Il caso Siri non farà cadere il governo


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È guerra tra M5s e Lega sul caso Armando Siri. La nuova giornata di battaglia, forse non finale, sulla sorte del sottosegretario leghista, indagato per corruzione e del quale il M5s chiede la dimissioni, esplode mentre Matteo Salvini è a Budapest, in visita al premier ungherese Viktor Orban.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte decide di convocare una conferenza stampa per annunciare che la decisione che ha maturato è per le dimissioni di Siri. Ne informa in mattinata il diretto interessato e – stando a quanto riferito da fonti di palazzo Chigi – anche il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Il premier cerca anche il capo della Lega, ma non ci sarebbe alcun contatto, come confermato anche dallo stesso Salvini in serata ai cronisti in Ungheria. Risultato: il tema della dimissioni di Siri sarà portato da Conte sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri.

Ancora non è chiaro come reagiranno i leghisti anche se Salvini ha messo in chiaro che la vicenda “non fermerà il governo”. C’è chi parla di una diserzione collettiva e simbolica dei ministri ex lumbard dalla riunione del Cdm ma nessuno avrebbe intenzione di far cadere il governo, almeno ad horas.

La giornata è però lunga e convulsa. Luigi Di Maio in mattinata è durissimo su un altro tema divisivo, le Province: se la Lega vuole reintrodurre l’elezione diretta di presidenti e consiglieri deve cercarsi un “altro alleato di governo”, dice. Ore 16: a Budapest, a chi gli chiede un commento sull’uscita di Di Maio, Salvini risponde, tranchant, che lui lavora e non ha “tempo da perdere per le polemiche”.

  • Ore 17:52: l’ufficio stampa di palazzo Chigi convoca ufficialmente la conferenza stampa. In quel momento, Salvini sta tenendo la conferenza stampa a Budapest con Orban. I giornalisti che seguono l’incontro lo avvisano della novità romana via messaggio durante la conferenza stampa.
  • Ore 18:26: parte l’offensiva mediatica leghista. Cercando di anticipare Conte, l’ufficio stampa della Lega diffonde una dichiarazione in cui Siri si dice pronto a dimettersi se i pm, ai quali ha dato disponibilità, non gli daranno udienza entro 15 giorni.
  • Ore 19:03: intercettato nella residenza dell’ambasciata italiana a Budapest, il vice premier leghista fa buon viso a cattivo gioco. Derubrica la vicenda a questione “locale” di fronte ai ‘massimi sistemi e alleanze’ di cui ha discusso con Orban in vista del voto europeo del 26 maggio. Il caso Siri “non ferma il governo”, scandisce. A quel punto, Conte annuncia che porterà la revoca dell’incarico a Siri nella prossima riunione del Consiglio dei ministri.
  • Ore 20:07: in una nota diffusa prima di prendere l’aereo, Salvini rilancia la storica battaglia di Siri: “Vogliamo subito la flat tax, il resto è noia”. E il capo della Lega chiude la sua giornata con una citazione di Franco Califano. 

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Autore dell'articolo: admin