Il futuro della neurologia italiana


Quest’anno il 49° Congresso della Società Italiana di Neurologia si tiene dal 27 al 30 ottobre presso il Centro Congressi “La Nuvola” di Roma, inaugurato nel 2017 come uno dei migliori al mondo. «La Neurologia Italiana ha raggiunto posizioni di prestigio e la nostra ricerca si colloca sempre più spesso fra i primi posti a livello mondiale – dice il presidente del congresso, professor Alfredo Berardelli della Sapienza di Roma -, anche se l’assistenza medica, seppur di buon livello, risente delle difficoltà economiche che stiamo attraversando e sarà necessario uno sforzo collettivo di collaborazione tra Università, Ospedali e rete territoriale per fronteggiare le malattie neurologiche, sia acute che croniche». Soprattutto queste ultime rappresentano una sfida crescente se si considera che la popolazione italiana invecchia a ritmi vertiginosi e gli over 65 sono ormai quasi un quarto della popolazione: il 22,3 % secondo l’Istat, che ha appena segnalato il sorpasso dei 30enni da parte dei 60enni.

«Team is brain»

Ogni anno guadagniamo 6 ore di vita, ma il rischio è che ciò diventi un boomerang che favorirà la cronicizzazione di patologie neurodegenerative come demenze e disturbi del movimento (malattia di Alzheimer e di Parkinson in primis) che stanno per ricadere come uno tsunami sulle spalle dei neurologi che al congresso di Roma indicano come l’operatività condivisa costituisca la migliore risposta: «Team is brain» è il motto proposto il 28 ottobre dai neurologi toscani del Tuscany Stroke Network. parafrasando quello degli anni ‘90 «Time is brain» («il tempo è cervello», diventato ora «l’equipe è cervello»).

Neuroinfermiere

Anche un altro tipo di team va assumendo sempre più importanza in malattie come la sclerosi multipla: quello fra neurologo e «neuroinfermiere», una nuova figura sanitaria che, affiancandosi al caregiver e sopperendo alle carenze strutturali del personale medico, assumerà un ruolo sempre maggiore soprattutto nella neurologia del territorio e al quale viene dedicata la mattinata del 29 in collaborazione con Anin, l’associazione nazionale infermieri neuroscienze.

Neuroimaging e anticorpi monoclonali

Dal punto di vista clinico-scientifico, invece, grande slancio proviene dalle innovazioni degli ultimi anni a partire dalle tecniche di neuroimaging, alla neurostimolazione o alle terapie targhettizzate in laboratorio come i farmaci monoclonali che stanno rivoluzionando il trattamento delle cefalee e che promettono di farlo anche nella sclerosi multipla, nella malattia di Parkinson (dove si vedono già i primi risultati) e forse anche in quella di Alzheimer. Su tutto questo e su molto altro il convegno romano si articola in corsi di aggiornamento, sessioni plenarie, workshop e comunicazioni libere, secondo un programma strutturato per ogni tipo di ricercatore e soprattutto per i giovani neurologi, sui quali si fonda il futuro della neurologia italiana e quindi la salute dei nostri sempre più anziani pazienti.

27 ottobre 2018 (modifica il 27 ottobre 2018 | 12:04)

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Autore dell'articolo: admin