Il gene della dipendenza e la paura di Michael Douglas, ecco cosa dice la scienza


Il punto sugli studi

Una preoccupazione comprensibile, anche se da un punto di vista scientifico la questione della trasmissibilit genetica della predisposizione all’abuso di sostanze non cos lineare. Innanzitutto perch finora sono state identificate solo poche varianti genetiche che modulano il rischio di abuso. Queste condizioni sono caratterizzate da sostanziale eterogeneit clinica e comorbidit psichiatrica, dicono Cassie Yu e Jon McClellan del Department of psychiatry dell’University of Washington, autori di un articolo sulla rivista Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America. Inoltre l’espressione della vulnerabilit genetica verso l’abuso d sostanze dipende in parte dalla complessa interazione con fattori sociali e culturali. Quindi, a causa di questa interazione risultano particolarmente complicati anche gli studi finalizzati a cercare di scoprire quali geni siano coinvolti nella trasmissione di un aumentato rischio di sviluppare una dipendenza, oppure al contrario di fattori protettivi alla sua comparsa.

I fattori sociali e ambientali contano di pi all’inizio

Quindi, da una parte oggi nella comunit scientifica generalmente accettato che per i parenti di primo grado, quindi anche i figli, effettivamente esista un rischio potenziale di aumentato rischio di ricevere una configurazione genetica predisponente verso l’uso di varie sostanze, come oppiacei, cocaina, cannabis e alcol. Dall’altra parte tuttavia alcuni distinguo sono necessari. L’uso di alcol, nicotina e cannabis anche fortemente influenzato da fattori sociali e ambientali, soprattutto durante l’adolescenza – dicono ancora i due ricercatori -, mentre i fattori genetici giocano forse un ruolo pi importante man mano che l’uso di sostanze persiste e progredisce verso la giovinezza e l’et adulta. Le conoscenze esistenti sul complesso equilibrio tra fattori ambientali e genetici nel determinare il livello di rischio di sviluppare un disturbo da abuso di sostanze sono il frutto di studi realizzati negli ultimi anni, e ancora non possono essere considerate definitive.

Per l’alcol pi evidenze, ma ancora non sufficienti

Alcuni punti fermi esistono ad esempio per quanto riguarda l’alcol. Studi sui gemelli e sui bambini adottati suggeriscono l’esistenza di una significativa influenza genetica rispetto a quella ambientale per quanto concerne il disturbo da abuso di alcol, dicono ancora Yu e McClellan. Bambini di persone con problemi di alcolismo adottate da individui che non avevano questo problema e che quindi sono cresciuti in un ambiente nel quale non c’era l’abitudine di bere alcol, risultano avere comunque ancora un pi alto rischio in confronto a bambini nati da persone che non avevano problemi con l’alcol e che erano stati adottati da quei medesimi genitori adottivi. Secondo Danielle Dick dell’Alcohol Research Center della Virginia Commonwealth University, autrice di un articolo di revisione sulle conoscenze relative alla genetica della dipendenza pubblicato sul Journal of studies on alcohol and drugs, i singoli geni che vengono messi in collegamento con l’abuso di alcol o droghe hanno un effetto veramente molto piccolo di per s. Ci sono probabilmente migliaia di varianti che influiscono su questo rischio e non sono mai tutte presenti in un individuo con il disturbo. Quindi il semplice collegamento tra un gene e il livello di rischio da considerarsi non affidabile. Anche perch per poter identificare specifici geni per disturbi geneticamente cos complessi sarebbero necessari studi con campioni molto estesi, quindi non facili da realizzare.

26 novembre 2018 (modifica il 26 novembre 2018 | 09:58)

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Autore dell'articolo: admin