I molti ‘se’ e i tanti ‘ma’ che ostacolano la legge sull’eutanasia


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A quasi 5 anni di distanza dalla proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia, ferma dal 2013 alla Camera, e a tre mesi dal pronunciamento della Consulta, che ha dato un anno di tempo al Parlamento per colmare “i vuoti di tutela” nell’attuale normativa sul fine vita, alla Camera prende il via l’esame del testo popolare, promosso dall’Associazione Luca Coscioni e dai Radicali italiani, che mira a riconoscere la ‘dolce morte’ anche in Italia.

E già si preannunciano tensioni, sia all’interno della maggioranza giallo-verde – dove i due alleati di governo hanno posizioni non proprio simili – che al di fuori del Parlamento. Anche se i due relatori, il leghista Roberto Turri e il pentastellato Giorgio Trizzino, garantiscono che nell’affrontare la materia “non ci sarà alcuna posizione ideologica” e si tenterà di “andare oltre” il dato della mera appartenenza politica.

Le tappe della discussione

La proposta di legge di iniziativa popolare, depositata alla Camera nella scorsa legislatura, esattamente il 13 settembre del 2013, inizierà il suo iter nelle commissioni Giustizia e Affari sociali di Montecitorio mercoledì prossimo. Ma si tratta solo dei primi passi, e il cammino sarà lungo, spiegano sia la presidente della commissione Giustizia, Giulia Sarti (M5s), che i due relatori.

Al momento all’esame della Camera c’è solo la pdl popolare, forte delle iniziali 70 mila firme raccolte, raddoppiate nello scorso autunno grazie a una nuova mobilitazione dei Radicali e dell’Associazione Coscioni, che a metà settembre hanno incontrato il presidente di Montecitorio, Roberto Fico, da sempre molto sensibile al tema.

L’incontro con Conte

L’Associazione Coscioni la sera dello scorso 7 gennaio è stata ricevuta a palazzo Chigi da Conte. Un incontro chiesto alla luce della decisione della Consulta che il 24 ottobre, investita della questione a seguito della vicenda di Dj Fabo, ha di fatto dato un anno di tempo al Parlamento per intervenire sulla materia. L’incontro di palazzo Chigi ha subito suscitato la reazione delle realtà contrarie a qualsiasi intervento sul fine vita: “non esiste alcun diritto all’eutanasia legale in Italia perché non è possibile il riconoscimento di un ‘diritto a morire'”, hanno ad esempio affermato il presidente di Pro Vita, Antonio Brandi, e quello di Generazione Famiglia, Jacopo Coghe.

Al di là delle diverse – e a volte molto distanti – posizioni, le forze politiche tenteranno ora di avviare un dibattito sul merito in Parlamento. E non è escluso che possano aggiungersi altri testi “nelle prossime settimane” oltre quello della proposta di iniziativa popolare, osserva la presidente Sarti parlando con l’AGI. Proprio un senatore dei 5 stelle, Matteo Mantero, nelle scorse settimane aveva annunciato una proposta a sua prima firma sull’eutanasia. E anche i senatori del Pd avevano manifestato identica intenzione.

“In ogni caso – garantisce Sarti – si procederà con l’adozione di un testo base solo dopo un ciclo di audizioni”, che potrebbero iniziare a metà febbraio, “ma dobbiamo prima riunire l’Ufficio di presidenza e stilare il calendario, decidendo anche i soggetti da audire”.

Da dove si parte

Si parte mercoledì con le relazioni illustrative dei due relatori: “Partiremo dalla proposta di legge popolare – spiega all’AGI il relatore Roberto Turri, capogruppo della Lega in commissione Giustizia – ed è probabile che si aggiungeranno altri testi”, anche se la Lega “non ha ancora deciso se presentare una sua proposta”.

Di certo, “si tratta di un argomento molto delicato, e già in passato sono naufragati i vari tentativi” di intervenire da parte del Parlamento. Quindi, per Turri, è essenziale “procedere con cautela, andando oltre le posizioni politiche di ognuno e la personale sensibilità di ciascuno”.

Perché è un tema che necessita di “mettere da parte l’appartenenza politica”, replica all’osservazione che l’eutanasia non è tra i punti del Contratto di governo. Insomma, “occorrerà da parte di tutti fare un approfondimento, vista la delicatezza della materia”.

La Lega non ha preconcetti

Comunque, garantisce Turri, “da parte della Lega non c’è nessun preconcetto ideologico, nessuna posizione contraria a prescindere. Ciò non vuol dire che siamo a favore, ma cercheremo di trovare una soluzione il più condivisa possibile”. Che la Lega non abbia tra le sue priorità l’eutanasia non è un mistero, ma è anche vero che lo stesso Matteo Salvini, il giorno della ‘dolce morte’ di dj Fabo in Svizzera, twittò: “rispetto e una preghiera per la morte, e per la nuova vita, di Dj Fabo. Garantire la libera scelta di ogni cittadino, ma soprattutto assicurare una vita dignitosa a chi invece vuole continuare a combattere e ai suoi familiari: questo dovrebbe fare un Paese serio, cosa che oggi l’Italia non è”.

Ora, però, la Lega è al governo e già in diverse occasioni e su ben altre materie non è mancato un duro confronto con gli alleati pentastellati. I quali, al contrario, hanno sempre mostrato una certa sensibilità su materie delicate come il fine vita (da ricordare l’asse con il Pd per il via libera al testamento biologico nella scorsa legislatura).

La posizione del M5s

“Per il Movimento 5 stelle è un tema di grande interesse”, conferma all’AGI l’altro relatore, il deputato Giorgio Trizzino, e sicuramente sarà necessario “un passaggio interno al Movimento per discuterne”, ma il “percorso parlamentare sarà molto lungo” e soprattutto sarà “un percorso di conoscenza”, sarà infatti necessario ascoltare “tutta la società civile che si occupa della materia, i vari tavoli tematici, le associazioni, credo che sicuramente ascolteremo tutti e studieremo il lavoro fatto”.

Ma senza preconcetti ideologici, sottolinea Trizzino, che condivide le parole del collega della Lega: “E’ un tema che riguarda tutti, a prescindere dall’appartenenza politica e credo che sulla materia non possa esserci un ‘no’ categorico’ o un ‘sì’ a prescindere” ma un approccio “senza preclusioni”. Insomma, “procederemo passo dopo passo – tiene a ribadire il deputato pentastellato – e con grande prudenza. Io per lavoro conosco bene il tema della sofferenza e della malattia e so che va affrontato con estrema prudenza e condivisione”.

E se dovessero sorgere problemi tra alleati di governo, Trizzino ricorda che nel Contratto di governo “c’è un passaggio in cui si parla di massima attenzione alla sofferenza” e quello sarebbe “un elemento da cui partire. Ma non credo” ci saranno tensioni, e poi come Parlamento “siamo anche vincolati ad intervenire dalla Consulta che ci ha chiesto di esprimerci. Ma non credo – ripete – che si arriverà a una contrapposizione tra M5s e Lega perché è un tema che riguarda tutti, a prescindere dalle appartenenze politiche”. Infine, quanto alla possibilità che il Movimento presenti alla Camera un suo testo, il relatore spiega: “E’ prematuro immaginare adesso un testo M5s, ma potrebbe verificarsi. Intanto avviamo il lavoro”.

 

 

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Autore dell'articolo: admin