Il governo cerca una via d’uscita dal caso Siri


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 (Agf)


 Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini 




Anche ieri a ‘Non è l’arena’ su La7 Di Maio ha spiegato che con “questo Pd che presenta una legge per aumentare gli stipendi dei parlamentari non si può dialogare”. Concetto ribadito oggi: non è possibile che il M5s apra un “secondo forno”, ha sottolineato. Ma l’apertura di Zingaretti sul reddito di cittadinanza non è passata inosservata a molti pentastellati.

Alcuni esponenti M5s sottolineano per esempio che qualora dopo le Europee si dovesse registrare una crisi di governo la palla passerebbe nelle mani del presidente della Repubblica Mattarella. È soprattutto l’ala movimentista a non escludere alcuna scenario, anche se lo stesso segretario del Pd ribadisce che eventualmente la strada maestra sarebbe solo quella delle urne. Lega e M5s continuano a rilanciare la necessità che il governo vada avanti mentre Berlusconi invoca per il dopo 26 maggio “una nuova maggioranza”. Ma le posizioni sul ‘caso Siri’ sono sempre distanti e la soluzione ancora non sembra vicina.

“Sulla corruzione il M5s non arretra”

“Sulla corruzione M5s non arretrerà mai. Io sconsiglierei di arrivare al voto nel Cdm. Noi siamo maggioranza”, taglia corto Di Maio. Del resto nel Movimento 5 stelle si rimarca come i pentastellati nell’ultima settimana abbiano guadagnato lo 0,9% nei sondaggi. La stessa quota persa – secondo i dati rilevati da Swg – proprio dalla Lega.

Nel partito di via Bellerio si spiega che l’obiettivo è arrivare ad una “exit strategy”. Ma fonti governative leghiste rimarcano come Salvini non voglia neanche sentir parlare di dimissioni di Siri prima del Cdm. E anche se fosse il sottosegretario ad offrirsi – come sarebbe pronto a fare Siri che da giorni si è messo completamente a disposizione del movimento -, Salvini “non lo farebbe dimettere, perché non lo trova giusto”, viene sottolineato.

I dubbi del Carroccio su Conte

In ogni caso anche da fonti leghiste si esclude lo scenario di uno scontro con ‘conta’ in Cdm. La revoca dell’incarico a Siri dovrà avvenire per decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio sentito il Cdm, che esprimerà un parere non vincolante. “Se Conte dovesse insistere per la revoca e i 5 stelle lo appoggiassero in Cdm, la Lega non potrebbe che subire questa decisione”, viene fatto notare. Intanto la Lega non nasconde i dubbi su Conte. Troppo sbilanciato su M5s, ha perso il ruolo di arbitro, la tesi per esempio del capogruppo del Carroccio al Senato, Romeo. 

Per il premier in ogni caso non ci sarà alcuna conta in Consiglio dei ministri. “Io non faccio l’arbitro ma il premier di garanzia. Ci incontreremo mercoledì e troveremo una soluzione”, la rassicurazione. La prospettiva resta quella della revoca: “Il percorso è stato molto chiaro, non ci può essere nessuna sorpresa”. Intanto il sottosegretario viene chiamato in causa anche per l’acquisto della palazzina di Bresso con mutuo di 585 mila euro. “Se gli contestano il mutuo è un reato che compiono alcuni milioni di italiani”, il commento ‘tranchant’ del vicepremier leghista.

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Autore dell'articolo: admin