I cani hanno manifestato contro la Brexit per un problema serio


passaporto ue cani gatti brexit  

Denis Voroshilov / Sputnik
 


 Un momento della manifestazione ‘canina’ contro la Brexit




I britannici, si sa, amano viaggiare. E ancora di più amano farlo portandosi dietro il cagnolino di casa. O il gatto. In alcuni casi addirittura un furetto da compagnia. Per questo nel 2000 il governo britannico varò una iniziativa che ebbe subito successo: il PETS, o Pet Passport, come viene più comunemente chiamato, è un documento che certifica lo stato di salute dell’animale, le vaccinazioni e chi sia il proprietario.

Un’idea talmente buona che tra il 2012 e il 2014 l’Unione europea ha adottato questo schema e lo ha diffuso attraverso gli stati membri standardizzando i requisiti di ingresso. Se in possesso di un passaporto che descrive in dettaglio il numero di microchip e della vaccinazione antirabbica, un animale può viaggiare liberamente per l’Europa come il suo padrone. 

Ecco perché domenica 7 ottobre è stato significativo che a scendere in piazza contro la Brexit siano stati anche i cani. 

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Denis Voroshilov / Sputnik
 

 Un momento della manifestazione ‘canina’ contro la Brexit

Fino al marzo del 2019, quando la Gran Bretagna lascerà formalmente l’Ue e i passaporti di cani, gatti e furetti sudditi di Sua Maestà potrebbero diventare carta straccia. Tutto dipende dal tipo di accordo – o di ‘non accordo’ – che Londra troverà con Bruxelles. Nella peggiore delle ipotesi, per dirne una, potrebbe accadere che la signora Smith che ha in programma un viaggetto a Nizza con il suo cagnolino per il 30 marzo 2019 dovrebbe preoccupasi di aver già tutta la documentazione necessaria per fine novembre 2018. vediamo perché, in base ai diversi scenari ipotizzabili.

Prima del 29 marzo 2019

Secondo il servizio veterinario nazionale britannico che ha affrontato la questione, uno scenario in cui il Regno Unito lascia l’Ue senza un accordo “rimane improbabile”. Attualmente prima di poter viaggiare dal Regno Unito in un paese dell’UE per la prima volta, un animale domestico deve essere portato a un Veterinario Ufficiale (OV) almeno 21 giorni prima del viaggio. L’OV garantirà che l’animale abbia un microchip e la vaccinazione contro la rabbia, prima di rilasciare un passaporto europeo per gli animali domestici, che rimane valido per sempre.

Al suo ritorno nel Regno Unito, viene  scansionato il microchip (per confermare la sua identità) e controllato il passaporto controllato (per assicurarsi che corrisponda al microchip e che i requisiti di trattamento siano soddisfatti). I cani che ritornano nel Regno Unito da Paesi che non sono esenti da Echinococcus multilocularis (un tipo di tenia) devono avere un trattamento approvato contro la tenia somministrato da un veterinario tra uno e cinque giorni prima di entrare nel Regno Unito.

Che succede dopo il marzo 2019 (se non c’è un accordo)

Se il Regno Unito lasciasse senza alcun accordo, diventerebbe per l’Ue un ‘Paese terzo’ e gli animali domestici continuerebbero a viaggiare, ma i requisiti per i documenti e i controlli sanitari differirebbero in base alla categoria di paese terzo che il Regno Unito diventerebbe da quel giorno. Esistono tre categorie di ‘paese terzo’ collegate allo stato di salute degli animali: “elenco 1”, “elenco 2” o “non elencato”.

Solo un numero limitato di Paesi e territori sono nel’Elenco 1 e per loro valgono  stesse regole del programma di viaggio per animali domestici degli Stati membri dell’UE. La maggior parte dei Paesi sono nell’Elenco 2, il che significa condizioni aggiuntive, come l’uso di certificati sanitari temporanei. La Gran Bretagna rischia di finire fuori da entrambi gli elenchi e così i proprietari dovrebbero affrontare i preparativi per il viaggio del loro animale con un Veterinario Ufficiale (OV) almeno quattro mesi prima della data in cui desiderano viaggiare. Ciò significa che i proprietari di animali domestici che intendono entrare in Ue il 30 marzo 2019 dovranno discutere i requisiti con il proprio veterinario entro la fine di novembre 2018.

All’arrivo nell’Ue, gli animali domestici dovrebbero essere segnalati a un punto di ingresso dei viaggiatori designato (TPE). Al TPE, al proprietario dell’animale domestico verrebbe chiesto di presentare la prova del microchip, della vaccinazione e del risultato del test del sangue insieme al certificato sanitario del proprio animale.

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Autore dell'articolo: admin