Giornata Mondiale del Rifugiato 2019 in tv, Where are you? Dimmi dove sei su Netional Geographic (VIDEO)


In un anno caratterizzato dalla politica dei ‘porti chiusi’ e dello smantellamento del sistema d’accoglienza diffuso, la tv prova a riflettere sulla condizione dei rifugiati.

Si celebra giovedì 20 giugno la Giornata Mondiale del Rifugiato, voluta dall’Assemblea Nazionale dell’ONU e mai come in questi anni necessaria per ricordare a un’opinione pubblica sempre più distratta dalla propaganda le condizioni in cui versano milioni di persone costrette a lasciare le proprie case per guerre, carestie, condizioni economiche indegne alla sopravvivenza.

C’è qualche spiraglio di programmazione tv dedicata alla campagna UNHCR, soprattutto sulle reti Rai, che offrono speciali e approfondimenti: si parte già oggi, mercoledì 19.00 alle 16.30 con uno speciale di RaiNews24 condotto da Angela Caponnetto in collegamento con l’ex canapificio di Napoli, dove sono ospitati oltre 200 rifugiati, e con ospite in studio Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr e un rifugiato che racconterà la sua storia. Giovedì 20 spazio nei principali programmi di daytime, da UnoMattina Estate a Timeline, che dedicherà alla Giornata l’intera puntata, passando per Agorà, per Geo – che racconterà la storia di Ester e Giuseppe che hanno accolto due giovani migranti e la testimonianza del maliano Bakary Culibaly che ha visto riconosciuto il suo titolo di studio grazie a un nuovo progetto Miur – per arrivare a Blob.

Il contributo più interessante, però, lo offre National Geographic (Sky, 403) che giovedì 20 alle 20.55 trasmette Where are you? Dimmi dove sei, un documentario che nasce per raccontare la storia della foto diventata icona delle migrazioni disperate nel Mediterraneo, scattata da Massimo Sestini nell’estate del 2014, e finisce per raccogliere le testimonianze di chi ha attraversato quel mare su quel barcone fuggendo dalla guerra, dalla fame e dalla morte in cerca di una nuova vita.

Quattro anni dopo quello scatto Ansoumana dal Gambia, Bakari dal Mali, Hajar, Shaza, Amal, Ayman e il piccolo Mahmood dalla Siria ci raccontano come sono sopravvissuti e cosa ne è stato delle loro vite da quel viaggio della speranza e della disperazione. Ansoumana aveva 16 anni e ora studia a Taranto: “Quando è arrivato l’elicottero eravamo tutti contenti: i musulmani pregavano e i cristiani si facevano il segno della croce” ricorda il ragazzo, fuggito dal Gambia dopo lo zio, sostenitore attivo del partito di opposizione al presidente Jammeh, e arrivato in Libia dopo aver attraversato da solo Senegal, Mali, Burkina Faso e Niger; Hajar era sul barcone con la madre Amal, la sorella Shaza e la nipotina di 4 mesi e ora vive in Germania con il marito e la loro bambina di 10 mesi impegnandosi per fare la parrucchiera; Ayman si è imbarcato con il figlioletto Mahmoud dopo essere stato separato dalla moglie e un altro figlio prima di imbarcarsi e riuscirà a riabbracciarli solo due mesi dopo a Milano; Bakari ha lasciato casa a 12 anni ed è passato attraverso i campi di prigionia libici: sbarcato in Italia, ha poi proseguito per Parigi dove ha iniziato a spacciare, venendo allontanato così dalla Capitale; arrivato a Saint Étienne, ha iniziato a studiare e a lavorare come apprendista giardiniere paesaggista.

Testimonianze di chi, a occhio, avrebbe preferito restare nel proprio paese natale senza dover girovagare per il mondo in cerca di dignità.

Il documentario, prodotto per National Geographic da Doclab e diretto da Jesùs Garcès Lambert, vede il patrocinio dell’UNHCR-Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e il sostegno di MIBAC, Apulia Film          Commission e Regione Lazio-Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo.

 


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Autore dell'articolo: admin