Il morbo di Parkinson mi ha fatto riflettere e così ho riconquistato la serenità d’animo


Il morbo di Parkinson mi ha fatto riflettere e così ho riconquistato la serenità d’animo | Malattia come opportunità






















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Ecco il mio pensiero rivolto al «morbo di Parkinson» che, in modo inaspettato, è riuscito attraverso la sofferenza, ad aprire il mio cuore e la mia mente, verso orizzonti lontani, persi ormai da lungo tempo.

Sei entrato nella mia vita inaspettatamente: in punta di piedi senza far troppo rumore. In modo silenzioso, subdolo e strisciante. Lasciando alle tue spalle una scia di guai e di fardelli, difficili talvolta da sopportare. Ma, credimi, col tuo «fare» mi hai riportato alla realtà delle cose quotidiane, da tempo perdute. Perciò, nonostante tutto, ho ripreso ad apprezzare gli affetti cari.  Non è facile portarsi appresso dei pesi così pesanti in modo silenzioso e segreto, senza mai farlo apparire nei riguardi di chi mi sta particolarmente vicino. Mia cara «sorella Sofferenza», a te mio «amico Parkinson», dò pieno merito per avermi offerto il vostro «soffrire»; fonte di pene e di dolori. ma, anche, di rinnovati affetti e  sensazioni intime, intrise di una riacquistata gioia e sentimento, persi da tempo lungo strada.

Quanto alla tua creatura di nome «Sofferenza», è stata per me la musa di mille e nuove riflessioni che, prendendomi per mano, mi hanno fatto riconquistare un bene prezioso: atteso e desiderato: «la serenità d’animo». Un fervido augurio ricco di ogni bene rivolto a tutti gli «Amici» sofferenti, ai quali dedico un mio semplice, sentito, sincero ed umile pensiero.  La «Sofferenza».  Quella vera, difficile da descrivere.  Quella che ti divora continuamente: senza darti tregua, portandoti all’esasperazione. Ma è anche una luce che ti illumina, mostrandoti quanto sia fatua questa vita: «La tua vita». Quella dalla quale non volevi staccarti. Un forte bagliore ti riporta alla realtà: «È la Fede», che ti illumina e ti consola.

Due parole sul ruolo insostituibile della Famiglia. Ogni tipo di Malattia che un essere umano può avere, va rispettata e considerata. È troppo importante la vicinanza dei propri familiari. Sono la prima ancora di salvezza per ciascuno di noi. Rivolgo perciò una sentita preghiera a tutti loro: non lasciateci soli, ma stateci particolarmente vicino con la mente e, soprattutto, con il cuore..sarà  per tutti noi la miglior medicina.

 F.P.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità»
di Corriere Salute


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Autore dell'articolo: admin