sin dal 2012 (erano i tempi delle famose “graticole”), significava giocarsi la partita del vero potere interno ai Cinque Stelle.

Così oggi ministri e sottosegretari del Movimento prima di parlare a microfono aperto con un giornalista, o prima di pubblicare un post sulle proprie pagine social, sono tenuti a chiedere il permesso a Casalino.

Per cercare le origini del portavoce di Palazzo Chigi, scrive Vanity Fair, bisogna scendere giù, in un paese in provincia di Brindisi, dove il padre alcolizzato picchiava la madre (è stato lo stesso Rocco a raccontarlo nella ‘casa’ del Grande Fratello). Da Ceglie Messapica Casalino si trasferisce a Bologna, dove si laurea a pieni voti in Ingegneria. Ma restare 10 ore seduto a programmare non fa per lui e nel 2000, a 28 anni, tenta la strada del pade di tutti i reality. “Al Gf mi hanno preso perché ero bisessuale. Ho capito che a loro potevo interessare per questo” racconterà poi. E a riguardare quelle interminabili videoregistrazioni si potrebbero capire molte cose, cose che lui stesso ‘confesserà’ più tardi: “Per la prima volta ho avuto la consapevolezza di essere malvagio. Ho scoperto di avere un lato cattivo, di essere un falso, un manipolatore: ho gestito tutte le nomination, spiegavo agli altri concorrenti come votare e loro eseguivano”. 

Di trash in peggio

Una volta fuori dalla Casa ci sono le ospitate in discoteca, a Buona Domenica. E poi l’agente delle star Lele Mora, che gli insegna i trucchi della tv. Ma anche la tv lo stufa presto e intraprende la strada del giornalismo. Lavora a Stop, Vero Tv, Telelombardia, infine Telenorba, dove per quattro anni lavora come inviato. Nel 2012 tenta la strada politica e si candida alle primarie dei 5 Stelle a Milano. Ma ritira la propria candidatura e si propone invece di aiutare il partito nella gestione della comunicazione. Diventa un fedelissimo di Gianroberto Casaleggio e sopravvive agli altri della squadra tra cui quel Nicola Biondo che racconterà in un libro al veleno i meccanismi meno confessati del Movimento e di lui dirà: “Rocco è l’uomo perfetto per quello che il Movimento 5 Stelle è diventato: una palestra dell’obbedienza. È un attivista, ancor prima che un ufficio stampa. Ha lavorato duramente e si è meritato il ruolo che ha”.

In politica con un videomessaggio

L’uomo ombra del Movimento, racconta il Corriere, è sempre stato sotto assedio: polemiche per alcune liti in tv, per il suo curriculum, per il suo ruolo nel Movimento e persino per il suo stipendio che, di certo, non è da fame. Molta strada da quel video messaggio caricato su Youtube e diretto a Grillo e Casaleggio:

“Sono Rocco Casalino, ingegnere elettronico e giornalista professionista. Vi chiedo di giudicarmi per quello che sono e di evitare i pregiudizi che mi accompagnano da molto tempo”. 

Dopo quel messaggio venne crocifisso dalla Rete, ma evidentemente, qualche volta, anche i Cinque Stelle non danno troppo retta al web. Era il 2012 e Gianroberto Casaleggio lo scelse. Dall’ufficio comunicazione, se c’è da alzare la voce non si tira indietro e a volte lo fa esagerando, com’è successo con la conduttrice Daria Bignardi. Persino il premier Letta lo rimprovera. “Sono un attivista e un professionista, ma prima di tutto attivista. Se c’è da lottare, lotto”, ribatte. Resta il fatto i suoi li ha convinti tutti. 

Quando i Cinque stelle entrano fisicamente nella mitica “stanza dei bottoni”, Casalino diventa l’uomo-immagine del premier sconosciuto. Oggi anche i nemici gli riconoscono un pregio: al contrario di quelli che fanno i deboli coi forti e i forti coi deboli, più è alto l’interlocutore, più Casalino si sente pronto a un braccio di ferro. In tanti, da questo punto di vista, hanno notato una clamorosa somiglianza tra lui e Renzi.

Il modo di entrare a Palazzo Chigi, nonostante le macroscopiche differenze del caso, è stato più o meno lo stesso. Sul modo di uscirne, dirà la storia.

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Autore dell'articolo: admin