Il M5s è lieto del successo dei Verdi. Ma perché in Europa non stanno insieme? 


Il M5s è lieto del successo dei Verdi. Ma perché in Europa non stanno insieme? 



L’inarrestabile ascesa dei Verdi è sicuramente il dato più interessante della complessa transizione politica apertasi in Germania con le elezioni in Baviera, che hanno confermato la crisi dei conservatori della Cdu/Csu e il crollo dei socialisti. Nel Baden-Württemberg sono al governo con il partito di Angela Merkel ed esprimono il governatore, nel ricco Land meridionale andato da poco al voto sono diventati il secondo partito e, il prossimo fine settimana, potrebbero fare ancora meglio in Assia. Il risultato ottenuto in Bavier – dove hanno ottenuto oltre il 20% dei voti di fronte a una Csu fortemente ridimensionata, una Spd annichilita e un’Afd sotto tono – era stato salutato con gioia dal capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che ha sottolineato come cresca tra gli elettori europei l’attenzione per le tematiche ambientaliste e la voglia di una politica nuova, che superi le vecchie contrapposizioni ideologiche e le formazioni tradizionali.

Il matrimonio di convenienza con l’Ukip e quello abortito con Alde

Le elezioni europee del prossimo maggio riproporranno al M5s il problema del gruppo al quale aderire nell’Europarlamento. Un nodo complesso da sciogliere, data l’identità assai originale del movimento lanciato da Beppe Grillo, che sfida qualsiasi classificazione. Per ora fanno parte dell’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta insieme all’Ukip di Nigel Farage, ai Democratici Svedesi e qualche rappresentante di piccole realtà euroscettiche. Quello con Farage era stato però un matrimonio di comodo, necessario perché sia Ukip che M5s avessero un gruppo a Strasburgo, un gruppo che, dopo maggio, probabilmente non ci sarà più dato che il partito britannico pro-Brexit, una volta compiuta la sua missione, sembra destinato a svanire.

“Il 2019 sarà” un anno del cambiamento anche perché “in Europa diventeremo protagonisti e ago della bilancia del nuovo Parlamento europeo”, ha detto ieri di Maio dal palco della kermesse 5 stelle al Circo Massimo, “Noi non siamo di destra, né di sinistra” quindi “dobbiamo dar vita a qualcosa di nuovo”, ha aggiunto. Già, ma con chi? Nel gennaio 2017 il tentativo di adesione ai liberali dell’Alde finì malissimo, anche perché la trattativa andò avanti all’insaputa delle basi delle due formazioni, che reagirono con perplessità. In particolare quella dell’alleanza guidata da Guy Verhofstadt finì per respingere in maggioranza l’intesa con un partito che consideravano populista ed euroscettico. Una nomea, quella dell’euroscetticismo, che il M5s dovrà togliersi di dosso se vorrà cercare di perseguire quello che era stato il suo obiettivo originario in Europa: un’intesa con i Verdi, che a Strasburgo, dopo il voto, si ritroveranno presumibilmente capeggiati dai tedeschi.

Affinità e divergenze

Tra il M5s e i Grünen i punti di contatto non mancano. Basti pensare che al Parlamento Europeo nella maggior parte dei casi votano allo stesso modo. Entrambi sono partiti post-ideologici, che vanno oltre le tradizionali distinzioni tra destra e sinistra, pur mantenendo un approccio piuttosto liberal su questioni come i diritti civili. Nè di destra né di sinistra ma più di sinistra che di destra, insomma. Sono, ovviamente, entrambi molto attenti ai temi ambientali, che costituivano il cuore – insieme alla lotta alla corruzione – della piattaforma grillina originaria. E sono entrambi “eurocritici”, cioè avversi all’establishment che attualmente governa l’Europa senza essere euroscettici. Se l’europeismo dei Verdi è però rivendicato con forza, quello dei Cinque stelle è ancora ambiguo, considerando le vecchie battaglie antieuro, lasciate ora da parte in favore di battaglie più pragmatiche come una maggiore centralità del Parlamento Europeo, che potrebbe essere un punto di contatto. I fattori che hanno però impedito finora, e potrebbero impedire ancora, l’ingresso del M5s nel gruppo sono però altri. 

“L’onda verde europea di basa sul rigore assoluto sul rispetto dei diritti umani e in particolare dei migranti, un europeismo critico con le politiche di austerità ma intransigente sulla prospettiva federalista e sul respingimento totale di nazionalismo e ambiguità su corruzione e evasione fiscale”, ha dichiarato oggi l’italiana Monica Frassoni, copresidente dei Verdi europei, in replica a Di Maio, “intorno a questi temi noi stiamo lavorando in tutta Europa in vista delle elezioni europee. Anche in Italia, con i Verdi e dialoghiamo con altre forze politiche e associative in radicale alternativa a nazionalisti e euroscettici”.

Il vero problema è lo stesso di cinque anni fa

Philippe Lamberts, presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, è ancora più drastico. “Una coalizione tra grillini e verdi? A me pare che la collocazione naturale del M5s, in Europa, sia nel blocco dei partiti sovranisti. E d’altronde, non è coi sovranisti d’estrema destra che governano in Italia?”, ha dichiarato pochi giorni fa al Foglio, “”come si fa a dire che i grillini sono diversi da Matteo Salvini, se è con lui che stanno in coalizione, portando avanti una politica unica e in sostanziale accordo?”.

È questa l’unica divergenza? “No, ce ne sono almeno altre due fondamentali. La prima riguarda la politica migratoria. Noi siamo per un’accoglienza regolarizzata ma pacifica e strutturale. Loro hanno avuto, al riguardo, posizioni contraddittorie negli anni. Finché non hanno fatto un’alleanza con la Lega”. Si potrebbe qua però obiettare che la differenza qua la fanno l’approccio comunicativo di Salvini e la peculiare situazione dell’Italia punto di approdo, dato che i Verdi non sono certo a favore di flussi sregolati, né il governo italiano è contrario all’accoglienza dei rifugiati. Insomma, su questo ci si può chiarire.

È con l’altro punto di divergenza che la questione si fa davvero complessa: “Ha a che fare con la presenza di Davide Casaleggio, il suo ruolo non chiaro, priva di qualsiasi legittimazione elettorale e certamente incompatibile con una struttura democratica quale dovrebbe essere quella di un partito politico”, prosegue Lamberts, “gli ultimi contatti ufficiali li ebbi con David Borrelli, quando era ancora il leader europeo del M5s, ormai più di due anni fa. Ricordo che nel 2014 la possibilità di costituire un’alleanza tra noi e i grillini nel Parlamento di Strasburgo fu valutata con serietà. Ma poi tutto s’interruppe perché, ci fu detto, era Casaleggio a non volere un’intesa del genere. Per noi, una simile dinamica è inaccettabile: chi è davvero Casaleggio?”.

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Autore dell'articolo: admin