Formula 1 GP Giappone 2018: il commento della gara


Il commento del GP del Giappone, diciassettesima prova del mondiale di Formula 1 2018.

Formula 1-GP Giappone 2018- Hamilton - Podio

Vincono, ancora, le Mercedes. Prima fila conquistata e primi due posti conseguiti in gara. Inarrestabili. Infallibili. Insopportabili. Toto Wolff, che per sembrare meno trasparente le prova tutte, ha provato a cambiare anche montatura d’occhiale ma rimane comunque un’entità astratta. Bottas, bambolotto col dono della velocità. Hamilton, oro giallo al collo e piombo nel piede destro. Grigi come le loro le auto ma capaci di riprendersi un mondiale che sembrava già tinto di rosso, di entusiasmo, di passione, di ringraziamenti via radio che manco il libro Cuore.

La Ferrari naufraga sull’otto volante nipponico. Naufraga ancora una volta con la strategia della disperazione in qualifica. Col calimero Vettel. Con la velocità svanita chissà dove. Si attendeva pioggia in qualifica e si tenta l’azzardo. L’azzardo di chi non ne ha, di chi è già sconfitto ma, comunque, ci prova. Il problema è che ci hanno provato solo loro. Ed hanno sbagliato solo loro.

Formula 1-GP Giappone 2018-Vettel

A me è piaciuto moltissimo Arrivabene. Da sempre coccola e protegge il suo gruppo, anche quando è indifendibile. Che è cosa buona e giusta, se stai vincendo il mondiale. Loro lo hanno buttato dalla finestra. Stavolta invece punta il dito. Accusa tutto il team di strateghi di essere prigionieri di modelli matematici e previsioni quando bastava affacciarsi dalla finestra. Non fa nomi, non minaccia licenziamenti in tronco ma suona la sveglia, tira le orecchie, fa capire chi è il capo finalmente. Nessun dorma.

Parte come una furia Seb, fa capire a Gasly perché è un 4 volte campione del mondo e si lancia all’attacco di Lewis. Sembra avere velocità e convinzione. Nel frattempo Max arriva lungo alla chicane Casio, va fuori, rientra, gioca di sponda con Kimi e becca 5 secondi di penalità. Vettel ne approfitta ed è dietro a Verstappen. Safety car in pista grazie a San Magnussen, sembra che la fortuna sorrida alla rossa stavolta. Riparte la gara, Vettel è infuriato e punta a Lewis, solo al comando come al solito.

Si avvicina a Verstappen, in quel momento in difficoltà, approfitta di un momento di lift off per ricaricare le batterie della Red Bull e si fionda all’interno della Spoon Curve. Proprio grazie alla parzializzazione di Max la differenza di velocità tra i due è enorme, tant’è che riesce ad affiancarlo in un punto quasi impossibile. Si toccano in staccata. Vettel si gira, ovviamente. Normale contatto di gara. Seb doveva provarci, l’occasione era troppo ghiotta.

E’ andata male, ancora una volta, ma è pagato per vincere il mondiale e la sua preda era Ham, non aveva tempo da perdere, non aveva la velocità per rimontare sulla distanza ed aveva gomme di una mescola più morbida. La sua dichiarazione post gara è sincera e veritiera, era una manovra Hero or Zero. Purtroppo, ancora una volta, Zero. La Mercedes passeggia fino al traguardo, il mondiale lo possono perdere solo a causa di un meteorite.

Suzuka rimane tra le piste più belle e tecniche del mondiale ma stupisce la curva 130R. Una volta difficilissima da fare in pieno, prova di coraggio per i piloti come Signes, Eau Rouge e Lesmo2 nella vecchia Monza. Ricordiamo difatti un imbarazzatissimo Ukyo Katayama, al quale montarono una telecamera puntata sui piedi, giustificarsi nel dopo gara poiché non riusciva a farla in pieno. Oggi, grazie all’evoluzione della Formula 1, è praticamente un rettilineo, tant’è che la maggior parte dei sorpassi sono stati effettuati alla staccata successiva.




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Autore dell'articolo: admin