Il capo del comando che ha torturato e ucciso Khashoggi ha studiato in Italia


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OZAN KOSE / AFP 


Tawakkol Karman, yemenita, premio Nobel per la Pace mostra una foto di Jamal Khashoggi 




Maher Abdulaziz Mutreb, il leader del commando saudita accusato dell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, vicinissimo al principe ereditario Mohammed bin Salman, fece un corso di hacking in Italia nel 2011. Lo riferiscono alcuni fonti turche che citano i documenti riservati pubblicati da Wikileaks.

Mutreb faceva parte di un gruppo che si recò in Italia per un corso tenuto una società privata fornitrice di un avanzatissimo software per le intercettazioni. Secondo Al Jazeera, Mutreb ha effettuato 19 chiamate nel giorno in cui Khashoggi scomparve, tra cui una alla segreteria dell’ufficio del principe ereditario. Inoltre i due aerei privati a bordo dei quali il commando ha raggiunto Istanbul, sono stati noleggiati proprio a nome di Mutreb.

Particolari truculenti

Continuano a emergere particolari sulla fine del giornalista e dissidente saudita, sparito lo scorso 2 ottobre dopo essere entrato nel consolato del proprio Paese a Istanbul per ritirare dei documenti. Secondo quanto riporta il quotidiano turco Yeni Shafak, vicino al governo, il giornalista sarebbe stato decapitato dopo essere stato torturato e poi fatto a pezzi all’interno del consolato.

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Durante un interrogatorio registrato dall’Apple watch dello stesso Khashoggi gli sarebbero state tagliate le dita e nelle registrazioni citate dal quotidiano si sente la voce del console Mohammed Utaybi, che ha lasciato la Turchia il 16 ottobre, poco prima della perquisizione della sua residenza. Utaybi chiede a qualcuno di “sbrigare la faccenda fuori dal consolato”, per evitargli guai. Alla sua richiesta si sente rispondere: “Taci, se non vuoi essere ammazzato quando torni in Arabia”.

Sette minuti

Secondo Al Jazeera lo smembramento del corpo del giornalista sarebbe durato non più di sette minuti e sarebbe stato effettuato da un esperto anatomopatologo, Muhammed al Tubaigy, individuato dagli investigatori turchi tra i 15 sauditi giunti ad Istanbul prima dell’appuntamento di Khashoggi in consolato e volati a Riad subito dopo la sparizione del giornalista. Tra questi funzionari dei servizi sauditi e uomini del corpo di guardie personali del principe Mohammed bin Salman, ritenuto il mandante dell’omicidio.

La notizia dell’esistenza di una registrazione audio, che prova la morte del giornalista e che sarebbe in possesso della polizia turca, era già stata data al Washington Post da due fonti delle forze di sicurezza di Ankara. Secondo il quotidiano turco Sabah, la registrazione era stata trasmessa dall’Apple Watch del giornalista all’accout iCloud attraverso un telefono cellulare lasciato fuori dall’edificio.

L’emittente araba Al-Jazeera ha fatto sapere che l’audio dura in totale 11 minuti e che l’analisi tecnica compiuta dalle autorità turche ha rilevato quattro voci riconoscibili: quella di Khashoggi e tre attribuite a cittadini sauditi.

La lista pericolosa

Undici delle 15 persone incluse nella lista dei sospettati presentata dalle autorità turche appartengono ai servizi segreti sauditi. Compare anche il nome di Khalid Aedh Alotaibi, che online si identifica come membro della Guardia Reale. All’inizio di quest’anno l’uomo aveva accompagnato il principe Mohammed bin Salman in visita negli Stati Uniti che ora non abbandonano l’Arabia Saudita perché “ne hanno bisogno per la lotta al terrorismo”, ha detto il presidente Donald Trump in un’intervista su Fox Business. “Spero che saremo dalla parte giusta dell’equazione. Sapete che abbiamo bisogno dell’Arabia Saudita in termini di lotta contro tutto il terrorismo, tutto ciò che sta accadendo in Iran e in altri luoghi”. Alla domanda se gli Stati Uniti non dovessero poi lasciare l’Arabia Saudita, ha spiegato: “Non voglio farlo e francamente hanno un ordine tremendo, 110 miliardi di dollari”. Il riferimento era alle vendite di armi degli Stati Uniti promesse al regno. 

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Autore dell'articolo: admin