Il legame che c’è tra titolo di studio e stato di salute


titolo studio salute

  Maugeri/Stefania Malapelle


  Laboratorio del centro antiveleni della Maugeri di Pavia




In Italia le persone svantaggiate si ammalano di più e vivono di meno. Nonostante il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) negli ultimi decenni abbia garantito un progressivo aumento della speranza di vita, lo stato di salute degli italiani cambia a seconda delle zone in cui vivono e dello strato sociale a cui appartengono.

A causa di una diseguale distribuzione dei servizi sul territorio nazionale, al Sud il rischio di morte è più elevato. Ma a determinare le condizioni di salute delle persone c’è anche un altro fattore, il titolo di studio. Può influenzare lo stile di vita delle persone e la loro possibilità di accedere a misure di prevenzione e a percorsi di cura più appropriati.

La fotografia delle disuguaglianze socio-economiche e geografiche nella salute in Italia l’ha scattata l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) in collaborazione con ISTAT. Per la prima volta sono stati raccolti dati su scala nazionale sulla mortalità degli italiani, dal 2011 fino al 2014. Lo scorso 27 febbraio l’INMP ha presentato a Roma l’“Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione”, alla presenza della Ministra della Salute Giulia Grillo.

Meno istruzione, minore speranza di vita alla nascita

Secondo l’Atlante in Italia le disuguaglianze su base geografica si intrecciano a quelle sociali.Gli uomini meno istruiti in tutte le regioni hanno una speranza di vita inferiore di tre anni rispetto a quelli con un titolo di studio più elevato. Per le donne la differenza è di un anno e mezzo. Un divario che si somma allo svantaggio già registrato per le regioni del Mezzogiorno, dove i residenti vivono in media un anno in meno rispetto a chi vive nel Centro-Nord, a prescindere dal grado di istruzione.

Le disuguaglianze sociali, pur presenti in tutte le regioni, producono effetti peggiori nelle regioni meridionali. Alla base di questo dato potrebbero esserci ragioni che dipendono dal contesto e, in particolare, dalle differenze nell’assistenza sanitaria erogata a seconda della zona d’Italia. Le differenze sono maggiori tra gli uomini rispetto alle donne: in tutte le regioni le donne meno istruite hanno una speranza di vita maggiore degli uomini più istruiti. La Campania è la regione con l’aspettativa di vita più bassa, mentre le Province Autonome di Trento e Bolzano sono le zone d’Italia con la speranza di vita più alta.

 

La geografia delle malattie

Lo studio di INMP e ISTAT ha messo in evidenza anche importanti differenze geografiche indipendenti dal livello socioeconomico. Al Sud (ad eccezione della Puglia) si muore maggiormente per le malattie cardiovascolari, come infarto e ischemia, legate a comportamenti e stili di vita come fumo, abuso di alcol, scorretta alimentazione, sedentarietà.

E la mortalità è più elevata qualunque sia il livello di istruzione: il numero di morti tra i più istruiti è superiore a quella dei meno istruiti residenti in alcune aree del Nord. Tra gli uomini c’è mortalità elevata anche nelle province attraversate dai fiumi Po e Ticino. Ma la mortalità è superiore alla media (50.5) anche in Sardegna, nelle province costiere del Lazio, a Caserta e a Napoli.

Più rischi tra le persone meno istruite in tutte le regioni

Il livello di istruzione spiega una quota rilevante dei rischi di mortalità, sia pure con differenze a seconda dell’area geografica. Al Nord i rischi per le persone con un livello più basso di istruzione sono maggiori. In Lombardia, Veneto, Valle d’Aosta si registrano le diseguaglianze più ampie tra gli uomini, come in Lazio e in Molise. Le regioni in cui il rischio di mortalità collegato al livello d’istruzione è minore sono invece Marche, Umbria e Calabria. Tra le donne invece le disuguaglianze più ampie sono in Basilicata, Campania, Sicilia e Liguria mentre registrano valori minimi Umbria, Marche e Valle d’Aosta.

Disuguaglianze tra le diverse cause di morte

In Italia il 18,3% della mortalità generale tra gli uomini e il 13,4% tra le donne è dovuta a un basso livello d’istruzione. Ma la tendenza generale varia da malattia a malattia.

Le cause di morte maggiormente legate al basso titolo di studio sono i tumori dello stomaco, il diabete e le malattie del fegato sia per gli uomini che per le donne. Differenze significative per le donne si osservano anche per i tumori del fegato e per le malattie dell’apparato urinario e genitale; mentre per gli uomini il basso livello di istruzione è più legato ai tumori del polmone, delle vie aeree e digestive superiori, alle malattie respiratorie, agli incidenti stradali e alle cadute.

Le differenze nella salute determinate da fattori sociali come l’istruzione sono, almeno in parte, evitabili e modificabili. Scoprire che alcune cause di morte (per esempio, quelle correlate all’alcol o ai virus dell’epatite come tumori del fegato e cirrosi) sono più sensibili, cioè maggiormente influenzate, dalle disuguaglianze sociali e dal livello di istruzione rispetto ad altre può servire per programmare politiche utili a prevenire morti evitabili.

Secondo lo studio si potrebbe evitare fino al 25% dei morti legati a disuguaglianze sociali. L’obiettivo deve essere portare i tassi di mortalità della popolazione con titolo di studio medio-basso ai valori di quelli della popolazione con titolo di studio alto.

La riduzione delle disuguaglianze di salute è anche tra le priorità dell’Europa. Nel 2009 la Commissione europea ha approvato il documento dal titolo “La solidarietà nella salute e la riduzione delle disuguaglianze di salute in Europa”, con l’impegno di promuovere strategie di prevenzione per il contrasto alle disuguaglianze. Dal 2013, alcuni Paesi hanno incluso questo obiettivo tra quelli prioritari e finanziabili del nuovo Piano di prevenzione nazionale (anche l’Italia).

Grazie all’Atlante ogni regione ora dispone di una descrizione dettagliata della propria distanza dalla media nazionale, sia riguardo ai rischi della mortalità generale sia relativamente alle differenze per titolo di studio, per le principali cause di morte. Gli amministratori possono indagare quali caratteristiche della comunità o del welfare locale spiegano la maggiore vulnerabilità delle persone con meno risorse e competenze e stabilire quali devono essere le priorità nelle politiche di eliminazione dei fattori che mettono a rischio la salute dei cittadini.

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