Ginsberg, ascesi e caduta dei Beat



Quando nel 1956 Allen Ginsberg scrisse di getto il fulminante e magnifico inizio di Urlo: «Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla follia», non si riferiva soltanto agli artisti suoi sodali evocati nel poemetto (Peter Orlovsky, Carl Salomon, Neal Cassady), associati alla madre, chiusa in manicomio. In era maccartista, il suo sguardo era sicuramente allungato sul panorama delle lettere americane: uno scenario non certo felice, pur nella rassicurante e attiva presenza disagiata di voci eminenti e nelle … Continua


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