Il movimento degli stranieri in Italia che ambisce a diventare un partito 


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Si propone come un “fronte comune tra immigrati e italiani” in “risposta al clima pesante di odio scoppiato da molti indicato con l’arrivo al potere del governo gialloverde”. Si chiama “Cara Italia”, come un celebre pezzo del rapper italo-tunisino Ghali, il movimento ideato dal giornalista keniano Stephen Ogongo, residente in Italia dal 1995, che ha preso vita lo scorso ottobre e sta raccogliendo sempre maggiori adesioni e consensi sui social, ma non solo. 

“Non siamo il partito degli immigrati”

“Chi ci presenta come il partito degli immigrati non ha proprio capito quello che ci muove né i nostri obiettivi. Siamo un movimento composto da immigrati e da italiani che condividono gli stessi valori, a cominciare dal ripudio del razzismo dilagante. Vogliamo lavorare per creare insieme una società multiculturale, multireligiosa, libera, basata sul rispetto reciproco e la tutela dei diritti di tutti, indiscriminatamente” dice all’Agi Ogongo, già insegnante di giornalismo e comunicazione sociale all’Università Gregoriana di Roma, redattore della casa editrice “Stranieri in Italia”, che da 16 anni cura una decina di testate in varie lingue, tra cui rumeno, filippino, indiano e polacco.

“Consapevolmente, per la sete di potere, chi governa sta causando danni irrimediabili all’Italia, creando fratture socio-economiche che ogni giorno si stanno aggravando e rischiano di minare il futuro del Paese” avverte Ogongo, denunciando i crescenti attacchi verbali e fisici ai danni di cittadini di origine straniera. “Purtroppo la gente dimentica facilmente e non si ricorda la storia tragica dell’Olocausto né il passato di emigrazione dell’Italia. La storia rischia di ripetersi e proseguendo su questa strada l’Italia si dirige verso il caos totale” teme il giornalista di origine keniana, 45 anni, di cui 24 trascorsi nel Belpaese.

“Il movimento sta crescendo oltre le nostre aspettative: in pochi mesi ci hanno raggiunto più di 7mila persone che si sono riconosciute in questo progetto e rigettano il clima di odio dilagante. Oltre alle adesioni individuali ci sono già arrivati centinaia di messaggi di sostegno da cittadini che ci incoraggiano a portare avanti la nostra battaglia per un’Italia più giusta, pacifica, accogliente e integrata. In tutto sono in 50mila a seguirci” continua Ogongo, che non si lascia abbattere dai messaggi di odio, dagli insulti che vengono indirizzati a “Cara Italia”.

L’adesione di Vauro

A dare un sostegno concreto è il vignettista Vauro, che ha disegnato il logo ufficiale del movimento: una colomba della pace con un’ala bianca e un’altra nera che vola portando nel becco un ramo di ulivo tricolore.

“In quello che pare essere divenuto il rumore di sottofondo di questo nostro Paese: latrati, ringhi, starnazzi trucidi, spesso violenti, la cacofonia del razzismo fomentata da certa politica ed amplificata da molti media, capita per fortuna di ascoltare qualche voce umana. Richiami a valori civili quali diritti e solidarietà. Tentativi a volte solitari ma coraggiosi e a parer mio, indispensabili di risvegliare coscienze stordite, disilluse, intimidite dal fracasso volgare e continuo che rischia di farci divenire sordi alla nostra stessa umanità di individui” ha scritto Vauro, nel comunicare la sua adesione al movimento.

Per il vignettista “Cara Italia” rappresenta “un progetto politico che sta nascendo per unire, dare un luogo a quelle voci. Nasce da Italiani che il coro abbaiante non vuole considerare tali. Il coro si scaglierà contro questo tentativo pronto, come è sempre, ad insultare e sbeffeggiare, ma non potrà impedire alle voci umane di arrivare ad altre orecchie, a chi ancora ha capacità di ascolto. Così come quelle voci sono arrivate alle mie e ho subito voluto aggiungere, per quel che vale, la mia alla loro, trovando accoglienza, merce rara di questi tempi”.

Prossimo passo una formazione politica

Prossimo step sarà la creazione di una formazione politica per conoscere meglio le persone che hanno dapprima aderito al movimento, per accertarsi che siano quelle giuste per portare avanti il progetto di società ma che siano anche quelle competenti e pronte a lavorare per il bene del Paese.

“Bisogna alzare le aspirazioni di tutti. Un bambino nato in Italia da genitori filippini, nigeriani, cinesi, rumeni o peruviani non deve più crescere convinto di poter fare solo alcuni lavori e di non avere alcuna possibilità di arrivare ai massimi livelli di leadership. Dobbiamo togliere tutti gli ostacoli e permettere a tutti di volare in alto” recita il manifesto del Movimento, che intende raccogliere le adesioni di singoli cittadini di ogni nazionalità, di associazioni, organizzazioni e gruppi di ogni settore. Del resto lo slogan del movimento parla chiaro: “L’Italia è di chi la ama”.

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 Logo di “Cara Italia” disegnato da Vauro

“Solo uniti si diventa forti e si può vincere questa battaglia per i diritti civili. Ed è anche il modo più efficace per lottare per la giustizia e contribuire alla creazione di una classe dirigente che veramente ami la nostra Cara Italia” conclude il testo. Potenzialmente il movimento Cara Italia può raggiungere almeno un milione e mezzo di immigrati e nuovi cittadini tramite giornali e siti del gruppo ‘Stranieri in Italia Srl’ che lo promuove.

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Autore dell'articolo: admin