Il mio «nemichetto», un carcinoma mammario, mi ha cambiata dentro. Mi ha fatto fermare, insegnandomi dopo tanto tempo ad alzare gli occhi per guardare il cielo. Dopo le ostriche e lo champagne c’è il tumore, ma c’è anche la vita


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Tutto ebbe inizio nel bagno di casa mia…ecco il primo incontro ravvicinato con la pallina nemica, divenuta poi il «nemichetto». Tocco e capisco… perché si capisce subito che non è amica. È lì, ferma, immobile, non ha paura, è prepotente, arrogante e dispettosa, dice: «Io sono qua, che c’è!». Periodo un po’ strano quello in cui scopri di avere un cancro, tutto cambia, tutto si ribalta. Ricordo quando una mattina, percorrendo sempre lo stesso tragitto da casa al dipartimento dove lavoro, per la prima volta dopo quattro anni che abitavo in questa casa, ho alzato gli occhi e guardato il cielo. Sembrerà strano, ma non lo avevo mai fatto prima, sempre di fretta, dovevo sempre fare qualcosa di importantissimo che non potevo rimandare e non avevo mai alzato gli occhi per guardare il cielo.

La parte positiva dell’avere un cancro? Ti fa fermare! Ti fa capire che ti puoi fermare, che ti puoi dedicare a meno cose durante la giornata, ma facendole con il cuore, con la voglia di essere lì e in quel momento, con la presenza. Poi magari tutto questo passerà, si normalizzerà, ma per adesso voglio godermi questa sensazione di lenta normalità: viva la normalità!  La seconda cosa positiva? Gli amici.

Il primo giorno brutto, dopo quello della notizia del tumore, è stato senza dubbio il pre-ricovero. Il tumore comincia lì, in quelle sale d’aspetto sterili e quasi sempre di colore chiaro, pastello. Comincia da quegli sguardi muti, da quelle parole dure, da quell’esperienza non desiderata, da quei visi sconosciuti ma uguali al tuo. Lì ci conosciamo tutti, a farci conoscere è stato il nostro «amico» tumore che ci ha riuniti e ci ha fatto vedere con i nostri occhi che siamo uguali, belle, brutte, ricche, povere, con i capelli lunghi, con i capelli corti o senza. Lì, in quelle sale d’aspetto degli ospedali oncologici, ci sono le Donne; donne più truccate, donne più curate, donne con più capelli, donne più abbronzate e donne stanche, ma tutte hanno una cosa che le accomuna, la schiena dritta: anche quelle più anziane, anche quelle meno in forma, tutte hanno una posizione eretta, assunta dopo aver capito che nella strada che la vita ci pone davanti si può cadere, ma è doveroso rialzarsi. Queste sono le donne degli ospedali oncologici.

Il tumore ti cambia dentro, nel corpo con le cicatrici che saranno tue per sempre e nella mente, che non riuscirà più a pensare a te senza tumore, non ti vedrai più sana. Questa è la sfida, non la sfida a separare l’anima dal corpo e dalla mente, ma la sfida a tenerle unite. Forse questa è anche la parte positiva del tumore, perché ti sbatte in faccia la realtà, ti fa vedere le cose per quelle che sono, ti fa capire che il corpo è solo «carne» e non sei tu, l’io quello vero è costituito dalla tua anima e quella dopo un tumore ne esce cambiata, ma ne esce. Questa sfida è un inno alla gioia. Se il corpo fallisce, l’anima e la mente possono darvi conforto. Il dopo tumore spaventa, il cambiamento spaventa e il futuro altrettanto. Adesso sono scesa, ho toccato il fondo. Prima era un pozzo profondo e asciutto, con il tumore è arrivata una bomba d’acqua che con estrema violenza mi ha tirata su, e adesso sto galleggiando. Non sono in cima, ma nemmeno nel fondo, sono a metà del pozzo.

La malattia mi ha fatto risalire, ha rimescolato le carte, mi ha dato una scossa, anche se violenta. La vita impone di proseguire: agitati dal tumore e innamorati della vita. Dopo le ostriche e lo champagne c’è il tumore, ma c’è anche la vita. E adesso? Mi sento come ci si sente il giorno dopo quello della laurea. Non è una sensazione brutta, ma piena di tante cose: stanchezza, orgoglio, incertezza, paura. Non so cosa farò, come andrà, ma so per certo che quello che ho già fatto non è poco e vorrei riuscire a trovare il «bello» del tumore, perché io sono sicura che c’è, che c’è sempre una ragione per cui le cose capitano. Ci deve per forza essere una ragione, altrimenti nulla avrebbe senso, saremmo solo dei criceti che girano dentro una ruota posta al centro della gabbia.

S.M.

 


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Autore dell'articolo: admin