Frangivento, una fiaba italiana – Corriere.it


Pi che una storia una fiaba. Quella di un’automobile dei sogni che diventa realt. Ma anche tutto quello che le ruota intorno un po’ fiabesco, a cominciare dalle fantasie di un ragazzo di provincia e della famiglia che gli fa quadrato attorno per aiutarlo. E poi gli esami alla scuola di design passati a pieni voti, illusioni e disillusioni, una scommessa a cui, davvero incredibilmente, alcuni industriali-mito del settore decidono di credere. E cos si arriva alla presentazione del primo esemplare di produzione, qualche giorno fa. Al Museo dell’Auto di Torino e poi a Montecarlo, che non pi la terra incantata di Grace e Ranieri, ma dove scorrono ancora l’adrenalina della velocit e un fiume di miliardi. Per una dream-car da due milioni di euro (optional esclusi), tutto aiuta.

E’ questa, in pillole, l’avventura della Frangivento Asfan un’auto (ma davvero ha senso definirla cos?) dalle forme che dir estreme poco, 1010 cavalli ibridi, plasmata in carbonio e alluminio, con un sagomatissimo interno in pelle bianca e rossa che richiede gli occhiali da sole per non abbagliare. In pi, a differenza di altri oggetti simili che ogni anno vedono la luce e poi spariscono nei caveau di collezionisti particolari, la Asfan si permette il lusso di scherzare. Il logo composto con le lettere multicolore della lavagna magnetica di quando imparavamo a scrivere, due pistole giocattolo come maniglie apriporta, un modellino in scala della vettura al posto del pomello del cambio. E vari altri divertimenti. Naturalmente gadget e rifiniture sono ultra-personalizzabili ed probabile che qualcuno dei ricconi opter per allestimenti pi discreti. Ma tant’: la nuova monster-car destinata principalmente a sceicchi, oligarchi, americani e cinesi eccentrici e qualche europeo a cui Ferrari e Lamborghini di serie fanno l’effetto di un Alka Seltzer. Quindi va bene cos.

Si diceva di una storia fiabesca. E’ quella di Giorgio Pirolo, lo stilista della Frangivento, partito da Belluno con un diploma di liceo artistico, iscritto allo IAD di Torino (in tempi meno affollati di oggi), appassionato allievo di Flavio Manzoni (allora direttore del Centro Stile Fiat) e poi uscito a spasso come tanti speranzosi allievi di queste scuole private che finiscono a fare tutt’altro. Ma qui entra in scena la famiglia, che viene dal profondo Nord, ma protegge e finanzia il rampollo con determinazione sudista. Il babbo, medico condotto e amico di mezza Belluno, lo sprona a non mollare e procura buoni contatti. Il fratello, che possiede tre farmacie in Germania, trova il denaro. Amici altolocati fanno il resto. Il giovane Giorgio passa di stage in gavetta, torna a Torino, viene finalmente assunto, impara il mestiere. E cinque anni fa, con l’amico-industriale Paolo Mancini (anche lui nato nella famiglia giusta), si mette in proprio, fonda la Frangivento.

Con una buona dose di fantasia nasce il prototipo di gesso presentato al Salone del Valentino nel 2016. Asfanen dicono nell’ambiente torinese, che vuol dire non si pu fare. Ferma in riva al Po, sotto le foglie dei castagni, in effetti l’ennesima iperbole, il mostro uscito da un fumetto e dalla testa di un ragazzo fuori dalla realt. E invece, in tre anni, asfanen diventa Asfan, il prototipo marciante, ingegnerizzato come si deve e gi in vendita. La berlinetta ha un nuovo muso a trimarano, ancora pi estremo. Le componenti in alluminio (un omaggio ai battilastra di un tempo, dice Pirolo) disegnano meglio il cuneo assoluto della carrozzeria. E poi ci sono le prese d’aria, lo snorkel di aspirazione sopra l’abitacolo, perch sotto la pazza forma adesso c’ una meccanica da brivido.

Non che tutto questo aggiunga realt a un oggetto inutile. O utile quanto un tentativo d’arte contemporanea, che per a qualcuno riesce a parlare. Il lavoro, in effetti, stato tanto e il duo Pirolo-Mancini riuscito a interessare gente come Pirelli, Sparco, Brembo, OZ Racing, AM Costruzione Modelli, Mastery Design, JM, Car Racing, Gavio, Emiro World Wide. I cui marchi, insieme ad altri , fanno da sfondo al podio di presentazione della vettura al Mauto. Non dato di sapere quanto sia l’impegno concreto, ma le credenziali sono di livello. E cos si arriva alla passerella monegasca con il principe Alberto e Charlene, che non ricordano nulla di chi li ha preceduti, ma hanno aggiunto grattacieli di vetro blu all’indomabile skyline del reame e si presentano sempre in buona compagnia. La compagnia giusta per Asfan.

Guardi che ne vender una anche a un caro amico bellunese – dice serio il giovane Giorgio – e lui con l’ erede al trono d’Arabia non centra nulla. Ma perch cominciare con un’auto destinata a dieci ricconi e non con una che galvanizzi per esempio i millenials, che non prendono pi nemmeno la patente? Perch paradossalmente pi facile. All’apice della gamma, l dove vale tutto e il contrario di tutto, il prezzo alto, ma i numeri sono piccoli. Pochi esemplari, pochi clienti, lavorazione artigianale, investimenti possibili. Inventare la Smart del futuro, ancora pi intelligente e funzionale, tutta un’altra cosa. Non le verrebbe voglia di provarci? Magari con qualche idea tolta ad Asfan? L’ho gi fatto. L’idea nel cassetto: una “piccola”, ma con personalit fortissima, non il solito retr. Bisogna solo trovare qualcuno che ci creda.

13 giugno 2019 (modifica il 13 giugno 2019 | 16:30)

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