Il governo britannico ha abolito l’uso del termine fake news


Il governo britannico ha abolito l'uso del termine fake news



Il governo britannico ha abolito l’uso del termine fake news. È troppo vago, non ha una definizione ben definita e si presta a facili confusioni nel dibattito pubblico. Secondo il Telegraph, che per primo ha riportato la notizia, la decisione è arrivata dopo un’inchiesta della commissione Digitale, cultura, media e sport del governo, chiamata a esplorare la minaccia di interferenze straniere durante i processi democratici del Paese, a seguito dei timori di una mano russa sulle presidenziali americane del 2016 e il voto sulla brexit.

La commissione, si legge nello stralcio del rapporto pubblicato dal quotidiano britannico, raccomanda che “il governo rifiuti l’utilizzo del termine fake news” e opti invece “per l’uso di parole come disinformazione o falsa informazione”. Il motivo, si legge, è che “con una definizione e chiare linee guida per aziende, organizzazioni e per il governo, ci sarà un significato coerente e condiviso tra i diversi attori”.

L’intervento della commissione britannica non è banale. Il termine fake news ha avuto un impatto enorme sul dibattito pubblico, soprattutto in occidente. Tra i termini preferiti da Donald Trump, con il quale accusa la stampa che gli è invisa di pubblicare falsità sul suo conto, è diventato presto popolare anche in Europa. In Italia ha avuto ampio spazio nel dibattito politico, anche se usato spesso a sproposito. 

L’uso del termine fake news nel dibattito pubblico italiano

Se alla lettera possiamo definirlo come notizia falsa confezionata ad arte, in italiano semplicemente bufale, in realtà nei gangli della comunicazione politica presto è diventato sinonimo di menzogna, bugia. Ma anche un errore di un avversario politico o un’informazione poco accurata, o a volte semplicemente scomoda, riportata da un media è entrato nel novero delle fake news. 

In Italia si è cominciato a parlarne con più frequenza quando si scoprirono i primi siti e network di siti che confezionavano bufale ad hoc per indignare gli utenti dei social e guadagnare soldi tramite click. Un uso corretto del termine fake news perché si trattava spesso di storie inventate su immigrati che commettono reati, o sui politici (la più famosa probabilmente è quella in cui diversi esponenti del Pd avrebbero presenziato ai funerali di Riina). Il Corriere ha messo insieme le 10 bufale più celebri del 2017, l’anno in cui il fenomeno è esploso. 

Ma la diffusione di fake news sui politici ha fatto in modo che il tema diventasse un tema politico, aiutato anche dalle presunte ingerenze russe anche sul voto italiano, la rete dei troll e degli account controllati da Mosca per indirizzare l’opinione pubblica italiana. L’accusa di fake news è diventata quindi la più usata dai politici di tutti gli schieramenti per colpire i propri avversari politici e la stampa di opposizione. Ma se una definizione del concetto di fake news non ce l’ha Londra, di sicuro non ce l’ha nemmeno Roma. E forse quell’invito potrebbe essere utile anche a queste latitudini, almeno per rifletterci un po’.

@arcangeloroc

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Autore dell'articolo: admin