Il caso della mega vendetta minacciata da Rocco Casalino contro il Mef


Il caso della mega vendetta minacciata da Rocco Casalino contro il Mef

 Afp


 Rocco Casalino




Articolo aggiornato alle ore 11,50 del 22 settembre 2018.*

È un audio di pochi minuti, ma destinato a creare tanti problemi e tensioni al governo alle prese in questi giorni col varo della legge di bilancio. Si sente la voce di Rocco Casalino, portavoce del premier Giuseppe Conte e uomo forte della comunicazione del Movimento 5 Stelle, che minaccia il personale del ministero dell’Economia che secondo lui sta boicottando di fatto la ricerca di risorse per sostenere, nella Manovra finanziaria, i provvedimenti più importanti, Reddito di cittadinanza in primis.

Casalino parla attraverso un messaggio vocale (probabilmente veicolato attraverso Whatsapp da due giornalisti). Nell’audio li consiglia di scrivere (ma senza far parlare lui, bensì fonti parlamentari) e di raccontare proprio questo passaggio sulla ‘vendetta’. “Se poi all’ultimo, non escono i soldi per il reddito di cittadinanza”, è il messaggio, “tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori una marea di gente del Mef…”.

“Ormai abbiamo capito che Tria c’entra relativamente – dice Casalino – ma ci sono al ministero una serie di persone che stanno lì da decenni e che proteggono il solito sistema. Non è accettabile che non si trovano dieci miliardi del c…”. Ancora: “Non ce ne frega niente, sarà una cosa ai coltelli…”

L’audio integrale 

Le frasi più pesanti

“Se vuoi far uscire una cosa simpatica metti che nel Movimento è pronta la mega vendetta: scrivi che se non dovessero uscire i soldi per il reddito di cittadinanza, fonti parlamentari dei Cinque stelle giurano che per tutto il 2019 ci dedicheremo a far fuori una marea di gente del Mef. Non ce ne fregherà niente, sarà veramente una cosa coi coltelli”.

“Ormai si è capito che Tria c’entra relativamente, ma al ministero c’è una serie di persone, lì da decenni, che proteggono il solito sistema e non ci fanno capire dove si possono trovare nel bilancio questi 10 miliardi del c…».

“Questa resistenza fa capire che c’è qualcosa che non va”.

“Non è accettabile che non si trovino dieci miliardi. Chiediamo una manovra da venti-trenta miliardi, niente di eccezionale. Se il reddito di cittadinanza salta, allora al Mef finirà ai coltelli. Non ce ne fregherà niente”.

In una nota sul Blog delle Stelle il Movimento difende il portavoce di Conte e rilancia: “Quello che è stato ripetuto per l’ennesima volta ai giornalisti De Angelis e Salvatori da Rocco Casalino, e che oggi campeggia su tutti i giornali, era la linea del Movimento 5 Stelle detta e ridetta in tutte le salse. Siamo assolutamente convinti (ed è sotto gli occhi di tutti) che nei ministeri c’è chi ci rema pesantemente contro. Uomini del Pd e di Berlusconi messi nei vari ingranaggi per contrastare il cambiamento, in particolare il reddito di cittadinanza che disintegrerà una volta per tutte il voto di scambio. La spalla di questi uomini del sistema sono i giornali del sistema. Difendono tutti gli stessi interessi: i loro. Il Movimento 5 Stelle difende quelli dei cittadini”, conclude il post.

Scrive Sergio Rizzo su Repubblica: “La storia ci fa capire soprattutto a quale livello sia arrivato l’imbarbarimento di un certo modo di fare comunicazione. Perfino quando si tratta di interpretare, come in questo caso, un ruolo tanto delicato quanto decisivo per le istituzioni repubblicane e perciò adeguatamente retribuito. Fra i numerosi precedenti che le cronache hanno registrato, un paio rendono bene l’idea”. Del caso hanno scritto anche Il Foglio e il Giornale.

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*Le opposizioni chiedono un intervento a Conte

Le reazioni dei partiti di opposizione non sino fatte attendere. Il segretario del Pd Martina e alcuni esponenti dem (ma anche di Forza Italia) hanno chiesto al premier Conte di allontanare Casalino. 

Raffaella Paita (Pd): “Minacce e insulti. Eccolo il vero volto dei Cinquestelle. Adesso che i conti vengono al pettine e che le promesse più false della storia della politica non possono essere mantenute, da Palazzo Chigi, secondo quanto raccontano stamani alcuni quotidiani, parte la rappresaglia contro il ministro Tria direttamente dalla viva voce di Rocco Casalino che di minacce se ne intende. Mi chiedo se possa il portavoce del presidente del Consiglio permettersi di minacciare il ministro dell’Economia del governo per cui lavora, se il suo ruolo non sia diventato imbarazzante, visto che l’oneroso stipendio gli viene retribuito dai cittadini italiani e non dalla Casaleggio che per Tria ha evidentemente altri progetti». Secondo Paita:

Emanuele Fiano (Pd): “Il portavoce di #Conte #roccocasalino deve dimettersi. Le istituzioni non sono #robaloro. Noi non possiamo accettare che si calpestino le più elementari regole della #Democrazia. Attenti si comincia così nei regimi. Se non esegui muto gli ordini del capo, sei finito”.

Pina Picierno (Pd): “Conte sapeva delle minacce che Rocco Casalino riservava al suo ministro dell’economia Tria? Chi è il vero mandante di Casalino? Conte e la Presidenza del Consiglio che ogni mese lo paga lautamente o la Casaleggio associati che ha trovato una potente cassa di risonanza dei propri desiderata da far pagare ai contribuenti italiani?”.

Francesco Giro (Fi): “Ho ascoltato il messaggio audio con le minacce di Casalino ai funzionari del Mef, definiti dal portavoce del premier “dei pezzi di m…”. Da cacciare e far fuori nel 2019. A questo punto crediamo che il presidente Conte debba lui cacciare Casalino a calci nel sedere. Usiamo questa espressione perché, per arginare la trivialità di Casalino, non c’era altra via. Comunque se questo è il clima credo che il Governo sia in uno stato preagonico”.

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Autore dell'articolo: admin