Il magico mondo degli idrogel: dai filler estetici alla medicina del futuro


Gli idrogel sono fra noi, da tempo. Nelle lenti a contatto morbide per esempio. Oppure nei filler di acido ialuronico per ringiovanire la cute, in medicina estetica. O ancora: nelle medicazioni, cosiddette avanzate, di ulcere cutanee o ferite. Di che cosa stiamo parlando? Gli idrogel sono materiali elastici che contengono grandi quantit di acqua – spiega Dror Seliktar, professore di Bioingegneria al Technion Israel Institute of Technology di Haifa (Israele), ospite al Festival della Scienza di Genova in corso fino al 4 novembre -, ma, a differenza delle spugne, non la rilasciano facilmente. Oltre alle lenti a contatto, sono a base di idrogel anche alcuni cibi, come le gelatine o le caramelle gommose. 

Materiali elastici

Pi nel dettaglio: questi materiali elastici sono formati da catene di molecole di origine naturale (per esempio catene di zuccheri) o artificiale (come i siliconi), tutte sostanze, per, che hanno una grande affinit per l’acqua. Il loro uso si sta espandendo e sembrano avere un grande futuro proprio in medicina. Un futuro anticipato da Dror Seliktar in una review pubblicata, nel 2012, sulla rivista Science. Un articolo che ha avuta una grande eco nel mondo scientifico. Si stanno affacciando nuove applicazioni per gli idrogel- aveva scritto Seliktar su Science -, non solo nell’uso comune, ma anche nel campo della ricerca sulle cellule staminali, sul cancro, sulla somministrazione di farmaci, sulla medicina rigenerativa. Che cos’hanno di cos speciale queste sostanze per avanzare tutte queste promesse? 

Biodegradabilit

Hanno alcune importanti propriet: eccone due. La prima che sono biodegradabili: cos possono trasportare farmaci, per esempio, direttamente in un tumore e poi dissolversi. Oppure veicolare cellule staminali in un organo da riparare, liberarle e poi scomparire. La seconda si chiama bioadesione: possono essere usate come impalcatura (scaffold, si dice in inglese) per la rigenerazione di tessuti: per esempio cellule del fegato, da impiantare poi per la cura di un diabete di tipo 1. E anche fare da guida, come impalcatura, alla generazione di organi in 3D (con la terza dimensione nello spazio). Chiaro che per ottenere tutte queste propriet occorre studiare diversi tipi di sostanze con cui fabbricare gli idrogel (una di queste il fibrinogeno, per esempio, una sostanza che ha a che fare con la coagulazione del sangue). E ovvio che la maggior parte di queste ricerche siano ancora sperimentali. 

Idrogel polimerici

Ma come stanno procedendo gli studi sugli idrogel, dopo la pubblicazione di Science? Ne ha parlato Dror Seliktar a Genova nella sua Lectio Magistralis intitolata Alla scoperta degli idrogel polimerici. Ci sono molte nuove applicazioni per gli idrogel in medicina ha detto Seliktar e ha precisato: Gli idrogel sono usati per veicolare cellule staminali nell’organismo e studiare i loro effetti. Per esempio: dopo un attacco cardiaco possono trasportare cellule staminali nel cuore e riparare i danni dovuti all’evento. Un’altra sfida quella delle malattie muscolari e dei traumi alle cartilagini. 

Distrofia muscolare

Anche nel caso delle malattie muscolari – precisa Seliktar – gli idrogel possono trasportare cellule staminali, farmaci o geni per la terapia genetica direttamente nel muscolo, per rigenerarlo. Parliamo della cura di malattie come la distrofia muscolare. E per le cartilagini dopo un trauma che devono essere ricostruite. Alcune di queste ricerche sono state condotte in collaborazione con studiosi italiani, come quella comparsa sulla rivista di Embo (l’European Molecular Biology Organization) nel 2015, proprio sulla distrofia muscolare in collaborazione con Cesare Gargioli dell’Universit di Roma Tor Vergata.

Premio Rita Levi-Montalcini

In effetti Seliktar di casa in Italia. Nel 2017 gli stato assegnato il Premio Rita Levi-Montalcini per la cooperazione scientifica fra Italia e Israele 2017, proprio per le ricerche sugli scaffold in 3D per la riparazione e la rigenerazione di organi e tessuti. Con un lavoro in collaborazione con Sonia Melino dell’Universit di Roma Tor Vergata.

30 ottobre 2018 (modifica il 30 ottobre 2018 | 09:44)

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Autore dell'articolo: admin