Il piano per disfarsi di Tria


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Giovanni Tria è già un ex ministro? Per la Repubblica il supertitolare dell’Economia e delle Finanze “non molla” però è certa la “resa dei conti dopo le Europee”. Il motivo è semplice: sulle banche e sulle modalità di attuazione del fondo per gli indennizzi ai risparmiatori truffati “non c’è accordo”.

Il contenzioso riguarda il fatto che “Tria vorrebbe inserire nel decreto crescita una norma sui rimborsi che tenga conto dei paletti imposti dall’Ue. Ma ciò non piace ai 5 Stelle e Di Maio telefona a Conte: ‘Il giorno dopo le Europee voglio un altro ministro del Tesoro’. Pertanto il braccio di ferro tra Tria e le due forze di governo (Lega e 5S) prosegue, ma per il momento il titolare del dicastero economico non intende piegarsi ai diktat di chicchessia.

la Repubblica racconta il retroscena della telefonata di Di Maio a Conte: “Non possiamo accettare quello che hai concordato con Tria”, dice tagliente, per poi proseguire: “Ci farà massacrare dai risparmiatori – è il ragionamento che filtra -. Rischiamo un boomerang, come Renzi con le banche. Il giorno dopo le europee voglio un altro ministro dell’Economia”. “Il punto di partenza – chiosa il quotidiano – è che i grillini non possono permettersi di lasciare fuori una fetta delle vittime dei crac bancari. Anche se i criteri scelti dal Movimento sono a dir poco generici”.

Il Corriere annuncia che “Tria apre a un’intesa sui rimborsi”, tuttavia “restano le tensioni con i partiti”. “Lo scudo giuridico dovrebbe arrivare con un articolo del decreto legge ‘crescita’ all’esame oggi del consiglio dei ministri. La norma indicherà nella Consap, la società del Tesoro per i servizi assicurativi pubblici, la titolarità ad erogare i rimborsi, sollevando così in forza di legge i funzionari dalla responsabilità personale in eventuali cause di danno erariale che dovessero sorgere sulla controversa materia della automaticità dei rimborsi stessi. Nel decreto ‘crescita’ entrerebbe poi una seconda modifica delle norme della legge di Bilancio, in particolare per quanto riguarda la composizione della Commissione di nove esperti di nomina governativa che dovrà gestire la partita dei rimborsi” è l’escamotage trovato dal ministro.

Anche il quotidiano di via Solferino certifica che il M5S è “pronto a lasciare la guida del Tesoro” all’alleato “ma dopo le europee”. Poi si lancia in un inedito “retroscena” nel quale attribuisce al sottosegretario leghista di Palazzo Chigi, Giorgetti, questa affermazione nei confronti dei pentastellati: “Loro hanno dei dossier su tutti, anche su di noi…”. Affermazione a dir poco inquietante, che l’articolista scioglie così: “Ecco, prima di delineare i contorni di questa spy story permanente che agita sottotraccia la vita dell’esecutivo e che solo in casi eccezionali finisce con una denuncia pubblica — è successo ieri, quando nel colloquio con Federico Fubini del Corriere il ministro Giovanni Tria ha detto di aver subito un ‘attacco spazzatura’ con tanto di ‘violazioni della privacy’ per la storia di Claudia Bugno — prima di tutto questo, insomma, bisogna fare qualche passo indietro. Al ‘loro’, al ‘noi’, all’io narrante. ‘Loro’ sono genericamente ambienti del M5S; ‘noi’, invece, sono i ministri della Lega di Matteo Salvini. L’’io’, autore della confidenza fatta alcune settimane fa a una serie di amici e colleghi, colui che a ragione o a torto immagina che tra i corridoi di Palazzo Chigi ci sia un sospetto viavai di dossier, risponde al nome di Giancarlo Giorgetti”. “Il gelo, in realtà, rimane, sebbene M5S e Lega sappiano di dover convivere con Tria per non allarmare i mercati finanziari. Fino alle Europee di fine maggio, cercheranno di condizionarlo evitando tuttavia che si spezzi la corda: sarebbe un boomerang. All’ombra di questa tensione controllata, il vicepremier grillino Luigi Di Maio e Salvini continuano a divergere. L’obiettivo dei Cinque Stelle appare sempre più evidente: tentare di risalir e sondaggi che li danno seriamente in calo, distinguendosi dalla Lega in ascesa” commenta il notista politico Massimo Franco sulle stesse colonne.

