Il caos a Westminster fa fuggire la Rolls-Royce dall’Inghilterra


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Troppa incertezza, si delinea il peggior scenario possibile. Il gruppo industriale britannico Rolls-Royce continua a fare le valigie chissà per dove. Teme una cosa: la possibile Brexit senza accordo. La crisi, dalle parti di Westminster, è tutta politica, ma nessuno scommette sul fatto che resti solo tale. Il mondo economico e finanziario inizia a tremare, e c’è chi scalda i motori per prendere la fuga, e pazienza se il ponte sulla Manica non è mai stato costruito.

“Ci sono molti passi da fare e, in assenza di una garanzia, assicuro che possiamo continuare la nostra attività dopo il 29 marzo del prossimo anno”, ha detto Warren East, Ceo del gruppo automobilistico, intervistato alla BBC, “Il tempo stringe e come leader di un’azienda vorrei vedere i leader politici di entrambe le parti raggiungere un accordo e negoziare un accordo concreto che soddisfi le imprese”.

La fuga dei pistoni nei magazzini esteri

La Rolls-Royce, come altre società industriali dipendenti dal commercio con il continente, ha messo in atto piani di emergenza per poter far fronte al ritorno dei controlli doganali, che include la costituzione di scorte di pezzi di ricambio.

Il gruppo, che produce motori per l’aviazione e la marina, impiega oltre 22.000 persone nel Regno Unito, rendendolo uno dei più grandi gruppi manifatturieri del paese. Ma questa dichiarazione del direttore generale illustra dubbi persistenti tra gli ambienti economici, nonostante il progetto di accordo convalidato dal governo britannico mercoledì sera, che prevede la continuazione di un’unione doganale e un periodo di transizione.

Il nuovo ministro per l’uscita dall’Ue

Theresa May ha intanto nominato un nuovo ministro per la Brexit. La scelta della premier britannica è caduta su Stephen Barclay, già ministro della Salute, che andrà a rimpiazzare Dominic Raab. Barclay, che il Guardian definisce “uno dei meno noti ministri del governo”, è un ex direttore della Barclays Bank, eletto in parlamento nel 2010. Nel referendum votò per la Brexit.

Una fronda sempre più forte

La scelta difficilmente appagherà la sete di vendetta dei conservatori rimasti scontenti per l’accordo raggiunto con le autorità di Bruxelles. Almeno venti deputati conservatori hanno presentato altrettante lettere a Graham Brady, presidente del gruppo parlamentare dei Tory alla Camera dei Comuni, chiedendo un voto di sfiducia contro la leadership alla guida del partito Tory di Theresa May.

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Cary Grant

La May non dice mai

“Quando arriverà il voto in Parlamento, ogni singolo parlamentare deciderà, siano essi conservatori, laburisti, Dup o altro. I Dup ovviamente lavorano con noi, ho fiducia, ma voglio essere in grado di dire ad ogni parlamentare che questo accordo è il migliore possibile per il Regno Unito”. Questa la risposta della premier Theresa May a Lbc Radio, alla domanda se i nordirlandesi del Dup voteranno o meno a favore dell’accordo. Sabato 24 novembre è prevista l’assemblea annuale degli unionisti del Dup a Belfast.

Una posizione attendista, questa, e cauta. Il motivo è semplice: il Dup, il partito degli unionisti dell’Irlanda del Nord, è il partner che permette al suo governo di sopravvivere, dopo l’esito semidisastroso delle elezioni politiche dello scorso anno. E l’accordo con Bruxelles contiene una serie di garanzie per l’Ulster – a partire dalla questione del confine tra le due Irlande – da cui dipende molto dell’esito finale della trattativa. Come anche del governo di Theresa May.

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Autore dell'articolo: admin