Gli ultimi giorni di pioggia hanno salvato il Po 


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MIGUEL MEDINA / AFP


Uno scorcio del Po, Motteggiana 




Allarme siccità rientrato per il fiume Po. Un dato su tutti: il grande fiume ha più che quadruplicato la portata a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, passando da 600 metri cubi al secondo di inizio aprile ai 2702 di ieri. Complici le precipitazioni dei giorni scorsi e le nevicate sulle Alpi, l’emergenza legata alla scarsità idrica è, almeno per il momento, scongiurata.

Per i mesi estivi, poi, sarà tutto da vedere. Per questo il mantra dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (l’ente che gestisce e monitora le ‘magre’ del più lungo fiume italiano dalla Val d’Aosta alle Marche) è sempre uno: “fare di tutto per risparmiare l’acqua”. “Attualmente il fiume ha una portata importante – ha spiegato all’AGI il segretario generale dell’Autorità di bacino, Meuccio Berselli – e sta tornando tutto alla normalità. Inoltre, il lago Maggiore, comincia ad avere un serbatoio che si avvicina al 75, 80 per cento e questo ci dà tranquillità. Le previsioni dei prossimi giorni sono di un tempo instabile e quindi le falde sotterranee continuano a rimpinguarsi”.

A far scattare un’allerta media (ora rientrata) era stata anche la fatidica soglia dei 600 metri cubi al secondo di portata registrata nei primi giorni del mese a Pontelagoscuro (Ferrara) dove “non devono mai passare meno di 450 metri cubi al secondo. Il valore di 600 – ha detto Berselli – ha fatto suonare la campanella di allarme, considerando poi che non erano stati fatti ancora prelievi per l’irrigazione, perché se avesse perdurato quella situazione ci sarebbe stato il rischio di intrusione del sale nel Delta che è uno dei pericoli più grandi che abbiamo per quanto riguarda le coltivazioni”.

Il ritorno alla normalità sarà ufficializzato il prossimo 8 maggio nel corso dell’Osservatorio regionale convocato dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per quanto riguarda l’Emilia Romagna (in programma presso la sede della Regione a Bologna). Proprio l’Emilia Romagna è una delle regioni italiane che più subisce i periodi di siccità perché interessata dal tratto finale del Po e senza invasi sugli Appennini. Una boccata d’ossigeno, le recenti piogge, anche per le coltivazioni. Gli imprenditori agricoli emiliano-romagnoli che ‘dipendono’ dal fiume Po per poter ‘dissetare’ frutta e verdura tirano il fiato ma non nascondono preoccupazioni per il futuro legate ad altri possibili lunghi periodi di siccità.

“Le piogge – ha spiegato all’Agi il direttore di Coldiretti Reggio Emilia, Assuero Zampini – garantiscono a coltivazioni come grano, soia, pomodori, granturco di poter avere nella parte superficiale un po’ di rifornimento ma certamente l’acqua che è venuta non è riuscita a riempire sufficientemente le falde in profondità. Se non continuerà a piovere questo sarà un anno disastroso. Se si gratta il terreno sono bagnati i primi dieci centimetri. Sotto il terreno è asciutto”. Intanto, “affrontiamo i prossimi 20 giorni con un minimo di serenità. è implicito – ha concluso il rappresentante degli imprenditori agricoli – che se non proseguiranno le piogge l’irrigazione rimane l’unica alternativa. Quindi per noi il Po è fondamentale”. 

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