I cinesi potranno fare quanti figli vogliono. Forse


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In Cina si fanno sempre meno figli. Dopo anni di rigidi controlli delle nascite, il governo si ritrova a fare i conti con l’invecchiamento della popolazione. Pechino sta ora pensando di stracciare la pianificazione familiare in vigore da 40 anni. Attualmente le coppie cinesi possono avere fino a due bambini: una concessione seguita alla fine della legge sul figlio unico (1979-2016).

L’allentamento delle restrizioni demografiche – salite agli onori della cronaca per i numerosi casi di sterilizzazioni e aborti forzati – non ha però portato ai risultati sperati. Secondo stime ufficiali cinesi, entro il 2030, circa un quarto della popolazione avrà compiuto i sessanta anni di età: una fascia di persone che rappresentava solo il 13,3% alla fine del 2010. Non solo: si stima che in Cina ci siano 30 milioni di donne in meno rispetto agli uomini.

La decisione definitiva nel 2020

La Cina vuole correre ai ripari. Circola la notizia di una revisione del codice civile da parte dei maggiori legislatori cinesi, riuniti in questi giorni nel Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (l’organo che fa le veci del parlamento in Cina). A rivelarlo è il quotidiano statale Procuratorate Daily. La pianificazione familiare non viene mai citata direttamente: delle sei aree prese in esame dai maggiori membri dell’Assemblea Nazionale – scrive l’agenzia Xinhua – una di queste riguarda proprio il matrimonio e la famiglia.

La revisione in fase di discussione – coordinata dal presidente Li Zhanshu, numero tre nella gerarchia politica – verrà presa in esame dalla stessa Assemblea nel marzo 2020, quando è previsto, secondo il calendario annuale, la riunione in seduta plenaria di tutti i membri dell’organo. Dal rapporto non emergono indicazioni sulla nuova politica, che potrebbe innalzare il limite a tre figli o consentire un tetto illimitato di prole.  

L’ipotesi di eliminare i limiti al numero di figli che una coppia appare in linea con le esigenze del governo cinese, che vede assottigliarsi, anno dopo anno, il numero di cittadini in età lavorativa.

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L’abolizione della legge sul figlio unico – avvenuta al termine di diversi allentamenti della ultra-decennale normativa – non ha finora prodotto aumenti significativi nelle nascite. 

Sempre più vecchi

Nel 2016, cioè subito dopo l’abolizione della controversa legge, sono nati 17,9 milioni di bambini: appena 1,3 milioni in più rispetto all’anno prima, metà della quota prevista dal governo (numeri dell’Ufficio Nazionale di Statistica). Nel 2017, poi, le nascite sono addirittura scese a 17,2 milioni. Le previsioni parlavano di 20 milioni di nuovi nati.

Due studiosi cinesi – scrive SupChina – hanno suscitato un accesissimo dibattito sui social media con la proposta di introdurre una tassa per la creazione di “un fondo di maternità” a favore delle coppie con un solo figlio o senza prole.  

L’invecchiamento della popolazione è un tema all’attenzione delle autorità anche alla luce dell’inadeguatezza del programma di assicurazione sanitaria (che copre parzialmente solo l’80% della popolazione, con disparità di trattamento tra le zone urbane e quelle rurali).

L’idea di eliminare completamente i limiti demografici era già emersa nei mesi scorsi. A maggio, secondo quanto svelato allora dall’agenzia Bloomberg, una ricerca commissionata dal Consiglio di Stato (il governo centrale) sull’abolizione della normativa, era stata oggetto di attenzione da parte dello stesso primo ministro Li Keqiang, con la possibilità di una decisione a riguardo già nel corso dell’ultimo trimestre di quest’anno, o nel 2019.

I timori delle femministe

Nel frattempo il governo studia nuove forme di incentivi finanziari. Leta Hong Fincher, autrice del best-seller “Betraying Big Brother: The Feminist Awakening in China”, teme che le autorità possano ricorrere a nuove misure coercitive, come forzare le donne a sposarsi presto o – in controtendenza rispetto al passato – ridurre gli aborti. “Continueranno a controllare i diritti riproduttivi delle donne”, ha detto.

China Digital Time ha tradotto dal cinese un racconto apparso di recente su WeChat sulla nascita di un “black child” (黑孩子); la storia di un bambino nato illegalmente negli anni duramente segnati dalla politica del figlio unico.

A spezzare una lancia a favore delle nuove politiche in cantiere, il direttore dell’Istituto di demografia e del lavoro della prestigiosa Accademia delle Science Sociali, Zhang Juwei: “Si è affermata la tendenza irrefrenabile di consentire alle persone di prendere decisioni in tema di fertilità, e sarà questa la direzione delle future politiche sulla popolazione”, ha detto a China Newsweek.

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Secondo un rapporto della Banca Mondiale, il crollo delle nascite è una realtà del 21esimo secolo: l’urbanizzazione porta a un calo demografico. E’ così in Occidente e in Asia, a prescindere dalla ricchezza o meno di un Paese. I cinesi avrebbero fatto meno figli anche senza politiche restrittive – suggerisce il rapporto.

#Theytoo

La revisione del codice civile riguarda anche l’introduzione di leggi per contrastare il fenomeno sempre più diffuso delle molestie sessuali, una risposta al crescente movimento #metoo che prende sempre più piede anche in Cina. Non solo: tra le proposte anche la possibilità di introdurre un periodo della durata di un mese prima di sancire il divorzio, per aiutare i coniugi a riflettere bene. “Quindi vogliono farci avere più figli e meno divorzi?”, è il commento sarcastico di un utente su Weibo, il twitter cinese.

Le indiscrezioni sul possibile cambiamento della politica del secondo figlio erano circolate nelle settimane scorse quando il governo aveva emesso il francobollo dell’anno del maiale, che farà il suo ingresso nel 2019. Il bollo celebrativo riproduce una famiglia. Con tre porcellini. 

 

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Autore dell'articolo: admin