Il digitale è come la nazionale di calcio. I comandamenti del “mediano” Attias


Il digitale è come la nazionale di calcio. I comandamenti del “mediano” Attias

 (Afp)


 Luca Attias




Il digitale all’interno della Pubblica Amministrazione è simile alla nazionale di calcio. “Riguarda tutti, è nella nostra vita quotidiana, e ci rende tutti un po’ esperti”. A sostenerlo è Luca Attias, nuovo capo del Team per la trasformazione digitale che, attraverso la piattaforma Medium, ha voluto raccontare in che modo guiderà la squadra ereditata da Diego Piacentini. Con una mossa a sorpresa, insomma, ha dato il fischio d’inizio alla partita prima che tutti gli allenatori del mondo del digitale, soprattutto giornalisti ed esperti del settore, potessero arrivare con i consueti consigli sulle tattiche e sui moduli da adottare, sulla formazione da schierare e sulla filosofia da perseguire durante l’intera durata del match.

I 10 comandamenti di un commissario allo specchio

Davanti alla propria immagine riflessa, attraverso una formula non certo nuovissima dell’auto-intervista, Attias ha continuato a raccontarsi usando la metafora calcistica e facendo riferimento ad alcune canzoni molto simboliche. Tutto per stilare una lista dei comandamenti da non tradire durante il suo mandato.

  • L’umiltà deve essere il tuo primo riferimento. Non puntare a vincere il pallone d’oro del digitale ma avere come punto di riferimento quel Lele Oriali cantato da Luciano Ligabue. Per Attias meglio essere un mediano di spinta che un centravanti da copertina.
  • Non accantonare mai il lavoro fatto in precedenza. Parola d’ordine: continuità. Non stravolgere, ma migliorare, ciò che già funziona.
  • Resta te stesso nel bene e nel male. Essere sinceri, diretti, e ricordarsi che, come canta Fiorella Mannoia “l’ironia ti salverà la vita”.
  • Non fare proclami se non sei convinto. Astenersi dal dire frasi che annunciano di “fare questo e quello” per sostituirle con locuzioni che anticipino obiettivi più realistici e mettano in risalto l’impegno profuso per raggiungerli.
  • Diffondere cultura digitale sempre e con chiunque. Un’azione continua che tenga conto di tutte le classi e che non escluda alcuna categoria sociale. Con un motto preciso usato già da Attias in passato: “la Civiltà di un Paese si misura anche dal grado di digitalizzazione raggiunto”.
  • Ricordati che cos’è, per davvero, il digitale: “Non è di destra o di sinistra, non è Real Madrid o Barcellona: un buon digitale è trasparenza, efficienza, inclusione, lotta alla corruzione, una sanità e una scuola migliori, occupazione e soprattutto futuro”.
  • Il digitale non è una panacea per tutti i mali. Meglio mettere in evidenza ciò che chiaramente non funziona.
  • Il gioco di squadra prima di tutto. Avere fiducia sulle persone che in passato hanno avuto un ruolo importante per far funzionare il proprio modulo e credo di gioco. Ricordarsi di essere arrivati a guidare una squadra da Champions League anche grazie al loro contributo.
  • Sii pronto a fare un passo indietro e a passare la mano. La soluzione migliore nel caso le cose non dovessero funzionare e davanti alla consapevolezza di non essere all’altezza delle aspettative che il ruolo comporta.
  • Non perdere mai di vista il punto nodale del mandato: cercare di semplificare la vita dei cittadini.

Nuove professionalità cercasi

Il pezzo di Attias si conclude con un messaggio rivolto ai “missionari” del digitale, formula giù usata dal suo predecessore, per ricercare nuove figure professionali da inserire in squadra. Le competenze mancanti sono molteplici e di diversa natura: dal Chief Data Product Manager all’esperto di progetti Open Source, dagli sviluppatori di app e software ai professionisti nel campo della Cybersecurity.

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Autore dell'articolo: admin