Il bambino-soldato che controlla la seconda città dello Yemen


Il bambino-soldato che controlla la seconda città dello Yemen

 (Afp)


Guerriglieri in Yemen, Taiz. Immagine d’archivio




Gli abitanti di Taiz, la seconda città dello Yemen, stanno attenti a non parlarne male. Se c’è una disputa tra clan, è a lui che i capi clan cinquantenni si rivolgono per l’arbitrato. Quando si sposta, viene scortato da un convoglio di almeno cinque macchine. La scorsa settimana, anche la polizia locale ha dovuto cedere di fronte al suo prestigio, rilasciandolo poche ore dopo averlo arrestato.

Ghazwan Al Mekhlafi è ormai il ‘dominus’ di Taiz ma non è un leader qualunque: la sua età è compresa tra i 15 e i 16 anni. Un bambino soldato – come ce ne sono troppi in Yemen – che però guida diverse centinaia di miliziani, come un adulto: un “bambino della guerra”, probabilmente, il primo vero e proprio leader militare appartenente alla generazione dei post-millennials, i nati tra il 1995 e il 2010.

Il suo è un cognome pesante. Appartiene al clan dei Mekhlaf, tra i più conosciuti a Taiz, al quale appartiene Sheikh Hamoud al Mekhlafi, il fondatore del Fronte popolare locale che ha iniziato a combattere gli Houthi nel 2015. A quel tempo, riferiscono i residenti a Middle East Eye, l’imberbe Ghazwan aveva abbandonato la scuola da almeno quattro anni, per diventare trafficante di armi. Da quel momento, l’ascesa militare: si unisce alle milizie guidate da suo zio, Sadeq Sarhan, leader della 22esima brigata meccanizzata di Islah. Combatte sia contro gli Houthi che contro le forze indipendentiste dello Yemen meridionale, in prima linea. La sua brigata, oggi, è la piu’ potente di Taiz e per finanziarsi chiede il “pizzo” ai negozianti del suq locale.

Nemico acerrimo degli Houthi, lo scorso anno le milizie di Al Mekhlafi hanno combattuto a lungo anche contro i salafiti di Abu Al Abbas. Quando martedi’ scorso è stato arrestato per poche ore, i residenti erano sicuri lo avrebbero rilasciato in breve, visto il suo potere di dissuasione nei confronti della polizia locale.

E così è stato. Il conflitto in Yemen non accenna a fermarsi, ed ha già causato la più grave crisi umanitaria del Globo. Sono almeno 50.000 i morti, qualche milione gli sfollati, sono tornate a diffondersi malattie come il colera e la malnutrizione, soprattutto infantile, è una realtà ormai consolidata. In un simile scenario, tantissime famiglie sono costrette a ricorrere a misure estreme per sopravvivere, come far combattere i propri figli anche a 10, 11 anni.

Diventano spesso vitali i circa 100 dollari garantiti ai bambini soldato come salario mensile. Ai bambini soldato hanno fatto ricorso quasi tutte le forze in campo nel Paese del Golfo: dagli Houthi alle diverse forze pro-governative. A marzo 2017 l’Unicef aveva stimato il numero di bambini soldato nei due anni precedenti a circa 1500, molti dei quali sotto i 13 anni. In pochi, pero’, avrebbero creduto che un ragazzino della loro età – senza peli sul viso ma con molto pelo sullo stomaco – potesse ragionevolmente considerarsi, non ancora maggiorenne, il principale signore della guerra a Taiz.

Lby/Bia

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