I minatori nel pozzo stanno arrivando al punto dove c’è il piccolo Julen


I minatori nel pozzo stanno arrivando al punto dove c'è il piccolo Julen

 Afp


Lo scavo a Totalan, vicino a Malaga




Dovevano essere le ultime ore prima del recupero di Julen, il bimbo di due anni caduto in un pozzo nelle campagne andaluse, in Spagna, e invece ancora una battuta d’arresto. I minatori, che da ieri pomeriggio scavano la galleria orizzontale tra il tunnel verticale scavato a fianco del pozzo e il luogo dove si ritiene sia il bimbo, hanno scavato quasi due metri, la metà del tratto. Ma fanno fatica. “La montagna comanda”, scrive El Mundo, sintetizzando le difficoltà che stanno trovando i minatori, costretti a confrontarsi con un materiale geologico particolarmente duro.

È stata già utilizzata per la terza volta, in poche ore, la microsabbiatura per erodere il terreno e aprire il varco; e ogni volta l’operazione, in aggiunta al processo di ventilazione per estrarre l’aria contaminata e dei gas, dura almeno un paio d’ore. Gli otto uomini della Brigada de Salvamento Minero de Hunosa, la squadra di minatori specializzata in salvataggi impossibili, hanno cominciato a lavorare nella galleria, alle 17:33 ore di giovedì: lo scavo, che in origine doveva durare 24 ore, è stato terminato per metà (circa 2 metri dei 3,8 del tragitto).

Il lavoro è laborioso anche perché i minatori – che respirano il loro stesso ossigeno, che viene rimesso in circolo grazie a bombole speciali che lo depurano dall’anidride carbonica – scendono in fondo alle viscere a due a due, nella capsula speciale creata per il tunnel. Si spera ancora, ma nessuno si illude: da quando, il 13 gennaio, è caduto in un pozzo abbandonato, largo 25 centimetri e profondo più di 100 metri, nelle campagne di Totalan, alle porte di Malaga, il bimbo non ha dato segni di vita. Ora sono 12 giorni che è intrappolato là sotto. Preoccupa soprattutto la mancanza di idratazione.

Gli otto componenti della squadra, un team specializzato in salvataggi complicati e in condizioni di scarsa visibilità, con una lunga esperienza, sono arrivati a Malaga il 15 gennaio a bordo di un aereo militare messo a disposizione dal Ministero della Difesa. Per giorni atteso sul posto, la notte in albergo, di giorno nella zona del pozzo. Adesso è arrivato il loro momento e da ieri l’intera Spagna segue i loro lavoro. Ora la speranza è che il materiale cambi e possano avanzare più velocemente. 

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