Il grosso giro di tangenti per accedere alle migliori università americane 


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I cappellini delle università americane in un negozio vicino il campus di Yale



Pur di far entrare i propri figli nei migliori college statunitensi, da Yale a Stanford, i genitori pagavano cifre da capogiro: tra 250 mila dollari e 6 milioni e mezzo di verdoni.

Ma lo facevano in maniera illegale, alimentando una truffa che andava avanti da otto anni e che prevedeva di comprarsi un posto nelle squadre sportive delle università facendo sostenere ai loro ragazzi esami facilitati e poi falsificando i curricula, inventandosi carriere finte.

Un comportamento “pericoloso, egoista e vergognoso”, l’ha definito l’agente Fbi di Boston Joseph Bonavolonta.

Per un milione e duecento mila dollari, per esempio, una teenager che non aveva mai giocato a pallone è diventata una sedicente star del calcio finendo nel team di Yale, ha raccontato il New York Times.

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felicity huffman e lori loughlin (Tommaso Boddi/Lisa O’Connor/AFP)

In manette 50 persone tra cui la star di Desperate Housewives​

Lo scandalo dell’ammissione alle università statunitensi è esploso il 12 marzo.

Finora sono finite in manette 50 persone (qui l’elenco completo), di cui 33 sono genitori dei ragazzi: tra loro ci sono star dello spettacolo, della moda e della finanza statunitense.

Nell’elenco degli arrestati figurano l’attrice Felicity Huffman, la Lynette Scavo di ‘Desperate Housewives’ al fianco di Eva Longoria, Lori Loughlin, nel cast della serie tv di Netflix ‘Le amiche di mamma’, suo marito Mossimo Giannulli, stilista fondatore del brand Mossimo, e William E. McGlashan Jr., manager della società di private equity Tpg.

Andrew Lelling, il procuratore generale del distretto del Massachusetts che si sta occupando del caso, l’ha definito “la più grande truffa nell’ammissione ai college”.

Tra le persone incriminate ci sono anche 9 allenatori (alcuni di loro lo erano in passato) e la direttrice del settore atletico della University of Southern California (Usc), Donna Heinel.

Nessuno studente né le università coinvolte sono state accusate. Alcuni college hanno già sospeso i propri impiegati accusati, riporta Nathan Fenno del Los Angeles Times.

Esami truccati e mazzette: un giro d’affari da 25 milioni

La chiamavano “the side door”, cioè la porta laterale, perché di fatto consentiva ai ragazzi di accedere ai college grazie a sotterfugi, evitando di confrontarsi con tutti gli aspiranti studenti.

A escogitare il meccanismo, che secondo il dipartimento di giustizia del Massachusetts andava avanti dal 2011, ci sarebbe tal William Singer detto Rick, 58 anni, di Newport Beach in California.

Secondo gli inquirenti Singer, che ora è accusato di racket organizzato, riciclaggio di denaro e frode nei confronti degli Stati Uniti, aveva creato una macchina quasi perfetta.

Il meccanismo era il seguente: con parte dei soldi ricevuti dai suoi facoltosi clienti (i genitori degli studenti), corrompeva tre persone che si occupavano dei test attitudinali, i cosiddetti esami Sat e Act.

Un’altra, corposa, parte veniva invece investita per far arrivare le mazzette ad allenatori e amministratori delle squadre dei college – Yale, Stanford, Georgetown, USC e University of Texas – per convincerli a prendere nei team universitari ragazzi privi delle qualità sportive che ne avrebbero giustificato l’ingresso. Un giro di tangenti per 25 milioni di dollari.

Infortuni fasulli per non scendere in campo e cv ritoccati

I soldi dei genitori dei giovani giungevano a Singer sotto forma di donazioni verso la no-profit di cui è Ceo, la Key Worldwide Foundation, che ufficialmente si occupa di aiutare l’accesso all’educazione scolastica dei ragazzi “sbloccando il loro potenziale”.

Nel post più recente pubblicato sulla pagina Facebook della Key, datato 15 agosto 2018, un certo Connor ringraziava Rick per il suo aiuto: “Ero uno studente pigro ma grazie a te ora mi sento pronto per il college”.

L’altra società implicata nel caso, si legge nella nota del procuratore di Boston, è la Edge College & Career Network, sempre di Singer.

Dalle intercettazioni emerge che, in alcuni casi, sono stati inventati di sana pianta infortuni occorsi ai ragazzi ammessi ai college per giustificare la loro assenza dai campi di gioco.

Dallo stesso file si scopre che della figlia di uno dei genitori incriminati, iscritta alla Usc nelle file della squadra di pallanuoto, era stato creato un profilo finto secondo cui avrebbe giocato, e vinto, per tre anni un torneo.

Per rendere il tutto più credibile, nella sua biografia compare anche una fotografia: la ragazza ritratta, però, non è lei.

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Autore dell'articolo: admin