Gli Usa temono che i droni cinesi possano rubare dati. Ma che dati può rubare un drone? 


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KLAUS OHLENSCHLÄGER / PICTURE ALLIANCE / 


Un drone fotografato mentre un aereo gli passa dietro 




Gli Stati Uniti raccomandano prudenza nell’utilizzo di droni fabbricati in Cina, perché potrebbero rubare informazioni a istituti e aziende. A emanare l’allerta, il 20 maggio, è stato il dipartimento di sicurezza interna di Washington, le cui preoccupazioni sono andate puntualmente a rafforzare quelle che negli ultimi anni hanno portato l’amministrazione Trump a ostracizzare Huawei dal mercato nordamericano. Secondo quanto riportato dalla Cnn, i droni provenienti da Pechino comportano “un potenziale rischio alle informazioni delle organizzazioni”, dal momento che “contengono componenti capaci di compromettere le vostre informazioni e di inviarle su dei server dietro la stessa azienda [che li ha prodotti, ndr]”.

E anche se non è scritto espressamente, il riferimento a potenziali violazioni da parte del governo cinese appare lampante. Né si potrebbe fare confusione, dal momento che solo pochi giorni fa l’amministrazione Trump ha messo il colosso cinese – il secondo più grande produttore di smartphone al mondo -, nella lista degli attenzionati speciali, sospettati di violare “la sicurezza nazionale e gli interessi delle politiche estere”. La decisione ha obbligato colossi come Google, Intel e Qualcomm a sospendere la fornitura dei propri servizi a Huawei, che per il futuro potrebbe essere costretta a sviluppare un proprio sistema operativo per sostituire Android (di Google) e relativi servizi come Gmail.

E così come precipita il mercato tecnologico – in cui aziende come Apple hanno risentito negativamente della battaglia tra la Casa Bianca e Huawei -, atterrano anche i droni, altro mercato fiorente nel Paese del dragone. Il rapporto non cita espressamente alcun produttore, ma come osserva Engadget, l’80 per cento degli aeromobili a pilotaggio remoto venduti tra Canada e Stati Uniti vengono dalla Dji, azienda cinese con sede a Shenzhen.

 

Che dati potrebbe acquisire un drone

A preoccupare principalmente il dipartimento di sicurezza interna sarebbero i dati sulla geolocalizzazione dei dispositivi, utilizzati anche in contesti di sicurezza nazionale. Particolarmente versatili e impiegati in aeroporti o per la sorveglianza di infrastrutture strategiche, i droni raccolgono informazioni estremamente precise sulla propria posizione e sugli spostamenti che compiono, che sono loro necessarie per muoversi ed evitare di sbattere o di entrare in aree interdette.

Per questo, il governo americano ha voluto rinnovare “la forte preoccupazione per qualsiasi tipo di prodotto tecnologico che porti i dati americani all’interno del territorio di uno Stato autoritario che permette ai propri servizi di intelligence di avere accesso illimitato a quelle informazioni”. Per le autorità, i droni non trasmettono informazioni solo alle aziende che li producono (e che li utilizzano per delineare le no-flight zone, per esempio), ma anche ai servizi segreti cinesi.

Principale azienda chiamata in causa, Dji ha immediatamente risposto, ricordando che “la sicurezza della nostra tecnologia è stata testata indipendentemente dal governo statunitense e dalle principali aziende del Paese”. Inoltre, l’azienda produce anche droni specificamente progettati per contesti critici e governativi, e incapaci di comunicare con l’esterno, ha precisato l’azienda.

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