Fondi europei solo a chi riga dritto. La proposta di Francia e Germania


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Sostenere gli Stati membri attraverso un bilancio autonomo della zona euro che finanzi le riforme nazionali identificate nelle raccomandazioni della Commissione e i progetti di investimenti legati al Semestre europeo. È questa in sostanza la proposta avanzata da Francia e Germania in un documento di 4 pagine, di cui l’AGI è entrata in possesso, intitolato “Strumento di bilancio della zona euro: possibile vie da seguire dopo il Summit di dicembre 2018”.

Secondo il documento franco-tedesco, le decisioni adottate nella zona euro per rafforzare le regole e le istituzioni hanno rafforzato la stabilità, ma servono altri passi “nella direzione di una più solida unione monetaria. Gli stessi Stati membri devono far scendere i livelli di debito pubblico per creare margini per assorbire gli shock”.

Inoltre, c’è la necessita’ di “un più alto livello di convergenza e competitività all’interno della zona euro”. In questo contesto “è interesse della zona euro nel suo insieme sostenere gli sforzi nazionali di riforma. Uno strumento di bilancio della zona euro come parte del bilancio Ue dovrebbe sostenere le riforme nazionali che sono state identificate nel semestre europeo”. Inoltre è possibile aumentare il potenziale di crescita, la competitività e la convergenza dei paesi che divergono “finanziando progetti di investimento o programmi pubblici di investimento in aree identificate dal Semestre europeo e preferibilmente legate a queste riforme”, si legge nel documento.

La condizione è una “governance economica sana”

Le risorse del bilancio della zona euro dovrebbero “cofinanziare i costi direttamente legati alle riforme oppure sostenere le spese in investimenti”, dice il documento di Francia e Germania: “questo creerebbe incentivi addizionali di riforma”. Quanto alla struttura del bilancio, lo strumento dovrebbero essere “soggetto ai criteri e alle linee guida strategiche (fissate) dagli Stati membri della zona euro”. Le decisioni chiave dovrebbero essere prese dall’Eurogruppo, dove siedono i ministri delle Finanze, e dall’Eurosummit, dove partecipano i capi di Stato e di governo.

Inoltre, un accordo intergovernativo dovrebbe fissare le procedure come le modalità di voto. Per i finanziamenti agli Stati membri “il punto di partenza dovrebbe essere l’attuale Semestre europeo e in particolare le raccomandazioni della zona euro”, si legge nel documento: gli Stati membri dovrebbero sottoporre alla Commissione piani che contengano sia le loro riforme pianificate sia le proposte di progetti da sostenere attraverso lo strumento di bilancio della zona euro. I fondi verrebbero sborsati “sulla base dei progressi nell’implementazione” delle riforme da parte degli Stati membri.

L’uso delle risorse del bilancio della zona euro “ricadrebbe sotto la solita condizionalità” sulla governance economica sana. Gli Stati membri sarebbero obbligati a cofinanziare “quote sostanziali” dei progetti. I fondi del bilancio della zona euro potrebbero essere usati come “garanzie” pubbliche per investimenti privati. L’ammontare complessivo del bilancio della zona euro dovrebbe essere determinato nel contesto del quadro finanziario multi-annuale (il bilancio 2021-2027 dell’Ue).

Infine, i fondi dovrebbero essere assicurati da contributi regolari degli Stati membri sulla base di quanto stabilito dall’accordo intergovernativo e, se possibile, da altre risorse come la tassa sulle transazioni finanziarie. Il documento franco-tedesco è destinato a alimentare il dibattito in corso all’Eurogruppo. Ma l’asse tra Parigi e Berlino rimane saldo e la settimana prossima Angela Merkel visiterà Emmanuel Macron a Parigi per dimostrarlo: si va avanti.

M5s: “Basta riforme calate dall’alto”

“In Europa ci sono 27-28 partner e tutti hanno pari diritto. Non ci devono essere Paesi di serie A e Paesi di serie B. Ben vengano le proposte ma si decide tutti insieme”. Così l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato, commenta la bozza messa a punto da Francia e Germania.

“Ci opponiamo a qualsiasi tipo di condizionalità relativa alla governance economica. È finito il tempo delle riforme calate dall’alto che portano solo svalutazione salariale e liberalizzazione del mercato del lavoro – si legge nella nota dell’europarlamentare del M5S – Il Movimento 5 Stelle propone di andare alla radice del problema e rivedere profondamente la ratio stessa del collegamento tra semestre europeo e riforme strutturali, cancellando ogni previsione di penalizzazioni ingiuste per i territori e tutti i cittadini. Solo una politica di investimenti espansionistica puo’ essere parte della soluzione dei problemi dell’Europa”, conclude D’Amato. 

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Autore dell'articolo: admin