Gelosia, quando il tormento diventa una malattia e rischia di rovinare le proprie relazioni


Per gli scienziati un’emozione primaria. Per Shakespeare un mostro con gli occhi verdi. E per tutte le persone che la vivono (o la subiscono) un tormento di cui farebbero volentieri a meno. Poche espressioni dell’animo umano sono state indagate come la gelosia, groviglio di pulsioni e sentimenti alla base di reazioni anche violente. Il saggio dello psichiatra americano Robert L. Leahy ne ipotizza la soluzione fin dal titolo: La cura della gelosia (Erickson ed.), e indaga cause ed effetti di quella che definisce un’emozione tragica, perch contiene un mix potenzialmente esplosivo di amore intenso e paura intensa che spingono ad azioni che a loro volta generano sensi di colpa, vergogna e alla fine anche qualche dubbio sulla propria sanit mentale. Difficile ammetterlo, ma chi non sperimenta tutta questa gamma di sensazioni dopo aver ceduto all’impulso di spiare il cellulare del partner, controllarne l’estratto conto o seguirlo per strada? I dizionari spiegano la gelosia con il timore, il sospetto o la certezza di perdere la persona che si ama. Effetto collaterale inevitabile dell’amore, attiva nella nostra testa un meccanismo che Leahy spiega con la metafora della mente gelosa: una specie di pilota automatico prende il comando e dirotta i nostri pensieri e azioni. Se il percorso causa-effetto semplice, pi complesso rispondere alla domanda: qual il punto in cui il sentimento si trasforma in malattia?

Gelosia, quando il tormento diventa una malattia e rischia di rovinare le proprie relazioni

Questioni di dosi

Nell’elenco delle patologie psichiatriche non rientra la gelosia riconosce Donatella Marazziti, docente a contratto del Dipartimento di psichiatria dell’Universit di Pisa. Ma quando eccede nell’intensit e nella persistenza da fenomeno normale diventa patologico, e si nasconde dentro “contenitori” che possono essere stati d’ansia o persino psicosi. Questione di dosi, insomma, perch se del tutto normale avvertire una fitta quando percepiamo come minaccioso qualcosa o qualcuno, c’ da farsi qualche domanda se questa sensazione diventa un pensiero ossessivo e magari neanche giustificato dalle circostanze. Il difficile, anche per chi di mestiere indaga la mente, interpretare i sintomi. La sofferenza sempre un segnale da non sottovalutare spiega Marazziti, che ai meccanismi biologici dei disturbi dell’umore, d’ansia e dell’innamoramento ha dedicato molti studi. Spesso le azioni dettate dalla gelosia si confondono con quelle legate ai disturbi dell’umore, agli stati depressivi o al comportamento ossessivo-compulsivo. Se si manifesta come delirio, rientra nelle psicosi.

La sindrome di Otello

Niente di nuovo, gi nell’Ottocento la forma delirante, che spesso la molla di azioni violente, era stata descritta come Sindrome di Otello. A pochi viene in mente di rivolgersi al medico per attenuare gli attacchi che rischiano di trasformarli in stalker e rovinano la vita di relazione. Un errore perch le cure in grado di dare sollievo ci sarebbero. Non usuale che un paziente dica “sono geloso”, di solito chi chiede aiuto spinto da altri sintomi conferma Marazziti. Non c’, ovviamente, una pillola per la gelosia ma curando il disturbo che la contiene, che sia ansia o depressione, anche questo sentimento si attenua. Il trattamento giusto dipende dalla situazione, se la psicoterapia aiuta nei casi pi lievi e medi, quando il disturbo grave necessario intervenire farmacologicamente per riequilibrare il meccanismo della serotonina (il neurotrasmettitore responsabile tra l’altro del tono dell’umore). Diversi studi hanno provato che nel cervello di un ansioso o di un geloso si attivano le stesse zone, si tratta di aree antichissime da “cervello del rettile”, che rispondono a meccanismi ancestrali come la paura, l’ansia precisa Marazziti. Indirettamente lo ha dimostrato anche la terapia contro il Parkinson, quando si danno farmaci dopaminergici in questi pazienti si scatenano deliri di gelosia. Il problema, dunque si risolve, anche se non detto che sia sempre necessario. La normalit non non avvertire la gelosia, ma saperla gestire ricorda Marazziti. In fondo, provare gelosia molto diverso dall’agire con gelosia.

19 maggio 2019 (modifica il 19 maggio 2019 | 14:30)

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