Il parlamento britannico ha pubblicato dei documenti piuttosto imbarazzanti per Facebook 


Il parlamento britannico ha pubblicato dei documenti piuttosto imbarazzanti per Facebook 

JIM WATSON / AFP 


 Mark Zuckerberg




Duecentocinquanta pagine di documenti sensibili riguardanti Facebook, tra cui una serie di email scambiate dai dirigenti del social network tra il 2012 e il 2013, sono stati resi pubblici oggi dal Parlamento britannico. Tra questi anche delle conversazioni dalle quali si evince che il social network avrebbe all’epoca favorito alcuni servizi esterni (tra questi Netflix e AirBnb) nell’accesso ai dati degli utenti, svantaggiando chi non investiva abbastanza nell’acquisto di spazi pubblicitari sulla piattaforma.   

I documenti sono stati raccolti durante le indagini  della commissione incaricata di ricostruire la vicenda Cambridge Analytica, nella quale una società britannica ha usato i dati di 87 milioni di utenti del social network per tentare di condizionare le opinioni degli elettori in vista della Brexit e delle presidenziali americane del 2016.

  “Credo che divulgare questi documenti sia nell’interesse pubblico – ha scritto il parlamentare Damian Collins accompagnando la pubblicazione del file -. Sollevano importanti domande su come Facebook tratta i dati degli utenti, sulle loro politiche di collaborazione con gli sviluppatori di app e su come esercitano la loro posizione dominante nel mercato dei social media”.

Per il deputato, è necessario un dibattito pubblico più ampio sui diritti degli utenti dei social media e delle piccole imprese che devono lavorare con i giganti della tecnologia. “Spero che la nostra commissione d’inchiesta possa difenderli”, ha scritto Collins.

Il social network ha replicato con una dichiarazione ufficiale, precisando che le email contenute nel documento sono fuorvianti e prese fuori dal loro contesto: “Ci atteniamo alle modifiche apportate alla piattaforma nel 2015 per impedire agli utenti di condividere i dati dei propri amici con gli sviluppatori”, ha detto un portavoce. “Ma i fatti sono chiari: non abbiamo mai venduto i dati delle persone”.

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Autore dell'articolo: admin