I due casi di razzismo che scuotono il dibattito pubblico in Italia 


I due casi di razzismo che scuotono il dibattito pubblico in Italia 

Nicola Marfisi / Agf


La scritta razzista a Melegnano




Di episodi e fattispecie di castighi inflitti a scuola la pubblicistica ce ne ha tramandati tanti – dal bambino messo all’angolo dietro la lavagna, oppure la bacchettata sulle dita, oppure messo fuori dalla classe o invece costretto a restare da solo in aula mentre tutti gli altri erano in cortile a giocare – ma di un bimbo costretto a girarsi verso la finestra perché di colore e quindi “troppo brutto per essere guardato in viso” da parte degli altri bimbi, finora non se ne aveva notizia. Per il maestro, un supplente di una scuola elementare, è stato invece un “esperimento sociale”…

Un esperimento che non è piaciuto a nessuno e men che meno al ministero dell’istruzione che ha sospeso l’insegnante dall’incarico.

Cosa è successo in classe

Il caso è scoppiato a Foligno, nel Ternano. E non sarebbe stato un episodio isolato: a quanto pare ne sarebbe stata vittima anche la sorellina del bambino, in un’altra classe della stessa scuola e ad opera dello stesso supplente. E in tempi in cui la comunicazione viaggia velocissima via web, ecco la segnalazione via Facebook dell’accaduto da parte di un genitore. Mentre un coro di voci indignate si è levato in tutta Italia, è subito intervenuto il Ministero e via via anche forze politiche.

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La scuola in questione sarebbe quella di Monte Cervino, un quartiere di Foligno a ridosso del centro storico. A riferire i fatti ai propri genitori sono stati i compagni di classe degli alunni coinvolti, e dai genitori si è arrivati al dirigente scolastico Ortenzia Marconi, oltre che a rendere pubblico il tutto via social e sul giornale locale online tuttoggi.info.

Cosa ha fatto il Ministro

“Sul caso di Foligno ho immediatamente attivato l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria per effettuare le opportune verifiche. Saremmo di fronte ad un fatto gravissimo. Da condannare”, scrive su Twitter il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. E per l’appunto è poi arrivato un primo provvedimento cautelativo nei confronti del maestro.

Il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, ha dichiarato all’Agi: “Mi pare una vicenda molto singolare, decisamente inopportuna, spero che venga fatta chiarezza e che il ministero faccia le dovute verifiche. Episodi come questo sono gravi anche perché danno un immagine sbagliata della scuola, che invece è il luogo dell’inclusione, dove i professori insegnano l’accoglienza e la tolleranza. Lo spirito della scuola italiana è sempre stato questo, vicende così sono isolate”.

Cosa dice la politica

La governatrice dell’Umbria, Catiuscia Marini, parla su Facebook di episodio, che così come emerge dalla ricostruzione giornalistica, “è gravissimo ed estraneo ad una cultura diffusa di rispetto che la terra umbra e la sua gente ha sempre avuto. Sono in attesa di conoscere la comunicazione ufficiale degli organismi preposti ed è opportuno che questa comunicazione arrivi in tempo rapido”.

Marini esprime inoltre la sua preoccupazione verso “un clima crescente di ostilità e razzismo che si diffonde anche nelle nostre comunità e che ogni giorno proviamo a contrastare. Lo faremo anche questa volta – ha aggiunto – esprimendo non solo solidarietà ai bimbi e alla loro famiglia ma reagendo con decisione a comportamenti così gravi e diseducativi. So il lavoro immenso che ogni giorno fa la scuola pubblica con i suoi docenti e personale e so che la scuola troverà la giusta e ferma risposta a questa gravissima vicenda”.

Sulla vicenda interviene anche il Custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, parlando di “episodi anacronistici fuori dal tempo, fuori dalla storia, fuori dall’umanità. In merito a quanto successo nella scuola di Foligno auspichiamo si faccia chiarezza e se fosse confermato quanto accaduto chi ha responsabilità prenda seri e significativi provvedimenti. Qualsiasi forma di xenofobia va condannata e perseguita”.

E a sua volta il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, Padre Enzo Fortunato, ricorda inoltre che “la città di Foligno ci ricorda uno dei gesti più inclusivi della vita di San Francesco, quando vendette tutto per dare dignità all’uomo”. Nando Mismetti, sindaco della cittadina che ospita la storica, e apprezzatissima dai turisti, Giostra della Quintana, sottolinea che pur in attesa di avere il quadro chiaro e definito della vicenda da parte della scuola la cittadina si caratterizza per il suo essere accogliente, “se il fatto dovesse essere verificato sarebbe di una gravità assoluta”.

L’altro caso di razzismo

L’episodio di Foligno segue un altro grave caso di razzismo registrato in questi giorni in Italia, quello di cui è stato vittima a Melegnano (Milano) un senegalese di 22 anni, Bakary Dandio, bersaglio, come la sua famiglia adottiva, di scritte offensive, come “ammazza al negar”.

Angela Bedoni, la madre di Bakary, aveva già parlato di un clima di odio che è “anche colpa di Matteo Salvini. Intervenendo poi a ‘Circo Massimo’, su Radio Capital, Paolo Pozzi, il padre adottivo di Bakary ha precisato: “Ci sono stati dei fraintendimenti: mia moglie non ha detto ‘è colpa di Salvini’, ma che quello che è successo è il riflesso di un clima di odio che anche le dichiarazioni e gli atti di questo governo contribuiscono a determinare”.

A sua volta il vice premier e ministro dell’Interno ai microfoni di Radio Anch’io, su Radio1 Rai, si è detto “vicino a quei genitori, abbraccio quel ragazzo, chi distingue un essere umano in base al colore della pelle è un cretino, perché le persone si distinguono tra quelle per bene e quelle per male”. Il ministro ha respinto le accuse mosse dalla famiglia contro il Decreto Sicurezza che avrebbe determinato un clima da “caccia allo straniero”.

Per Salvini “legare un decreto che porta più regole, ordine, sicurezza e poliziotti nelle strade italiane a un cretino che scrive una scritta cretina su un muro mi sembra una cosa bizzarra”. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Camera, Roberto Fico, che su Facebook si è detto “preoccupato” per “le scritte razziste contro una famiglia che ha adottato un ragazzo senegalese. Occorre condannare con forza ogni gesto e ogni parola che possono minare il perimetro della nostra civiltà, che è fondata su principi di uguaglianza, solidarietà, tolleranza. Valori che tutti noi – sottolinea – dobbiamo difendere con forza e determinazione, ogni giorno, a partire – e penso in primis alla politica – dall’impegno a usare il linguaggio con più cura e attenzione, senza mai far venire meno il rispetto per il prossimo”. 

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