I misteri del lager di Gusen, “l’inferno degli inferni”


I misteri del lager di Gusen, "l'inferno degli inferni"



Il ritrovamento di teschi, ceneri e ossa umane ha riacceso i riflettori sul mistero del lager di Gusen, in Austria, nelle cui gallerie i nazisti avrebbero condotto ricerche nucleari su vasta scala. La scoperta è stata fatta in un seminterrato dimenticato sotto la stazione ferroviaria di Lungitz, in Alta Austria, a soli cinque chilometri da Gusen, la placida cittadina in cui sorgeva uno dei più feroci campi di concentramento del Terzo Reich, chiamato dagli stessi deportati “l’inferno degli inferni”. Il ritrovamento risale a poche settimane fa, durante dei lavori edilizi presso la stazione del paesino nella provincia di Linz, e ha subito alimentato il mistero e le polemiche intorno al lager, di cui non si è mai chiarito il numero reale delle persone che vi trovarono la morte, tra cui c’erano anche molti italiani.

È stato uno degli uomini addetti agli scavi a scoprire per primo uno scheletro. I lavori sono stati immediatamente sospesi, gli esperti chiamati da Linz e da Vienna sono giunti alla conclusione che quei resti sono tardo-romani o del primo Medio Evo. Ma poi, allargando le ricerche, è stata fatta un’ulteriore scoperta che ha lasciato gli esperti senza fiato: un vano sotto i binari con altre ossa, comprese parti di teschi, e una gran quantità di ceneri umane. Solo che questa volta si è potuto verificare che non hanno più di 75 anni: considerata la posizione e la logistica, gli esperti si sono convinti che si tratta dei resti di deportati di Gusen. Una quantità di cenere compatibile con l’ipotesi che solo qui, vicino alla stazione, abbiano trovato la morte migliaia di persone. 

“Io sono subito accorsa sul posto per vedere gli scavi”, racconta la presidente del Comitato del memoriale di Gusen, Martha Gammer. “Strada chiusa, recinzioni, accesso vietato. Ma poi ho parlato con un professore che si occupa della storia ferroviaria austriaca e con gli esperti del museo locale di Katsdorf vicino Lungitz, con mappe e documenti relativi alla fabbrica di mattoni in cui tra il 1941 e il 1943 venivano impiegati come lavoratori-schiavi i deportati di Gusen: costoro hanno anche potuto dimostrare che i binari che coprono le ceneri sono stati costruiti tra settembre 1944 e la fine della guerra, come documentato anche da foto aeree realizzati dalla British Army. Ad un certo punto questa fabbrica è stata chiusa, e venne usata come deposito per materiali legati alla produzione dei caccia Messerschmitt 262 nelle gallerie di Gusen. In questo edificio ovviamente facevano lavorare i deportati. Non solo: lì accanto sorgeva anche un gigantesco forno”.

I misteri del lager di Gusen, "l'inferno degli inferni"

Ebbene, spiega Gammer all’Agi, tra le ceneri ritrovate e le ossa ci sono anche pezzi di legno e di metallo. Archeologi e antropologi sono al lavoro, anche per cercare di stabilire l’età delle vittime. La domanda che pone la presidente del Comitato del memoriale di Gusen è molto chiara: “Questa fornace vicino alla fabbrica di mattoni di Lungitz è stata usata per la cremazione di esseri umani negli ultimi giorni del regime nazista?”. C’è da considerare, aggiunge la presidente del comitato del memoriale di Gusen, “che nel 1945 la linea ferroviaria che passava da Lungitz veniva usata per il trasporto dei prigionieri di Auschwitz, di Sachsenhausen e di altri campi di concentramento a Gusen-Mauthausen”. Gli studiosi hanno iniziato a coinvolgere nelle indagini gli anziani di Lungitz, coloro che c’erano, in quegli ultimi mesi di guerra. La domanda è terribile, ma necessaria: ricordano di aver sentito l’odore di bruciato a Lungitz?

Quanti furono davvero i morti?

La scoperta della stazione getta luce nuova su un altro mistero legato a questo campo, tragicamente famoso per l’immenso reticolato dei suoi tunnel sotterranei (nei quali, tra l’altro, venivano costruiti i famigerati caccia Messerschmitt) e suddiviso in tre sottocampi (Gusen I, Gusen II e Gusen III, appunto quello nei pressi del paesino di Lungitz): quante erano, in realtà, le vittime di questo lager? Le cifre ufficiali parlano di 63 mila morti, tra i quali peraltro moltissimi italiani, anche a Gusen III. Ma Gammer parla anche di altre migliaia e migliaia di deportati non registrati che, soprattutto verso la fine della guerra, sono stati portati, tra l’altro anche da Auschwitz, fino a Gusen.

Oltre a ciò, poco più di tre anni fa, gli scavi promossi dal documentarista austriaco Andreas Sulzer – poi bloccati dalle autorità – avevano portato alla luce l’ingresso di quello che potrebbe essere un ulteriore tunnel “segreto” non lontano dal complesso concentrazionario: l’ipotesi è che qui abbiano trovato la morte, negli ultimissimi giorni della guerra, decine di migliaia di detenuti. Il punto, a quanto afferma il regista, è che i registri di Mauthausen-Gusen parlavano di circa 90 mila detenuti vivi presenti. “Ma quando arrivarono gli alleati, il 5 maggio 1945, ne trovarono solo 40 mila. È vero, diverse migliaia di persone furono fucilate vicino al Danubio, altri 10 mila ebrei furono evacuati. Ma comunque i conti non tornano”.

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Esperimenti nucleari?

Sono numerose le testimonianze secondo le quali vi era l’ordine di portare i detenuti nei tunnel e di sterminarli lì, prima che arrivassero gli alleati. Perché? Il sospetto è che qui, nei tunnel di Gusen, i nazisti conducessero vere e proprie ricerche nucleari. È un’ipotesi su cui molto si è dibattuto, sostenuta anche dallo storico tedesco Rainer Karlsch: in queste gallerie nel 2013 furono rilevati valori radioattivi “26 volte superiori alla norma, compatibili – come all’epoca disse il geologo Franz-Josef Maringer – con l’ipotesi che qui i nazisti avessero compiuto ricerche nucleari su vasta scala”. Sulzer, dal canto suo, ne è convinto: “È come minimo ragionevole pensare che qui siano stati mandati a morire coloro che sapevano”. Quelli che sapevano cosa? Che in queste gallerie erano in corso i progetti nucleari con i quali il nazismo in rotta sperava di capovolgere i destini della guerra. Progetti dei quali gli alleati in arrivo non dovevano assolutamente venire a conoscenza.

Oltre all’Università di Vienna e all’Università di Innsbruck, anche la Comunità ebraica austriaca e la Diocesi di Linz hanno deciso di partecipare alla ricerca della verità sul ritrovamento di Lungitz. “Dobbiamo almeno assicurare alle vittime una sepoltura dignitosa, dopo così tanti anni”, ha detto da parte sua la sottosegretaria austriaca agli Interni Karoline Edtstadler. I nomi di quei deportati, quelli probabilmente non li conosceremo mai. Molti a Vienna e a Linz continuano a sostenere che tutto sia già stato scritto sul destino dei morti di Gusen. Ma le ceneri di Lungitz raccontano un’altra storia.

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Autore dell'articolo: admin