Il Partito democratico respira, ma ha davanti a sé il problema delle alleanze


Il Partito democratico respira, ma ha davanti a sé il problema delle alleanze



Massimo Zedda si ferma al 33,3% e regala una iniezione di fiducia al Partito Democratico che intravede una via d’uscita dal tunnel nel quale sembra essersi infilato dal 4 marzo. La ricetta è speculare a quella delle elezioni in Abruzzo: un candidato forte, del territorio; una coalizione ampia in cui trovano posto sigle di sinistra come Campo Progressista e Leu assieme a liste civiche fortemente radicate.

Restare defilati

Ma lo schema prevede anche – almeno nel caso di Zedda – che i big del Pd si tengano bene alla larga dalla campagna elettorale. Segno che il brand non è ancora considerato del tutto appetibile. E’ con questa consapevolezza, d’altronde, che poche settimane fa Nicola Zingaretti non chiuse alla possibilità di andare alle europee con una lista unitaria con simbolo originale, dove il logo della casa madre non trovi posto. Una idea subito stoppata dagli altri due candidati, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Ma che potrebbe essere messa sul tavolo dopo il risultato dell’Isola.

La battaglia congressuale

Il congresso, comunque, va avanti. I tre candidati in corsa per il Nazareno affilano le armi in vista del confronto Tv che si terrà giovedì 28 febbraio, alle 13,00, su Sky. Un confronto che si annuncia teso, stando almeno alle parole dispensate dal renziano Roberto Giachetti: “Non mi fido di Zingaretti”, spiega: “Prima dice che non vuole creare divisioni poi che Giachetti e Martina sono legati ad una stagione di sconfitte”. Il tema delle alleanze sembra essere la vera discriminante fra i candidati. Nicola Zingaretti parla di ‘campo largo’, dialoga con Giuliano Pisapia e con le realtà civiche e sociali sparse sul territorio. I due candidati sostenuti dalla ex maggioranza renziana, al contrario, non vogliono saperne di ritorni di fiamma per chi ha lasciato il partito. “Se invece si vuole tornare indietro, riaprendo il Pd a coloro che l’hanno distrutto o a un accordo con i 5S, io toglierei il disturbo”, sottolinea Giachetti. Concetto che, seppur con toni più misurati, ribadisce anche Martina: “No a formule del passato. La nuova proposta unitaria tocca al Pd”.

Cosa fare con Calenda

Nello schema di Martina un posto centrale avrebbe ‘Siamo Europei’ di Carlo Calenda che chiude alla sinistra e immagina una coalizione a trazione liberaldemocratica: “Vedo un inspiegabile avanti e indietro. Prima il Pd aderisce al manifesto ‘Siamo Europei’ e all’idea di lista unica e poi si parla di lista Pd aperta. Io non sono disponibile ad alcuna operazione cosmetica. Tanto più se tornano in gioco Emiliano, Bersani, D’Alema e Grasso. Se il Pd vuole fare sul serio una lista unitaria deve accettare di partecipare pariteticamente con la componente civica e liberaldemocratica alla composizione della lista. Il nuovo segretario del Pd ha tutto il diritto di scegliere un’altra strada, ma non può fare un’inversione a U dopo le primarie”. La base da cui parte il Partito democratico per scrivere il programma delle europee, tuttavia, non è – almeno per il momento – il manifesto di Carlo Calenda, ma quello presentato dai deputati dem all’ultima assemblea e che ha provocato la levata di scudi dell’ex ministro. Non che l’uno escluda l’altro, stando almeno a quanto viene spiegato da fonti parlamentari: “Se si parte da un documento è per arricchirlo del contributo di tutti”, si sottolinea ancora.

L’impatto del sindaco di Cagliari

Il voto in Sardegna, da questo punto di vista, potrebbe avere un peso decisivo. Il risultato è accolto in maniera diversa dal quartier generale di Zingaretti e da quelli di Martina e Giachetti. Massimo Zedda proviene da Sinistra e Libertà, è transitato poi in Campo Progressista, ed ha un rapporto di dialogo consolidato con Nicola Zingaretti. Così come Giovanni Legnini, al quale si deve il buon risultato del centro sinistra in Abruzzo e che ha avuto al suo fianco Zingaretti in quattro uscite della campagna elettorale. Ieri ha ricambiato il favore presenziando all’iniziativa “A sinistra la Piazza Grande” con Zingaretti e Pisapia. Tra i sostenitori di Maurizio Martina, però, si fa presente che non c’è nulla di nuovo nelle scelte fatte in Abruzzo e Sardegna, dato che “alle amministrative il Partito Democratico si è spesso presentato in coalizione e spesso con candidati non di diretta emanazione” dell’area maggioritaria. “La formula utilizzata in Abruzzo e Sardegna è la stessa usata anche in altre circostanze”.

Il Partito democratico respira, ma ha davanti a sé il problema delle alleanze

 massimo zedda

Il risultato nelle elezioni regionali in Sardegna, dice Nicola Zingaretti, “disegna un bipolarismo che vede uno scontro tra centro-destra e centro-sinistra. Solo qualche mese fa si era tutti convinti che il bipolarismo fosse tra Lega e 5 Stelle”. E’ il segno, per Zingaretti, che “c’è un popolo democratico, un popolo del centro-sinistra che non è scomparso, ha avuto poca fiducia nella possibilità di avere una forte rappresentanza che Zedda ha risvegliato, che Legnini ha risvegliato, che con tante vicende locali si può risvegliare”, aggiunge. “Noi dobbiamo lavorare su questo, con pazienza, con una cultura unitaria e soprattutto stando vicini alle persone”.

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Autore dell'articolo: admin