“Il garantismo della Chiesa ha reso le condanne impossibili”


Papa Ratzinger

Il Papa emerito Benedetto XVI ha deciso di rompere il silenzio sulla pedofilia nella Chiesa Cattolica, a neanche un mese dall’incontro dei presidenti di tutte le conferenze episcopali del Mondo in Vaticano, riuniti da Papa Francesco per fare il punto della situazione sugli scandali che stanno dilaniando la Chiesa.

Ratzinger, dopo la rinuncia papale del 2013, si è fatto da parte e, complici le sue condizioni di salute, è rimasto lontano dai riflettori. Ora, però, ha firmato una lunga riflessione che sarà pubblicata in versione integrale dal mensile tedesco Klerusblatt. Il testo, tradotto in italiano e diffuso in anteprima dal Corriere Della Sera, identifica nella liberazione sessuale del 1968 il collasso morale della Chiesa e un primo grande calo nel numero delle vocazioni.

Mi sono sempre chiesto come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accet­tarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sa­cerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato cle­ricale furono una conseguenza di tutti questi processi.

Anche la pedofilia, secondo Ratzinger, sarebbe stata una conseguenza di quella rivoluzione – “Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente” – ma soltanto negli anni ’80 la questione emerse con prepotenza, almeno all’interno della Chiesa:

La questione della pedofilia è, per quanto ricordi, divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni‘80. Negli Stati Uniti nel frattempo era già cresciuta, divenendo un problema pubblico. Così i vescovi chiesero aiuto a Roma perché il diritto canonico, così come fissato nel Nuovo Co­dice, non appariva sufficiente per adottare le misure necessarie.

La riposta della Chiesa fu fin troppo blanda e totalmente separata dalla giustizia tradizionale – “per ottenere purificazione e chiarimento sarebbe dovuta bastare la sospensione temporanea dal ministero sacerdotale – e il profondo garantismo della Chiesa Cattolica non ha affatto aiutato, anzi. Ratzinger ne è convinto:

Dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati e questo fino al punto da escludere di fatto una condanna. Come contrappeso alla possibilità spesso insufficiente di difendersi da parte di teologi accusati, il loro diritto alla difesa venne talmente esteso nel senso del garantismo che le condanne divennero quasi impossibili.

Questa impossibilità di condannare i preti pedofili, unita alla convinzione che fosse sufficiente sospenderli temporaneamente dal ministero, ha permesso al fenomeno di proliferare pressoché indisturbato e di crescere in modo esponenziale.

Giovanni Paolo II, spiega Ratzinger, decise di cambiare un po’ le cose, ma sempre lasciando la gestione dei casi all’interno della Chiesa, senza coinvolgere le autorità dei vari Paesi in cui quei casi venivano scoperti. La pena massima imposta da Giovanni Paolo II fu “la riduzione allo stato laicale“, vale a dire l’esclusione totale dal clero. Questo, a conti fatti, non ha cambiato poi molti e infatti il papato di Wojtyła è quello in cui i casi di pedofilia e abusi sessuali si sono moltiplicati come mai prima d’ora – e molti stanno emergendo soltanto in questo periodo, a decenni di distanza.

Il lungo saggio di Papa Ratzinger si conclude con un ringraziamento al suo successore, Papa Francesco, che almeno in apparenza sembra aver iniziato ad affrontare di petto la questione:

Alla fine delle mie riflessioni vorrei ringraziare Papa Francesco per tutto quello che fa per mostrarci di continuo la luce di Dio che anche oggi non è tramontata. Grazie, Santo Padre!


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Autore dell'articolo: admin