Il nipote di Messina Denaro nella clip del nuovo brano di Mario Venuti


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Giuseppe Cimarosa nel video di “Il pubblico sei tu” di Mario Venuti




La storia di una denuncia tra le sfumature di una canzone. Due vite in parallelo che finiscono per incrociarsi in un videoclip musicale. Da una parte il cantautore Mario Venuti, autore del singolo “Il pubblico sei tu” in distribuzione da venerdì, e dall’altra Giuseppe Cimarosa, performer eclettico, noto per i suoi spettacoli di arte equestre. Ma soprattutto figlio di Lorenzo Cimarosa (morto nel gennaio 2017), cugino acquisito del capomafia latitante Matteo Messina Denaro che, da collaboratore di giustizia, svelò i segreti del boss ai magistrati che tuttora utilizzano i suoi verbali per inchiodare i complici del boss.

Una scelta maturata anche anche grazie alla volontà dei familiari, tra cui il figlio Giuseppe che pubblicamente disse: “Non dobbiamo essere noi ad andar via ma i mafiosi”. E da allora non perde occasione per manifestare il proprio sdegno verso quei parenti scomodi e fastidiosi. Vive a Castelvetrano, la città originaria del boss, e lì gestisce un centro di equitazione con lezioni per i più piccoli e spettacoli teatrali per i più grandi.

 

 

“Il suo atteggiamento di fronte alla vicenda personale che ha affrontato, che ovviamente non ha scelto, deve essere d’esempio per tutti: tirare dritto seguendo la propria bussola morale, senza cedimenti”, racconta Mario Venuti, originario di Siracusa, e che dall’isola partì nei primi anni ottanta con i Denovo. “Da siciliano è per me un onore e un dovere rappresentare la sua posizione e sono orgoglioso che la musica contribuisca nel suo piccolo a diffondere valori di gioia attraverso una metafora leggera e non retorica: vivi, canta, ama, spera”.

“Il pubblico sei tu” anticipa l’uscita del quindicesimo disco del cantautore, “Soyouz 10” (Microclima-Puntoeacapo / Tetoyoshi Music Italia – distribuito da Sony Music) in uscita il prossimo 31 maggio e già in pre-order da venerdì scorso. “Il brano, nasce dall’esigenza di comunicare che gli sforzi che si fanno per piacere agli altri ci fanno dimenticare che più che altro dobbiamo piacere a noi stessi e pacificarci con la nostra natura seppur instabile e imperfetta”, spiega Mario Venuti. “L’andamento ritmico del brano mi suggeriva una cavalcata, ho pensato che Giuseppe potesse essere la persona giusta sia per le sue qualità tecnico artistiche che per dare una lettura più profonda al testo perché simbolo coraggioso che se c’è una gara da fare è con noi stessi e con la nostra coscienza”.

A partire da quella di Giuseppe Cimarosa che in più occasioni ha denunciato atteggiamenti ostili nei suoi confronti, tra le viuzze di Castelvetrano. “Posso solo immaginare che stare troppo a lungo sotto i riflettori per una storia di difficile portata, alla lunga sia molto pesante”, aggiunge Venuti. “Gli fa onore il non aver scelto di ostentare la sua posizione non cavalcando il vezzo e la vanità di essere nel giusto. Credo che in fin dei conti, Giuseppe voglia solo fare il proprio lavoro coi cavalli, stare con i ragazzi a cui insegna e occuparsi del teatro equestre. Per non lasciarlo solo, terrò un concerto questa estate nel suo ranch per tutte le persone che hanno nel cuore la speranza di poter cambiare”.

 

 

La data della performance live non è ancora definita ma da tempo i cittadini di Castelvetrano chiedono che il loro nome non sia associato a quello del latitante Messina Denaro e questa potrebbe essere un ulteriore occasione per affrancarsi dal suo nome e dalle sue nefandezze. “Il territorio di Castelvetrano è tra i più belli e affascinanti della Sicilia, la sua agricoltura, il suo mare, la straordinaria area archeologica di Selinunte – aggiunge Venuti – rappresentano una ricchezza enorme da valorizzare sia dal punto di vista turistico economico che culturale”.

Sulla cattura del capomafia: “Credo che quando lo Stato deciderà di occuparsene come una priorità allora finalmente i siciliani avranno fatta giustizia solo allora la Sicilia sarà libera e finalmente potrà riscattarsi dalla condizione di arretratezza a cui è stata condannata da uomini disonorevoli e senza amore”.

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