Gli equilibri nella maggioranza sono effettivamente cambiati dopo il voto in Abruzzo


m5s lega Abruzzo europee

 (Afp)


  Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini 




L’effetto Abruzzo pesa ancora sugli equilibri di maggioranza ed esecutivo. E se da un lato il M5s riflette su come proseguire il suo impegno di governo, dall’altro la Lega ha deciso di tenere la barra a dritta, almeno fino alle elezioni europee. Matteo Salvini, tra l’altro, è ora forte di un nuovo ruolo, fino a poche settimane fa impensabile, quello di baricentro stabile della coalizione giallo-verde, in tandem con il premier.

La pensano così in diversi palazzi della politica, a partire dai più elevati. Anche se oggi anche il vicepremier grillino Luigi Di Maio ha assicurato che finché c’è lui il governo non ha nulla da temere. Ma le scelte politiche del leader leghista, al di là della gestione del fenomeno migratorio, si sono rivelate spesso più misurate di quanto non apparisse: dal dossier Venezuela a quello Bankitalia, dal dossier Francia a quello Tav, fonti parlamentari fanno notare che “da politico professionista sa quasi sempre qual è il limite oltre il quale non andare”.

Conte interlocutore privilegiato del Quirinale

Una linea di condotta che lo ha fatto trovare più di una volta su una via parallela a quella del premier Giuseppe Conte. Che in questi mesi è stato l’interlocutore privilegiato del Quirinale. Per indicazione costituzionale e per indole, il presidente del Consiglio è stato considerato il punto di equilibrio di una coalizione nata dopo il voto tra due partiti che avevano su piattaforme diverse.

E ovviamente nessun contratto di governo è mai esaustivo di ogni tema che gli eventi presentano di giorno in giorno all’attenzione di un esecutivo. Guardando in avanti, dunque, già si pensa a un ‘tagliando’ del contratto. Il M5s è impegnato in una riflessione post-voto, anche se oggi su diversi dossier a partire da Alitalia Di Maio ha mostrato un protagonismo che smentisce le ricostruzioni di chi lo vedeva dedito solo a una analisi della sconfitta in Abruzzo.

Il contratto vale ancora?

Ma già si pensa al dopo e il ministro Gianmarco Centinaio lo ha detto esplicitamente: “se il contratto di governo non va più bene e non è più attuale, ci si risiede al tavolo e si ragiona”. Ma Centinaio si è spinto anche oltre, esplicitando quel che in molti pensano: “Se si decide che questo governo è a scadenza e lo mandiamo a casa mi trovate un’alternativa di governo, considerato che alle elezioni con questa legge elettorale nessuno ci vuole andare?”.

E soprattutto, con un bagno di realismo e di nuovo fair play verso il Quirinale, ha spiegato: “Il pallino ce l’ha il presidente Mattarella, non bisogna farlo innervosire: bisogna dimostrare di essere una coalizione che ragiona ma che non litiga e bisogna abbassare i toni”.

L’affermazione per certi versi è lapalissiana: in caso di crisi di governo dopo le elezioni europee il Capo dello Stato aprirebbe nuove consultazioni per vedere se c’è una possibile maggioranza alternativa. Ma i numeri non sono diversi da quelli di un anno fa e il ritorno al voto potrebbe essere l’unica via d’uscita, anche se qualcuno comincia a ipotizzare che lo stesso Conte potrebbe non essere più solo un tecnico senza truppe ma potrebbe coagulare intorno a sé un drappello di ‘responsabili’. E ancora non ci sono certezze su cosa farà il Pd, per ora troppo concentrato sulla campagna delle primarie per ipotizzare una strategia post-europee.

Il rapporto di Salvini con il Quirinale

Di certo il rapporto tra Salvini e il Quirinale non è da tempo negativo. Le diversità vedute sul tema dell’accoglienza dei migranti, nei rispettivi ruoli, non hanno bloccato sul nascere la legge sulla sicurezza che porta il nome di Salvini. Anzi proprio su questo provvedimento, tanto caro al leader leghista, si è avviato un confronto inedito e proficuo con il Colle.

Il risultato è che il Viminale ha accolto le modifiche al decreto suggerite dal Quirinale prima dall’approdo in Parlamento e la legge, una volta approvata, e’ stata controfirmata da Sergio Mattarella. Il dialogo tra i due è da sempre agevolato dal Richelieu di Salvini, quel Giancarlo Giorgetti che Mattarella conosce dal 1996: erano ‘compagni di banco’ nell’emiciclo di Montecitorio, separati dal corridoio di passaggio tra il gruppo Lega Nord.

Il dossier Francia

Il confronto si è accentuato nelle fasi della trattativa con l’Unione europea sulla manovra, con i leghisti che hanno apprezzato e riconosciuto l’impegno risultato fondamentale del capo dello Stato a favore di una risoluzione del contenzioso con la commissione Ue. Da ultimo lo scontro con la Francia. Nel momento di tensione maggiore, dopo il richiamo dell’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, Salvini, che comunque nei comizi continua ad attaccare Emmanuel Macron, ha subito diffuso una nota dai toni diversi da quelli di Luigi Di Maio, il cui incontro con esponenti del ‘gilet gialli’ ha fatto infuriare Parigi. “Non vogliamo litigare con nessuno, non siamo interessato alle polemiche ma difendiamo gli interessi italiani”, ha scandito il ministro dell’interno, dicendosi immediatamente “disponile” ad incontrare Macron o il collega d’oltralpe Castaner.

Nuovi equilibri nascono e si sviluppano, in attesa del voto delle europee, ma da tempo gli osservatori notano che la velocità con cui mutano gli scenari è nettamente superiore a quella di qualche anno fa. E quel che si dà per certo oggi potrebbe mutare domani, mentre i partiti scaldano i motori per una campagna elettorale che sicuramente metterà sotto stress tutto il panorama politico. 

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Autore dell'articolo: admin