Il piano degli Usa per ‘asfissiare’ Maduro


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 (Afp)


 Vladimir Putin e Donald Trump




Si alza la tensione tra Usa e Russia, terreno di scontro il Venezuela. Nel tentativo di asfissiare il Paese, già molto provato sul piano economico, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro la compagnia petrolifera statale del Venezuela, Pdvsa, e hanno messo a disposizione di Juan Guaidó, il presidente dell’Assemblea Nazionale autoproclamatosi capo di Stato, i fondi di Caracas in Usa.

 E intanto un biglietto, con la scritta “5 mila soldati in Colombia”, fotografato tra le mani di John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale americano, ha svelato possibili piani militari americani per disarcionare Nicolas Maduro. 

La replica di Mosca alle sanzioni americane non si è fatta attendere: il Cremlino ha definito “illegali” le misure e ha accusato Washington di volere un colpo di Stato. La Cina, di solita molto cauta, ha messo in guardia da “interferenze straniere” che rendono “solo la situazione più complicata”.

Congelati fondi per 6 miliardi di euro

Il pacchetto di sanzioni americane assesta un duro colpo a Maduro. Gli Usa, che sono il primo acquirente del greggio venezuelano, hanno congelato i fondi della società negli Stati Uniti, l’equivalente di circa 6 miliardi di euro e stimano una perdita di 11 miliardi di dollari per l’anno prossimo. Maduro ha reagito definendo le sanzioni “illegali, unilaterali, immorali e criminali” e ha promesso non ben specificate “azioni legali” contro gli Stati Uniti.

Finora, le amministrazioni di Barack Obama e Donald Trump aveva sanzionato solo il governo e l’entourage di Nicolas Maduro, bloccando i beni dei papaveri del regime negli Usa, ma non avevano mai toccato il redditizio business del petrolio. Per Maduro è un nuovo ostacolo per la sopravvivenza politica. Il segretario al Tesoro americano, Steve Mnuchin ha precisato che le sanzioni avranno effetto immediato e che ogni acquisto di petrolio venezuelano da parte di entità Usa comporterà il blocco dei fondi che finiranno in conti bloccati.

Mnuchin ha anche precisato che la controllata Usa della Pdvsa, Citgo, potrà continuare ad operare ma che gli utili finiranno in conti bloccati americani. Gli Stati Uniti concederanno licenze temporanee per assicurare che le raffinerie americane, caraibiche ed europee che dipendono dal petrolio venezuelano possano continuare a comprare greggio dalla Pdvsa.

A Guaidó i conti venezuelani in Usa

Washington ha poi deciso di concedere al presidente autoproclamato del Venezuela l’accesso esclusivo ai conti correnti aperti dal governo di Caracas negli Usa. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha firmato un ordine che permette a Juan Guaidó di ricorrere al denaro presente nei conti bancari venezuelani, compresi quelli della banca centrale del Paese latinoamericano, giacenti presso istituti bancari statunitensi.

“Questa certificazione aiuterà il governo legittimo del Venezuela a mettere in sicurezza questi beni e di utilizzarli per il bene del popolo venezuelano”, si legge in un comunicato del dipartimento di Stato, nel quale si ribadisce che gli Usa considerano Guaidó come presidente legittimo del Paese.

“5.000 soldati in Colombia”

Al suo fianco, nella conferenza stampa a Washington, Bolton ha invitato l’esercito ad “accettare un trasferimento pacifico del potere” e passare il testimone a Guaidó. Proprio Bolton, durante l’incontro con i giornalisti, ha lasciato intravedere tra le mani (non è chiaro quanto volontariamente) un biglietto su cui era scritto a mano, in corsivo, “5.000 soldati in Colombia”. Fonti del Pentagono hanno smentito che sia imminente il dispiegamento dei soldati nel Paese limitrofo. Un portavoce della Casa Bianca, interpellato sulla misteriosa scritta in bella vista sul blocco di Bolton, si è limitato a ribadire quanto affermato dall’advisor per la sicurezza nazionale di Trump, ovvero che sul Venezuela “tutte le opzioni sono sul tavolo”. 

Finora il braccio di ferro tra Maduro e il capo dell’opposizione che si è autoproclamato presidente ad interim è stato un bagno di sangue. Da quando sono cominciate le proteste, i morti sono stati oltre 40 e 850 gli arresti, ha confermato l’Onu da Ginevra. Intanto, Guaidó prepara le prossime mosse. Dopo aver nominato un incaricato d’affari negli Stati Uniti ha invitato a nuove proteste: per mercoledì due ore di sciopero, poi una grande manifestazione.

Il procuratore generale di Caracas ha chiesto al Tribunale supremo di vietare a Juan Guaidó di uscire dal Paese e di congelare i suoi conti correnti. 
 

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