I Veri Finlandesi hanno tre nemici: Europa, migranti ed ecologia


Veri finlandesi

Vesa Moilanen / Lehtikuva / AFP


Jussi Halla-aho




La performance alle urne dei Veri finlandesi consacra il partito populista ed euroscettico, alleato in Europa con la Lega di Matteo Salvini, come seconda formazione politica della Finlandia, inserendo il Paese nordeuropeo tra i membri dell’Ue dove, elezione dopo elezione, il sentimento anti-straniero e il nazionalismo rappresentano valori sempre più centrali.

Ma oltre alla campagna contro l‘immigrazione, fomentata anche dagli arresti di alcuni migranti sospettati di violenza sessuale su ragazze minorenni e alle critiche alle mancata riforma del welfare, i Veri Finlandesi – guidati dal falco eurofobo Jussi Halla-aho – hanno puntato molto sul ‘no’ alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Il dibattito sulle politiche ecologiste ha dominato la campagna elettorale per le parlamentari, tanto che Greenpeace ha definito il voto un'”elezione climatica”, sottolineando che “mai prima d’ora” la questione era stata discussa “con tale serietà in Finlandia”, Paese di cui un terzo del territorio si trova oltre il Circolo polare artico.

I Veri finlandesi sono andati controcorrente, criticando tutte le misure offerte dagli altri otto partiti rivali per combattere il surriscaldamento terrestre. Dal seggio dove ha votato, domenica a Helsinki, Halla-aho ha anticipato alla stampa di volere “una politica sul clima più moderata, che non cacci via le industrie dalla Finlandia, verso Paesi come la Cina”.

Arrivati secondi, un seggio in meno dell’opposizione dei socialdemocratici dell’Sdp, i Veri finlandesi hanno trovato consensi tra l’elettorato delle campagne e tra chi temeva le proposte ecologiste, delineate dagli altri partiti sfidanti, come per esempio l’aumento del numero dei veicoli elettrici, l’imposizione di tasse per ridurre il consumo di carni e il passaggio a una dieta vegetariana nelle scuole.

Il partito di Halla-aho ha bollato come “elitario” l’approccio a politiche più severe sul clima, che finiscono per danneggiare la classe operaia e ha denunciato che la Finlandia e’ stata colpita da “isteria” sulle questioni ecologiche. 

La lotta al cambiamento climatico, però, ha portato voti anche ai Verdi (oltre il 10% dei consensi), decretando così una reale spaccatura all’interno dell’elettorato su questo argomento. Anche l’Alleanza di sinistra, che ha sostenuto un’ambiziosa agenda sul clima, è andata bene portando a casa la sua prima vittoria dal 1995 (8,4%).

Il risultato dei Veri finlandesi è sorprendete, se si pensa che il suo consenso è stato costruito in meno di due anni. Nato nel 1995, il partito è rimasto marginale fino alle elezioni del 2007 (4%). Nel 2011 divenne la terza forza (19%), ma rifiutò di entrare nel governo, considerato troppo filo-europeo.

Nel 2015, al secondo posto nell’esito delle urne, entrò a far parte di una coalizione con i centristi e i conservatori, ma registrò un calo dell’elettorato, non soddisfatto delle posizioni troppo moderate ed europeiste. Nel 2017, il partito lasciò il governo: la maggioranza dei deputati fondò la Nuova Alternativa (in seguito ribattezzata Futuro Blu) che rimase al governo; gli altri si unirono al nuovo leader, Jussi Halla-aho, che rappresenta l’ala piu’ radicale e xenofoba, passando all’opposizione. Una volta fuori dal governo, i Veri Finlandesi hanno riguadagnato terreno criticando duramente le politiche migratorie e di austerità dell’esecutivo, il che ha loro permesso di recuperare la fiducia dell’elettorato.

Al contrario, i tre partner della coalizione di governo uscente – il Partito di centro del premier Juha Sipila, il Partito di Coalizione Nazionale (in finlandese Kansallinen Kokoomus, Kok) e Futuro Blu, costola moderata della destra estrema – sono stati puniti alle urne dall’elettorato per la durezza delle politiche di austerità che hanno riequilibrato le finanze pubbliche, ma minato il famoso sistema di welfare nordico. 

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