Il crollo della diga in Brasile ha sepolto 300 persone


Brasile diga crollata

Rodney Costa / DPA / dpa Picture-Alliance
 


Un cucciolo di cane coperto dai fanghi tossici




I soccorritori stanno lavorando nella notte alla frenetica ricerca di circa 300 persone disperse dopo il crollo nel sito minerario del colosso Vale nel Minas Gerias a una sessantina di chilometri da Belo Horizonte.

Poche le speranze di trovare superstiti all’ondata di acqua e fango che ha sepolto il villaggio sottostante. “Abbiamo nove morti e i nostri dati ci dicono che ci sono circa 300 dispersi”, ha detto un portavoce dei vigili del fuoco.

Le autorità locali hanno detto che 279 delle 470 persone che stavano lavorando sul sito di proprietà della Vale sono state trovate vive. Una vera e propria marea di fango marrone con riflessi grigiastri copre vaste aree di vegetazione e molte case sono state distrutte, ha detto un fotografo che ha sorvolato l’area. “La maggior parte delle persone colpite sono i nostri dipendenti”, ha dichiarato il CEO di Vale, Fabio Schvartsman, in una conferenza stampa. “Non sappiamo ancora il numero delle vittime, ma sappiamo che sarà alto”, ha aggiunto.

“La tragedia ambientale dovrebbe essere inferiore a quella del 2015, ma la tragedia umana è molto più importante”, ha concluso il manager, la cui compagnia è stata coinvolta anche nel disastro del 2015, quando due dighe contenenti 60 milioni di metri cubi di rifiuti tossici derivati da operazioni minerarie crollarono, generando il peggior disastro ambientale della storia del Brasile. Fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti invasero la città di Mariana, nello stato di Minas Gerais e le località circostanti. 

Le azioni della Vale sono calate di oltre l’8% a New York dopo ave toccato un minimo a -11% all’annuncio della tragedia.

Il sito web di notizie G1 scrive che la magistratura ha ordinato di bloccare i conti bancari per un totale di un miliardo di reals (233 milioni di euro) in previsione di un risarcimento per le vittime. 

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