Il messaggio di Kim e Putin al presidente americano Trump


kim putin trump

Alexander Zemlianichenko / POOL / AFP


Kim Jong Un e Vladimir Putin




Dal primo summit tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong-un arriva un messaggio chiaro e diretto agli Stati Uniti di Donald Trump: le garanzie di sicurezza offerte da Washington a Pyongyang non sono sufficienti per persuadere il regime a chiudere il suo programma nucleare.

Al campus della Far Eastern University di Vladivostok, nell’Estremo Oriente russo, Putin e Kim con le loro delegazioni hanno avuto oltre tre ore e mezzo di colloqui. Nessuno si aspettava risultati di svolta. Scopo principale del vertice, era per Mosca, un ulteriore consolidamento del suo ruolo nello scacchiere internazionale, mentre per Kim – a soli due mesi dal fallito vertice di Hanoi con Trump – dimostrare di non avere solo Washington e Seul come riferimenti nella questione del nucleare.

Per la denuclearizzazione della penisola coreana, ha spiegato Putin in conferenza stampa, “è necessario muoversi gradualmente”, Pyongyang “ha bisogno di garanzie sulla sua sicurezza e sulla conservazione della sua sovranita'”. Dicendosi convinto che le assicurazioni date da Usa e Corea del Sud non siano sufficienti e che “nessun accordo bilaterale sia abbastanza”, Putin ha proposto la riapertura del formato dei ‘negoziati a 6’ – in stallo dal 2008 e che comprende le due Coree, la Russia, il Giappone, la Cina e gli Usa – al fine di sviluppare quel sistema di garanzie internazionali, “legalmente vincolanti”, richieste da Pyongyang.

Il summit è stato il primo tra i due leader e il primo tra Russia e Corea del Nord dal 2011, quando il padre dell’attuale dittatore, Kim Jong-il, incontrò l’allora presidente russo, Dmitri Medvedev. Kim era arrivato a Vladivostok a bordo del suo treno blindato, accompagnato tra gli altri dal ministro degli Esteri di Pyongyang, Ri Yong-ho, e la sua vice, Choe Son-hui. Ad accompagnare Putin, c’erano , tra gli altri, il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, e il consigliere presidenziale, Yuri Ushakov.

La prima parte del vertice, quella del faccia a faccia con i piu’ ristretti consiglieri, è durata il doppio rispetto ai 50 minuti previsti. Tra i due è emersa un’immediata simpatia. Putin ha descritto il collega come “piuttosto aperto” e “interessante”, mentre i colloqui sono stati definiti “di grande sostanza” da tutte e due le parti.

Entrambi hanno concordato sulla necessità di una “soluzione pacifica” alla questione nucleare. “Riteniamo che non ci sia e non possa esserci alternativa”, ha asserito il presidente russo, che nel ricevimento ufficiale ha fatto un brindisi al “compagno Kim” lodando i suoi sforzi per migliorare i rapporti con Seul e Washington e la sua politica, che ha “stabilizzato” la situazione. Rimarcando indirettamente di non potere essere messo da parte sui grandi temi dello scacchiere internazionale, Putin si è detto pronto a riferire sia alla Cina, che agli Usa sui risultati del summit

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