Gli equilibri in Europa nel giorno del voto sul nuovo presidente della Commissione 


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Ursula von der Leyen




Aperture su clima e Europa sociale, rassicurazioni sul rispetto dello Stato di diritto, conferma di una doppia vice presidenza esecutiva per Frans Timmermans e Margrethe Vestager. E ancora: più peso al ruolo del Parlamento, una gestione più solidale della crisi migratoria con una revisione del regolamento di Dublino. Ursula von der Leyen, alla vigilia della prova dell’aula di Strasburgo, prova a convincere socialisti e liberali a concederle l’appoggio necessario per diventare la prossima presidente della Commissione europea.

In due lettere inviate in mattinata ai capigruppo di Socialisti&Democratici e Renew Europe, la ministra tedesca mette in fila una serie di impegni per la prossima legislatura, per vincere le resistenze dei deputati progressisti e liberali. E al momento, salvo clamorose sorprese, la grande maggioranza dei due gruppi dovrebbe votarla.

Tra i socialisti resta il dissenso dei tedeschi della Spd e un no dovrebbe arrivare anche dalla delegazione francese. Voto a favore invece di PD, spagnoli e portoghesi, delegazioni numerose che dovrebbero far pendere la bilancia a favore della ministra tedesca. “La grande maggioranza del gruppo voterà a favore”, conferma Roberto Gualtieri.

Anche i liberali, salvo forse una decina di dissidenti, dovrebbero portare in dote il centinaio di voti del gruppo per la von der Leyen. Scontato il sostegno del Ppe, malgrado qualche mal di pancia che potrebbe manifestarsi con il voto contrario di qualche franco tiratore. Le posizioni saranno comunque ufficializzate domani: la presidente designata interverrà alle 9, poi il dibattito andrà avanti fino a fine mattinata e i gruppi avranno tutto il pomeriggio per decidere prima del voto previsto per le 18.

Obiettivo di Von der Leyen, fin da venerdì scorso, è quello di passare con una maggioranza europeista. La candidata alla presidenza della Commissione ha lasciato trapelare già dalla settimana scorsa la volontà di non voler dipendere dai voti della destra sovranista e, malgrado fonti leghiste abbiano accreditato un incontro tra la candidata presidente e il capogruppo di Identità e Democrazia Marco Zanni, la linea è rimasta ferma.

I leghisti, che giocano la complessa partita interna con gli alleati/rivali del M5s, non hanno ancora deciso come voteranno, anche se un appoggio alla ministra tedesca favorirebbe l’esito della trattativa sul commissario, mentre i pentastellati sono sempre più orientati a dare il loro via libera, accreditandosi sempre di più come forza filo-europeista della maggioranza (oggi il ministro leghista all’agricoltura Gianmarco Centinaio ha di fatto bocciato l’accordo Ue-Mercosur, difeso invece dal Movimento).

Nel pomeriggio palazzo Chigi ha fatto filtrare una telefonata tra il premier Giuseppe Conte e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, segno che la linea del governo è quella di favorire l’elezione della presidente designata. Voteranno sì anche i deputati di Forza Italia, mentre i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni decideranno solo domani ma è probabile un loro voto negativo. Il verdetto è atteso per domani, lo spoglio inizierà subito dopo il voto e per le 19 si saprà se Ursula von der Leyen sarà la nuova presidente della Commissione. 

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