Schermaglie che per lo storico Giovanni Sabatucci, su La Stampa, si trasformano in un giudizio secco: “La minaccia di una destra illiberale” e che Ezio Mauro, in un editoriale dal titolo “Salvini, la destra e l’ultradestra” su la Repubblica, fotografa invece così l’alleanza e i rapoorti di forza interni alla maggioranza: “I grillini volevano il rovesciamento dell’ordine politico costituito, il processo sommario a tutta la vicenda repubblicana, una sostituzione antropologica che segnasse l’avvento di una nuova era, ‘l’anno zero’. E in quel punto li aspettava Salvini. Consapevole di guidare il partito più vecchio di tutto lo schieramento politico italiano, junior partner dell’intero cesarismo berlusconiano di cui ha staccato (non solo metaforicamente) i dividendi, per poter traghettare con qualche credito nel mondo nuovo aveva bisogno di una pubblica rottura fragorosa. Prima con la vecchia tradizione padana della Lega, fatta di ampolle e carrocci, poi col sistema. Dunque la metamorfosi: dal secessionismo al nazionalismo, dal berlusconismo al radicalismo, dal parcheggio nel giardino di Arcore all’evocazione di una Controeuropa, dal paganesimo del dio Po alla bestemmia del rosario impugnato contro i migranti, evocando ereticamente un dio degli eserciti molto poco italiano”.

Per Libero, invece, “Il decreto sulla (de)crescita” segnala le difficoltà dell’esecutivo e si trasforma in un atto d’accusa: “Il governo chiede l’elemosina” mentre “Tria non vuole risarcire i truffati delle banche per paura dei magistrati”. E per Il Giornale lo stesso provvedimento mette in luce invece “un governo senza cuore” in quanto dà “meno soldi alle mamme”. Il sottotitolo racconta che sono stati “eliminati i bonus asili nido e baby sitter” mentre l’Istat certifica che “crolla il potere d’acquisto delle famiglie”. “Altro che aiuti” esclama il quotidiano della famiglia Berlusconi che segnala” la cancellazione nella Legge di bilancio i due bonus per le mamme lavoratrici che scelgono di rinunciare al congedo parentale”.

E se Il Fatto Quotidiano continua a infilzare Tria sul conflitto di interessi per il figliastro assunto dal marito della propria consigliera Claudia Bugno, mettendo in rilievo – come Il Giornale – il punto debole del governo per l’addio al principio del sostegno alle famiglie su “baby sitter e nido”, il giornale diretto da Marco Travaglio segnala in due pagine l’aperto conflitto tra i due alleati di governo con questo titolo: “M5S, ecco i 12 comandamenti del ‘manuale anti-Lega’”. Si tratta della pubblicazione “di una lista con tutti gli argomenti da usare contro l’alleato” perché – si legge nell’articolo – “per riprendere la scena, però, Luigi Di Maio e i suoi devono tentare un’impresa ardua: ribaltare la percezione diffusa che in questi mesi i Cinque Stelle abbiano pagato i costi dei compromessi mentre la Lega otteneva soltanto vittorie”. Ciò che fa titolare sempre allo stesso quotidiano che oggi “I mercati preferirebbero trattare con Giorgetti” in quanto “gli investitoti hanno imparato a non fidarsi delle promesse del tecnico (leggasi Tria, ndr)” e “il loro interlocutore è il leghista”.

E ancora: “Nei report che circolano in questi giorni ci sono già le scommesse su cosa ci sarà scritto nel Documento di economia e finanza che il governo deve presentare (in teoria) il 10 aprile. L’Italia offrirà alla Commissione Ue una correzione del deficit strutturale dello 0,6 per cento, come atteso da Bruxelles, o un misero 0,1? E a luglio, nel Consiglio europeo, il governo approverà le raccomandazioni che la Commissione pubblicherà il 5 giugno su come deve essere scritta la legge di Bilancio 2020? Nessuno ha le risposte, oggi. Ma nessuno si sogna di andarle a chiedere a Tria, visto quanto si sono dimostrati credibili i suoi impegni”. Tria colpito e affondato.

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Autore dell'articolo: admin