Forse i guai alle ginocchia hanno battuto Rafa Nadal 


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 (Afp)


 Rafa Nadal




Chi, fra i big del tennis, ha cominciato peggio l’anno? Rafa Nadal pone la sua autorevole candidatura al primato in questa hit-parade alla rovescia, in vista degli Australian Open, la prima prova stagionale dello Slam, che scatta il 14 gennaio a Melbourne. Fermo dalle semifinali degli Us Open, quando s’è ritirato dopo due set persi contro Juan Martin Del Potro, a causa del solito tendine rotule malandato del ginocchio destro, s’è rintanato nella sua Manacor, protetto da amici e parenti, due-tre settimane fa ha ricominciato a darci dentro con la racchetta e s’à ripresentato in campo nel torneo-esibizione di Abu Dhabi, il test più soft che ci sia per i big al rientro dopo le vacanze.

Rafa, che è numero 2 del mondo, ha perso 4-6 6-3 6-4, Kevin Anderson, 6 del ranking Atp, potente sudafricano di due metri che, dopo la finale degli Us Open 2017, l’anno scorso ha raggiunto anche quella di Wimbledon. La sconfitta d’acchito della stagione non è quindi clamorosa, lo è di più il ritiro immediato dal torneo del mancino di Spagna, campione di 11 Roland Garros:

“Ho bisogno di un paio di giorni di riposo, devo assolutamente evitare di farmi di nuovo male, nella mia carriera ho accusato più infortuni rispetto ai miei rivali. Ora voglio andarci piano, sono già stato in campo più di quanto pensassi per la mia prima partita. C’è tempo per arrivare a Melbourne al 100%“.

Chissà. Peraltro, ha palesemente modificato il movimento del servizio, che effettua molto più velocemente usando tantissimo le braccia e spingendo pochissimo sulle famose gambe a molla, soprattutto sulla destra, che, per un mancino, è il fulcro dell’azione per generare potenza. L’avrà fatto solo in questa prima apparizione ufficiosa o replicherà il cambiamento tecnico che, sul veloce, rischia di penalizzarlo molto?

Peggio ancora ha fatto quando ha aperto la bocca. Ribadendo – unico dei big, vecchi e giovani – il sostegno alla nuova “coppa Piquet” dell’amico calciatore che cancella la Davis: “Le cose non andavano bene, i più forti non la giocavano più, bisognava cambiare, se questa formula andrà male potremo fare un passo indietro”.

E, commentando il nuovo tee-break degli Australian Open al quinto set, che avverrà sul tradizionale 6-6 ma si concluderà a 10 punti, si è stupito molto. Anzi, è caduto proprio dal pero, e ha dichiarato che proprio non ne sapeva niente. Ora, a parte la frotta di parenti, amici, tecnici, manager e sanitari che si porta sempre dietro nel suo clan i quali avrebbero potuto parlargliene, almeno una volta, fra ub tuffo in mare e una grigliata sulla spiaggia, possibile che non abbia letto uno straccio di giornale o di tweet, che non abbia scambiato due chiacchiere con nessun collega, che abbia staccato così radicalmente la spina dal tennis?

E se è davvero così è doppiamente grave, trattandosi del suo mondo, del suo mestiere, ed avendo lui responsabilità maggiori, da protagonista assoluto di quest’epoca. E’ un brutto segnale: il vero Rafa non sarebbe stato così distratto davanti a un cambiamento regolamentare così vicino nel tempo e in un torneo dello Slam. Questa edizione del Maciste di Maiorca, che dice: “Non vedo l’ora di ricominciare a giocare i tornei”, è un Rafa perplesso, titubante, impaurito, troppo debole per l’agonismo feroce del tennis. Già altre volte ha dimostrato di sapersi rigenerare in corsa, fino a trasformarsi totalmente in un imbattibile guerriero. Riuscirà a fare un altro miracolo?

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