Il caso degli arresti nella Sanità umbra spiegato dai giornali


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Pierpaolo Scavuzzo / AGF 


Catiuscia Marini




Tegola elettorale sul Pd alla vigilia del voto europeo. Anche se è solo la Repubblica a mettere la notizia in apertura della prima pagina: “Arresti a sinistra” titola. Il fatto è presto detto: “Il segretario del Partito democratico dell’Umbria, Gianpiero Bocci, e l’assessore regionale alla Salute, Luca Barberini, sono finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine della procura di Perugia sulle irregolarità che sarebbero state commesse in un concorso per assunzioni nella sanità. Tra gli indagati anche la presidente della Regione Catiuscia Marini. Matteo Salvini: ‘Elezioni regionali subito’. Nicola Zingaretti nomina Walter Verini commissario del Pd in Umbria”. Ancora “in prima”, ma a centro pagina, Il Fatto Quotidiano titola: “Umbria, retata ai vertici del Pd: ‘Sistema criminale nella sanità’”. Sul Messaggero, invece, “Umbria, l’inchiesta sulla sanità travolge il Pd e la Regione”.

Ma cosa è accaduto con precisione? “I medici, gli infermieri, tutto veniva deciso a tavolino. I concorsi erano una mera formalità, una questione di facciata. Le scelte erano fatte dietro le quinte. La regia era politica e — secondo l’accusa — toccava i vertici della regione Umbria e del Pd locale” scrive “la Repubblica”. Che poi, per la cronaca, aggiunge”: “Nelle carte dei Pm, gli indagati sono accusati di aver gonfiato i punteggi dei candidati per farli arrivare in cima alla graduatoria negli esami. O di aver fatto arrivare ai raccomandati le tracce prima delle prove. La macchina da guerra messa in piedi a Perugia poteva contare su un gruppo di fedelissimi di 9 persone, tra dirigenti sanitari e professori universitari, disposti a giocare un ruolo per un tornaconto personale”.

A pag. 3 il quotidiano diretto da Carlo Verdelli è però in grado di raccontare “le carte dell’indagine sulla Sanità in Umbria” sotto un titolo esplicativo: “’Qui ci sono le domande, tranquilla’, così il manager rassicurava la governatrice”, ovvero tutte le manovre per truccare i concorsi di infermieri, medici e addetti secondo le ricostruzioni fatta dai Pm di Perugia: “’Messaggio da Bocci… vuole gli orali, le domande orali’. Non ha dubbi il direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera perugina Maurizio Valorosi. Riferisce al suo direttore generale, Emilio Duca, la richiesta di Gianpiero Bocci segretario del Pd umbro. In pratica – secondo quanto emerge dall’intercettazione a carico di Valorosi agli atti dell’inchiesta – l’esponente dem vorrebbe avere le domande prima dell’esame per favorire qualcuno”, si legge.

Un sistema, dunque, che il Corriere della Sera definisce come “un’associazione a delinquere per truccare e condizionare le assunzioni negli ospedali, piegandole alle richieste dei politici locali” si può leggere nell’incipit della cronaca di Giovanni Bianconi. “L’avevano messa in piedi, secondo l’accusa della Procura di Perugia, il direttore generale della Azienda ospedaliera umbra Emilio Duca, il direttore amministrativo Maurizio Valorosi e altri complici. Ma dietro ci sarebbero state le pressioni della presidente della Regione Catiuscia Marini, dell’assessore alla Salute Luca Barberini e del segretario del Partito democratico umbro (nonché ex deputato e sottosegretario al ministero dell’Interno) Giampiero Bocci”. Agli arresti domiciliari sono finiti in quattro, mentre la Presidente Marini è indagata per concorso in abuso d’ufficio.

Alla vicenda Il Fatto Quotidiano dedica un’intera quinta pagina, aggiungendo il particolare che “l’indagine è partita a fine 2017” svelando ”l’esistenza di un ‘sistema’ clientelare in cui esisteva una ‘generalizzata disponibilità’ a commettere illeciti all’interno dell’azienda ospedaliera da parte di coloro che si occupano delle procedure di selezione” dei concorsi, che – chiosa il giornale – “sono ormai un genere letterario a se stante nella cronaca giudiziaria, ma anche per un’accusa ‘secondaria” di favoreggiamento che ricorda persino in alcuni particolari il caso Consip, almeno per la parte che riguarda l’ex ministro Luca Lotti e altri accusati di aver avvertito gli indagati dell’inchiesta in corso (quel caso è fermo alle richieste di rinvio a giudizio)”. Anche in questo caso, infatti, ci sarebbe stata una fuga di notizie, perché l’ex sottosegretario Bocci avvertì gli indagati, con il concorso di un generale dell’Arma sull’esistenza di “cimici” in ospedale per le intercettazioni, facendole poi scoprire.

In un breve articolo, Il Messaggero racconta invece le reazioni del neosegretario del Pd: “Garantista sì ma non intenzionato a non concedere il fianco agli avversari, soprattutto in questo momento. La prima vera grana per Nicola Zingaretti si chiama Umbria. Appena scoppiata l’inchiesta, il leader dem si è consultato con il presidente del partito Paolo Gentiloni e con Marina Sereni e Paola De Micheli. In un’ora è partita la decisione: commissariare il partito con il deputato umbro Walter Verini. ‘Il Pd in questa regione è sano – è stato il ragionamento di Zingaretti consegnato ai suoi collaboratori –, ma in questo momento non possiamo avere ombre dietro di noi”.

Su questo particolare aspetto, la Repubblica – che dedica al caso anche una radiografia “da Perugia alla Puglia” delle inchieste locali in cui i dem sono “sotto schiaffo” – offre una riflessione dal titolo “Ma tutti i partiti facciano i conti”, in cui si può leggere che “quando un politico o un amministratore pubblico è sottoposto a un’inchiesta non è mai possibile far finta di niente. Riguarda tutti, destra e sinistra. Nuovi partiti e vecchi partiti. Quando, poi, quell’inchiesta si chiude con una condanna, il risultato non si limita solo alla punizione di chi ha commesso un reato. È un fallimento della politica”. “Eppure queste vicende, sia in Umbria sia in Puglia — prosegue il commento – possono diventare un macigno per la campagna elettorale di un partito uscito un anno fa con le ossa rotte e che ora sta cercando di ricomporsi. È un problema in primo luogo per il nuovo segretario del Pd. Che deve fare i conti con quel che si è ritrovato. L’emergenza giudiziaria tocca dunque il centrosinistra ma Zingaretti può trasformarla in un’occasione. L’occasione di mettere ordine nella sua formazione, di liberarla da chi ne compromette eticamente il futuro. Può, in sintesi, fare pulizia dalle scorie, da quelle reali e non presunte, che appesantiscono il percorso che ha dinanzi”.

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Autore dell'articolo: admin